Il caso
18.03.2026 - 08:35
L'assessore regionale Pasquale Ciacciarelli
La prima seduta del “nuovo” consiglio provinciale non è stata ancora fissata. Ma potrebbe tenersi venerdì 27 marzo in mattinata. Sarà il presidente Luca Di Stefano a definire la data.
Ha spiegato Nova: «Con l’eventuale rimpasto, dunque, la deputata pontina Miele dovrebbe ereditare le deleghe dell’attuale assessore Baldassarre, ovvero: cultura, pari opportunità, politiche giovanili e della famiglia e servizio civile. Mentre il segretario regionale Bordoni quelle di Ciacciarelli: politiche abitative, case popolari, politiche del mare e protezione civile. Al posto di Miele in Parlamento dovrebbe entrare il primo dei non eletti alle elezioni politiche del 2022: si tratta dell’attuale capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Latina, Vincenzo Valletta». Pare che il sottosegretario Claudio Durigon abbia già avuto un confronto con il Governatore Francesco Rocca su questo. Sorprende (ma fino ad un certo punto) che non ci sia stato alcun intervento della Lega provinciale per provare a “difendere” la posizione di Ciacciarelli. Non lo ha fatto il deputato e coordinatore provinciale Nicola Ottaviani. Non lo ha fatto Mario Abbruzzese, responsabile organizzativo regionale del partito. I ragionamenti vanno tutti nella direzione di un quadro nel quale comunque in provincia di Frosinone il seggio alle regionali per il Carroccio non è scattato. Mentre invece è successo per la provincia di Latina. Però in ogni caso (a prescindere da ogni tipo di exit strategy) l’uscita dalla giunta regionale indebolirebbe ulteriormente il peso del Carroccio sul territorio.
Per non parlare degli equilibri e dei rapporti di forza. Perché Fratelli d’Italia in Ciociaria esprime 3 parlamentari, 2 consiglieri regionali e 4 consiglieri provinciali. Oltre a presidenti di enti intermedi importanti e strategici. Mentre la rappresentanza della Lega, senza l’assessore regionale, sarebbe limitata ad 1 parlamentare e 2 consiglieri provinciali. Proprio la “lettura” dei risultati delle provinciali danno il senso della situazione.
Fratelli d’Italia ha messo in fila 29.105 voti ponderati, pari al 30,22%. Con 303 voti di lista cioè di amministratori. Nel 2023 i voti ponderati erano stati 22.466 (24,13%). Con 211 voti di lista. In sostanza: un aumento di 6.639 voti ponderati, di 6,09 punti percentuali. E soprattutto 92 voti di lista in più. Gli eletti sono passati da 3 a 4.
La Lega stavolta ha confermato i 2 eletti, arrivando a 13.937 voti ponderati (14,47%). I voti di lista sono stati 153. Mentre nel 2023 andò così: 17.721 voti ponderati (19,04%) e 206 voti di lista. Dunque: 53 voti di lista in meno, un gap di 3.784 voti ponderati rispetto a due anni fa e una diminuzione di 4,57 punti percentuali. E queste sono le cifre relative agli amministratori. Per quanto riguarda i risultati elettorali e i sondaggi, la distanza tra Fratelli d’Italia e Carroccio è enorme. In altri tempi l’ipotesi di perdere un assessorato regionale avrebbe determinato levate di scudi. Questo non è successo, il che lascia pensare ad un evidente isolamento politico di Pasquale Ciacciarelli. D’altronde il ruolo dell’assessore regionale è quello che maggiormente può incidere in un territorio. E in un partito. I risultati della Lega (anche alle provinciali) dimostrano che questo non è avvenuto negli ultimi anni.
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