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Frosinone senza... capoluogo. Manca una visione di futuro

Il dito è una crisi politica ormai endemica all’interno della maggioranza al Comune di Frosinone.

panoramica frosinone

Si continua a commettere lo stesso errore, concentrandosi sul dito senza guardare la luna. Il dito è una crisi politica ormai endemica all’interno della maggioranza al Comune di Frosinone. La luna invece è rappresentata da un’idea di futuro che non c’è, da una visione che non si è mai vista. E il discorso non riguarda esclusivamente questa Amministrazione, ma investe più di mezzo secolo durante il quale l’imperativo categorico è stato quello di “tirare a campare”. Che in ogni caso, come sintetizzò in una celebre battuta il sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti, è meglio “che tirare le cuoia”. La conseguenza però è sotto gli occhi di tutti: Frosinone non ha alcun peso politico nello scacchiere provinciale. Perché manca il profilo sostanziale di essere riconosciuto politicamente come capoluogo. Torniamo un attimo alla crisi politica: siamo vicini ad una soluzione (forse), che però rimane complicata e che richiederà almeno due “step” nell’attuazione. Una crisi nella quale colpi di coda (e di testa) si sono registrati un giorno sì e l’altro pure. Con pochissime eccezioni. Una su tutte: Massimo Ruspandini. Il due volte parlamentare e presidente provinciale di Fratelli d’Italia ha calibrato ogni mossa, rimanendo lontano anni luce da polemiche, esternazioni e manovre dietro le quinte. Dimostrando nervi saldi e capacità di guardare in prospettiva. Detto questo, bisognerà ancora aspettare per la soluzione globale della crisi. Certamente però assessorati e deleghe non potranno risolvere né i fragili equilibri politici (dopo le provinciali dell’otto marzo il rischio di tornare a “ballare” è altissimo) né l’assenza di una visione e di una condivisione sul futuro di una città in affanno sotto tanti punti di vista.

La sottovalutazione della perdita dei residenti 

Necessario partire dai numeri. Il Piano regolatore generale prevedeva una crescita ambiziosa, fino a 120.000-160.000 abitanti. Erano queste le previsioni negli anni Settanta, Ottanta e perfino all’inizio dei Novanta. Si faceva affidamento sull’espansione industriale ma pure sulla capacità di “capitalizzare” il ruolo di capoluogo. Quelle ipotesi non si sono mai lontanamente realizzate. Nel 2002 una sorta di record con 48.727 residenti. Nel 2025 si è scesi fino a 43.099. In 23 anni persi oltre 5.600 abitanti (-11,55%). Il punto di partenza è questo. E come si può provare a invertire la tendenza? Considerando che tanti giovani sono andati via e che molte attività commerciali hanno abbassato le saracinesche. Specialmente nel centro storico. Concentrarsi sulla mobilità urbana non può risolvere nulla. Fra l’altro il Brt rimane un oggetto misterioso, le piste ciclabili sono inutilizzate, i parcheggi continuano a mancare, i sensi di marcia cambiano senza un attimo di tregua, “disegnati” su carreggiate e strade sempre più strette. Con residenti e commercianti disorientati, allibiti, demotivati. Poi c’è tutto il resto. Perché Frosinone non rivendica un’attenzione maggiore sul versante delle facoltà universitarie? Perfino battendo i pugni sul tavolo se dovesse servire? Come è pensabile rilanciare il centro storico senza aver deciso cosa fare in merito al parcheggio Multipiano di viale Mazzini? Quando si deciderà di affrontare una buona volta il tema del rilancio del centro storico? O vogliamo continuare a far finta che il tema non esiste? Quando si parlerà davvero di ristrutturazione, di recupero, di decoro urbano e di incentivi per chi intende investire, ristrutturare, riammodernare? Altrimenti come si pensa di attrarre residenti? Il rifacimento di piazza Turriziani e dei Piloni è indubbiamente un passo avanti. Ma opere come queste hanno bisogno di essere riempite di contenuti di prospettiva, che abbiano un orizzonte parametrato su investimenti in grado di alzare i livelli della qualità della vita e dell’economia cittadina. Oltre che dell’estetica. Allo stesso modo c’è il tema dello Scalo, oggetto di un ampio progetto di riqualificazione. Pure in questo caso però i problemi non mancano, il tema della viabilità è reale. Il richiamo al rispetto del programma elettorale ci sta tutto. Ma questo non vuol dire che determinati aspetti non possono essere analizzati, discussi, riequilibrati. Anche cambiati se non funzionano. Se si sono fatti i conti senza... le carreggiate.

Vietato parlare di politica. Ma perché?

Un altro elemento contraddistingue la crisi al Comune di Frosinone. Nel 2022 (come nel 2017 e nel 2012) ha vinto il centrodestra. Una coalizione che ad ogni livello declina quelli che sono i valori di riferimento. Come fa il centrosinistra nelle realtà che amministra. A Frosinone però guai a parlare di politica. Per esempio di un tema come la sicurezza urbana, peraltro avvertito in alcuni quartieri della città. Un dibattito di natura politica in consiglio comunale rappresenta un’eccezione assoluta. Anche questo incide sulla mancata percezione di Frosinone come Comune capoluogo di provincia.

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