Politica
25.04.2026 - 10:00
Presidente della Provincia per due mandati. Sindaco di Ferentino per due mandati. E primo dei non eletti alle elezioni regionali, con oltre 15.000 preferenze ottenute. Antonio Pompeo nello scacchiere delle correnti del Pd è il referente dei Riformisti di Lorenzo Guerini.
È passato un mese dal referendum. È cambiato tutto?
«Quel risultato ha fatto sicuramente capire che il centrodestra non gode di ottima salute. Ma guai a pensare che il centrosinistra ha già vinto le prossime elezioni. La vittoria del No è ascrivibile sicuramente alle forze di centrosinistra ma anche all’impegno dell’Anm e di quella parte maggioritaria di società civile che non vuole che la Costituzione venga smantellata. Il dato più importante è rappresentato dall’alta affluenza e dall’impegno dei giovani. E allora questo deve farci riflettere per il futuro. Non possiamo pensare che tale risultato si trasformi automaticamente in consenso per il centrosinistra ma deve servire a far capire che bisogna mettere in campo proposte chiare e concrete che convincano l’elettorato ad andare al voto. Insomma il messaggio vero di questo referendum è che quando c’è in campo qualcosa di serio ed importante la gente non resta a casa».
Ma ha la percezione che il vento sia cambiato oppure no?
«Gli italiani stanno capendo che, al di là della propaganda, i problemi non vengono risolti. Il lavoro o non c’è oppure è precario, l’inflazione galoppa, le tasse aumentano. Inoltre gli scenari di guerra preoccupano e spaventano: Giorgia Meloni ha pagato la totale subalternità a Donald Trump, dal quale ora cerca di prendere le distanze. Forse. Ma solo perché ha capito che la danneggia elettoralmente. Il centrosinistra deve continuare a lavorare all’unità, evitando però di pensare che il percorso sia in discesa».
Che ruolo avranno i Riformisti del (e nel) Pd?
«Decisivo, come sempre. Faccio un esempio: il tema della sicurezza è reale, molto sentito dai cittadini. Non dobbiamo continuare a commettere l’errore di lasciarlo alla Destra. Affrontiamolo e decliniamolo con la nostra impostazione. Stesso ragionamento su altre problematiche. Peraltro i Riformisti hanno quella vocazione di governo che alla fine fa la differenza. Le primarie per scegliere il leader? Prima definiamo perimetro e programma. E comunque non si tratta di scegliere il leader, ma il candidato premier che più di altri può vincere».
Veniamo al piano locale. La questione della vicesegretaria non è stata definita. Il ruolo è rivendicato dai Riformisti e da Parte da Noi della Schlein. Lei che dice?
«Quello che dissi in sede congressuale, ovvero che c’è ancora molto da fare per costruire l’unità vera. I fatti forse mi stanno dando ragione. Non perché io sia contento di questo, ma perché sono realista e non di facili enfatizzazioni di facciata, anche perché non portano da nessuna parte. A distanza di due mesi, infatti, ancora non abbiamo completato gli organismi di partito e stabilito una linea politica chiara ed univoca, nonostante ci si era detti che bisognava correre per affrontare le tante competizioni e sfide che ci attendevano. Le conseguenze di tutto questo lo vediamo ogni giorno rispetto a quello che sta accadendo nei territori. Venendo ora alla sua domanda. Con tutta onestà non è che la questione vicesegreteria rappresenti per me ed il mio gruppo una questione di vita o di morte, avendo dimostrato in tante competizioni che mi hanno visto coinvolto in prima persona che il consenso si ottiene anche senza avere ruoli all’interno del partito. Anzi, in diverse occasioni il partito mi ha considerato un avversario. La questione che pongo è di metodo: c’è stata una fase congressuale, con tanto di tesseramento, che ha determinato pertanto il peso delle componenti, non capisco ora quale metodo si voglia applicare. Sento parlare che spetterebbe ad una parte semplicemente perché più vicina alla Schlein, sento dire che essendo io vicino a Guerini dovrei seguire le sue stesse sorti e stare quindi in minoranza. Partendo dal presupposto che non avrei problemi a seguire le scelte del mio leader perché anche in minoranza si può dare un contributo, dico però che andava detto prima e non a risultato acquisito. I numeri d’altronde lasciano poco spazio ad interpretazioni. C’è invece da dire che il riconoscimento della vicesegreteria al nostro gruppo sarebbe la giusta ed ovvia conseguenza di ciò che è emerso in fase congressuale ed il giusto rispetto nei confronti di una comunità che ha dimostrato di avere consenso sia nelle competizioni elettorali che in quelle interne al partito. Tutto qui. Comunque della questione se ne stanno occupando i livelli nazionali e regionali, oltre che provinciali».
C’è chi dice però che le provinciali hanno cambiato gli equilibri.
«Alle provinciali la mia componente ha sostenuto Luca Fardelli, in accordo con Rete Democratica di Sara Battisti. Poi mi lasci dire: il sottoscritto è stato eletto per due volte sindaco di Ferentino, per due volte presidente della Provincia ed ha ottenuto oltre 15.000 preferenze alle ultime regionali, dimostrando di saper intercettare sia i voti dei cittadini che degli amministratori. Di cosa esattamente stiamo parlando? Vogliamo parlare dei delegati eletti all’assemblea provinciale? In ogni caso aspettiamo con fiducia e serenità».
Già a maggio 2026, ma soprattutto nel 2027 molti Comuni andranno al voto anche in provincia di Frosinone. Sul tavolo c’è il tema delle alleanze. Ha fatto molto discutere il suo no a quello che ha definito il civismo mascherato.
«Il tema delle alleanze è ancora più importante dopo il referendum. Perché il 2027 è pure l’anno delle elezioni politiche e la polarizzazione è evidente. Non ho detto che le liste civiche non servono. Anzi. Le ritengo fondamentali. Ho detto che non ci si può nascondere dietro il civismo (mascherato) quando si fanno accordi con “pezzi” di centrodestra. Il punto è questo. Il Pd lo ha fatto a Ferentino, a Veroli, a Sora e in altri contesti. Il ragionamento è: vogliamo battere il centrodestra, ricostruire il centrosinistra e tornare a governare non solo i Comuni ma anche il Paese e la Regione? Se la risposta è sì, allora non c’è alternativa all’unità interna e ad una coalizione di centrosinistra nella quale ci siano (da protagoniste) le liste civiche che si riconoscono nei nostri programmi. Quella che deve essere archiviata è la stagione del “finto civismo” che tiene insieme pezzi di centrodestra e pezzi di centrosinistra. E soprattutto torno a ripetere: c’è bisogno di una linea politica chiara che valga in tutte le realtà e non solo dove conviene a qualcuno».
Alle provinciali il Pd ha perso la leadership tra gli amministratori. È la prima volta.
«In questi anni il centrodestra, soprattutto Fratelli d’Italia, è stato maggioritario ad ogni livello. E quindi gli equilibri e i rapporti di forza nei Comuni sono cambiati. Ma se sapremo rimettere in piedi un progetto credibile, allora piano piano invertiremo la tendenza».
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