Arte e colore
04.11.2025 - 12:00
L'attrice di teatro Alice Ceccarelli
Studentessa universitaria a La Sapienza di Roma, corso di Studi storico – artistici della Facoltà di Lettere e Filosofia, la frusinate Alice Ceccarelli è impegnata professionalmente anche nel teatro e cogliamo l’occasione per rivolgerle qualche domanda.
Quando ha incontrato la recitazione?
«Undici anni fa: ero una bambina molto timida ma che provava forti emozioni e avevo bisogno di tirarle fuori. Fino ad allora non avevo mai espresso ai miei genitori il bisogno di dover esercitare qualche passione, ma quando ho visto uno spettacolo teatrale con la consapevolezza di poterlo fare anche io, poiché si trattava di un laboratorio per bambini, ho sentito accendersi un qualcosa dentro me che ancora oggi alimenta il mio entusiasmo».
Qual è stata la sua formazione?
«Ho iniziato con il maestro Valerio Germani. Il laboratorio da lui diretto si è poi trasformato in una compagnia teatrale di giovanissimi che ha raggiunto in seguito tappe molto importanti. Dal 2021 al 2023 ho poi partecipato al laboratorio teatrale della mia scuola, il liceo classico “Norberto Turriziani”, per approfondire, sotto la direzione del regista Ivano Capocciama, gli studi sulla tragedia antica».
Qual è la differenza di impostazione tra Valerio Germani e Ivano Capocciama?
«I due insegnamenti sono completamente diversi. Se grazie a Germani ho scoperto la mia passione per il teatro e mi sono formata acquisendo la tecnica e la disciplina, con Capocciama ho sperimentato un’altra faccia del teatro».
In che senso?
«Disponevo già di una base formativa e ho iniziato ad apprezzare le sfumature recitative, conoscendo testi che abbiamo portato in scena sotto una nuova luce, diversa e non convenzionale. Se con Germani prevaleva, nel corso delle lezioni, il rigore, l’attenzione al copione e alla religiosità della comunicazione scenica, con Capocciama ho appreso il gusto della provocazione, dell’irriverenza e della spregiudicatezza».
A proposito delle lezioni di Capocciama, che cosa le ha lasciato il liceo classico “Norberto Turriziani”?
«Il “Turriziani” mi ha dato un metodo di studio, la capacità di analisi critica e una solida base culturale. Questo mi è servito non solo nello studio, ma anche nella recitazione, perché mi aiuta a comprendere meglio i testi, a contestualizzarli e a interpretarli con consapevolezza».
Quali sono i personaggi teatrali che le sono più piaciuti?
«È una domanda difficile, ogni personaggio mi ha lasciato qualcosa dentro e interpretare un ruolo è come vivere un’altra vita. Sinceramente il personaggio interpretato che più mi ha coinvolta è stato Dioniso nelle “Baccanti 2660”, ovvero un riadattamento de “Le Baccanti” di Euripide. È stato molto emozionante recitare la sua ebbrezza e la sua furia».
Ha qualche predilezione quanto a genere?
«Preferisco i classici, letti però in chiave moderna. Mi piace vedere come opere scritte secoli fa possano essere ancora oggi interessanti, sia dal punto di vista morale sia come intrattenimento puro. Comunque, mi piace cambiare genere: bisogna essere molto versatili».
Tra le note formative del suo curriculum, si apprende che ha seguito, in ambito teatrale, il metodo Stanislavskij: che cosa è?
«Il metodo Stanislavskij è un sistema di tecniche e principi pensato per aiutare gli attori a creare interpretazioni realistiche e credibili, insomma non artificiose. Il metodo si basa sulla verità interiore: l’attore deve vivere realmente le emozioni del personaggio sulla scena, ponendosi domande del tipo: “Cosa farei io se mi trovassi nelle stesse circostanze del personaggio?”».
Alla luce anche del suo impegno universitario, che cosa pensa di fare in futuro nella sua vita professionale?
«Al momento seguo ambedue i percorsi, impegnandomi per realizzarmi sia nel campo degli studi storico-artistici sia nel mondo della recitazione. Il percorso universitario in Storia dell’arte mi sta dando una formazione critica e culturale che considero fondamentale: mi aiuta a leggere le opere e i testi con maggiore profondità, a cogliere i riferimenti simbolici e visivi e a dare spessore alle mie interpretazioni. Credo che il teatro condivida, con tutte le altre arti, la stessa vocazione a raccontare l’essere umano in tutte le sue sfumature».
Com’è la situazione “teatro” a Frosinone?
«Ho notato che ultimamente c’è stata una crescita esponenziale dell’interesse verso il teatro, sia da parte del pubblico sia da parte di persone che hanno voluto sperimentare questo gioco e vestire i panni dell’attore. So che ci sono diverse realtà, dall’amatoriale al professionale, e tutti si impegnano per far vivere alla città le emozioni che solo il teatro sa offrire».
Mi fa un esempio di questa crescita di interesse per il teatro nel capoluogo?
«È stato un piacere assistere alla riqualificazione come teatro del “Cinema Vittoria” e sarebbe bello poter riaprire un giorno anche il Cinema “Nestor” con il suo bel palco».
“Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso” (Gigi Proietti)
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