La tragedia del piccolo Gabriel Feroleto inizia alle 16 circa di un caldo mercoledì pomeriggio di primavera. A pochi giorni da Pasqua, mentre tutti si apprestano ad organizzare feste e scampagnate, il bimbo di due anni e mezzo è stato strappato alla vita. A segnare questo triste epilogo la persona che avrebbe dovuto occuparsi di difenderlo e di amarlo sopra ogni cosa, la sua mamma. Donatella Di Bona è stata notata da alcune passanti in strada, aveva il bimbo in braccio e chiedeva aiuto. In un primo momento tutti hanno pensato potesse trattarsi di un investimento, sono stati chiamati i soccorsi e sul posto è atterrata un'eliambulanza. Il personale sanitario ha provato a rianimare il piccolo senza però ottenere risultati e per Gabriel non c'è stato più niente da fare.

Da quel momento il silenzio ha avvolto la stradina di campagna dove Donatella viveva con suo figlio. I carabinieri della Compagnia di Cassino hanno transennato tutta l'area, è arrivato il magistrato, il medico legale e gli uomini della Scientifica. La donna è stata portata via in caserma per essere ascoltata. I militari hanno lavorato effettuando rilievi e controllando la zona, decine le persone arrivate per capire cosa stesse accadendo. L'eliambulanza si è rimessa in moto e si è allontanata in un offuscato cielo grigio. Le ambulanze hanno lasciato l'incrocio a sirene spente.

Per ore il via vai dei carabinieri ha scandito gesti, azioni, rilievi. Poi nel tardo pomeriggio la ventottenne è stata riportata sul posto per spiegare cosa forse accaduto in quei tragici momenti. Accanto a Donatella, sempre, i militari che l'hanno ascoltata con attenzione. Poi all'imbrunire la donna è stata portata ancora una volta via, questa volta all'ospedale Santa Scolastica di Cassino. La pioggia sottile e fitta ha avvolto tutto e tutti, l'umido ha trafitto gli animi dei presenti, la Scientifica ha lavorato incessantemente per capire, per ricostruire, per raccogliere ogni dato, elemento che sarebbe potuto servire a capire cosa fosse successo a Gabriel. E' notte inoltrata quando i carabinieri lasciano la zona, le transenne vengono tolte e la strada riaperta. A poche ore dall'alba, dopo essere stata ascoltata per ore dai carabinieri nella caserma di Cassino, la svolta: Donatella confessa di aver ucciso il figlio, durante una passeggiata, presa da un raptus scaturito da una banale richiesta del figlio di tornare dalla nonna, lo avrebbe soffocato stringendogli il collo e chiudendogli la bocca, causandone quindi la morte per asfissia. Gli inquirenti hanno rimesso insieme le tessere del puzzle ed hanno "fermato" la donna per l'omicidio del figlio, trasferendola subito dopo nella sezione femminile del carcere di Rebibbia.

LA TESTIMONIANZA DELLA NONNA DEL BIMBO: LEGGI QUI

LA TESTIMONIANZA DELLA VICINA: LEGGI QUI

LA RICOSTRUZIONE DELL'ARRESTO: LEGGI QUI