L'editoriale
10.03.2026 - 12:53
Nessuno può fare finta che non sia successo nulla. I risultati delle provinciali di domenica scorsa hanno definito la platea elettorale chiamata ad indicare tra un anno il presidente. E una cosa è certa: per Luca Di Stefano sarà impossibile replicare lo schema del 2022. Il voto degli amministratori ha sbriciolato i ponti della logica (democristiana) del pareggismo. Oltre all’orizzonte trasversale spesso mimetizzato nel profilo civico.
Gli “addetti ai lavori” (sindaci e consiglieri comunali) hanno mandato segnali forti e chiari. Fratelli d’Italia è il primo partito dopo lo storico sorpasso ad un Pd logorato dal congresso “in servizio permanente effettivo” delle correnti. Il centrodestra ha una maggioranza netta: 7 consiglieri su 12, perché ai 4 di FdI vanno aggiunti i 2 della Lega e 1 di Forza Italia. Ma si può arrivare a 8, considerando che Gianluca Quadrini (Progetto Futuro) ha sempre fatto riferimento a questa coalizione. Il centrosinistra è a 4: Dem scesi da 5 a 3. Quindi Provincia in Comune (1).
Il punto è che mai come stavolta i numeri sono lo specchio delle scelte degli amministratori. Conoscendo Luca Di Stefano, si sta già ponendo il problema. Quattro anni fa venne proposto e sostenuto dalla componente Democrat che vedeva insieme Francesco De Angelis e Sara Battisti. In un contesto di frammentazione estrema. Poi ha costruito il “fortino” sulle fondamenta del civismo. E del pareggismo. Ma come spesso succede, i punti di forza diventano il tallone di Achille quando il vento cambia. E il vento è mutato. Radicalmente. L’assessore regionale Giancarlo Righini lo aveva sottolineato già prima dello spoglio. Fra l’altro a Latina il centrodestra si è ricompattato sulla candidatura alla presidenza. Ora potrebbe toccare a Frosinone. Circolano delle opzioni. In particolare un nome, quello del sindaco di Isola del Liri Massimiliano Quadrini, per molti vicinissimo politicamente a Righini.
Mentre sul versante del Partito Democratico sarà complicato prescindere da Enzo Salera, primo cittadino di Cassino. Inoltre si parla altresì di Germano Caperna (Veroli). Su un tema sarà necessario fare chiarezza. Se la logica della scelta del candidato alla presidenza sarà identitaria, allora bisognerà agire in modo conseguente. Vale a dire che i “papabili” dovranno essere condivisi. All’interno dei partiti e delle coalizioni. Altrimenti si partirebbe con una sorta di paradosso da teatro dell’assurdo: candidare a presidente chi non ha storie e valori di centrodestra. O di centrosinistra. Insomma, il requisito della tessera di partito è... il minimo sindacale.
Quanto a Luca Di Stefano, attenzione: non è fuori gioco. Dovrà però cambiare musica. Forse perfino più di un suonatore. Il perimetro civico è saltato e non potrà bastare per il bis da presidente della Provincia. Dunque, se vorrà provare ad essere riconfermato non avrà alternative a varcare il Rubicone. O di qua o di là. Si è chiusa la fase del “tana libera tutti” all’ombra del pareggismo. È il momento delle magliette. Dell’identità.
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