Frosinone
17.02.2026 - 14:00
La pianista e docente Daniela Mizzoni
Animando la musica o Musicando l’anima? Per scoprirlo abbiamo incontrato Daniela Mizzoni, pianista, illustratrice e titolare della scuola “Musicando” di Frosinone, nonché ideatrice di originali metodi di apprendimento per bambini.
Quando ha iniziato ad avvicinarsi alla musica?
«Da piccolissima ascoltavo mio padre che suonava la fisarmonica ed ero spesso circondata da musicisti. Ricordo ancora le primissime due note che suonai alla fisarmonica di papà, strumento che, data la mia tenera età, era quasi più grande di me. Nell’assecondare la mia presenza continua e invadente nelle serate musicali dei grandi, mio padre aveva colorato con un pennarello verde due tasti della sua fisarmonica per permettermi di “esibirmi”».
Perché ha scelto il pianoforte?
«Dunque, cito ancora la figura di mio padre, che possedeva un’autofficina meccanica. Vinse, con i punti dell’acquisto di una nota marca di olio motore, una tastierina elettronica. Da lì, dopo qualche anno sono approdata al conservatorio “Refice” di Frosinone».
Che cos’è la musica per lei?
«La musica è quella multisensorialità che mi permette di indagare la realtà con una sensibilità di analisi ineguagliabile: in parole semplici al suo interno vi è logica, fisica, arte, sentimento ed emozione, nonché disciplina di lavoro e palestra delle proprie capacità. Lo studio della composizione, inoltre, mi ha consentito di esprimere anche il mio senso creativo».
La sua attività artistica non comprende solo la musica…
«In effetti, ho cominciato sin da piccolissima anche a disegnare. Non a caso ho frequentato il liceo artistico e sono poi entrata nell’Accademia di belle arti a Frosinone. Amavo l’odore dei colori a olio che si respirava nelle aule dell’allora vecchia sede di via Brighindi».
Poi ha dovuto fare una scelta…
«Anche un po’ dolorosa… Purtroppo, le ore di esercizio richieste al pianoforte erano molte, pertanto a malincuore ho rinunciato al prosieguo degli studi pittorici in Accademia per dedicarmi meglio allo studio dello strumento e, in seguito, della composizione».
Perché ha scelto di aprire un’associazione musicale e creare una metodologia didattica per bambini così piccoli?
«Il rigore e la disciplina richiesti da studi troppo severi hanno anche avuto un impatto emotivo significativo, generando in me e in molti studenti della mia generazione insicurezze e inibizioni. Noto che per molti ragazzi la percezione della musica subisca addirittura una distorsione in negativo a causa di questo tipo di sofferenza. Così ho cercato un approccio più equilibrato, consapevole e gioioso alla formazione musicale, aprendo nel 2005 la scuola “Musicando”, divenuta poi “Associazione Culturale Aps”».
Qual è la particolarità del mondo musicale proposto ai piccoli?
«Studiando e osservando le reazioni dei bambini, ho notato che la loro attenzione, e di conseguenza il loro apprendimento, è maggiore in presenza della multidisciplinarietà contenuta dall’offerta musicale. Propongo ai bambini soluzioni grafiche variando spesso le dimensioni, le forme, il carattere dei personaggi-note, fino a scoprire che cosa conquisti di più la loro attenzione. Associando le figure con fantasia, gioia ed entusiasmo ai suoni, cerco di sviluppare, oltre all’orecchio, il senso logico-matematico e la coordinazione, nonché la percezione del bello e l’espressione di sé».
Le sue lezioni distinguono tra bambini di diversa età?
«Certo. Abbiamo il corso per la prima infanzia, chiamato “Do, re, bebè”, e quello per l’età prescolare, chiamato “Infanzia in note”. In ambedue il filo conduttore, nonché il conducente vero e proprio del mezzo di apprendimento, è l’immaginario del bambino».
Qual è la fonte del materiale didattico?
«Il materiale didattico è interamente creato e a volte anche fabbricato da me: è costituito da libri tattili, giochi, pupazzi, illustrazioni dipinte a mano, strumenti ritmici e tastierine arricchite con accattivanti decorazioni attinenti alle note, creati per far sì che il bambino possa esserne attratto e, di conseguenza, avvicinarsi allo strumento senza traccia alcuna di ansia da prestazione».
Sembra di ripercorrere le due note che un papà aveva colorato per la sua bambina… E per quanto riguarda l’apprendimento della lettura musicale?
«Sì, è qui l’innovazione: ciò che viene rimandato nell’età della scolarizzazione viene invece presentato molto prima, con le sembianze di un enorme contenitore di un mondo fiabesco e con un’organizzazione strutturata dei personaggi-note, che possiamo chiamare le “personote”!».
Una specie di umanizzazione delle note…
«Le note esistono, parlano, hanno delle abitudini, vanno a scuola, escono, vivono come le persone, abitano nella loro casa - il pentagramma - che si apre con una chiave speciale - quella di violino o di basso -, occupano una loro “stanza” e solo quella, cioè il rigo e lo spazio, o sui tagli addizionali».
Si può affermare che ci sia anche un po’ di teatro all’interno delle sue lezioni?
«Direi di sì, attuo questo progetto trasformando la lettura del pentagramma e il solfeggio in interazioni con le “personote”, e questa azione non è altro che un dialogo teatrale».
Ci faccia sentire un po’ bambini con qualche esempio…
«Per esempio, il sol è la nota più antipatica, presuntuosa, prepotente perché si trova sul secondo rigo e dà il nome alla chiave del pentagramma. Crede, lui, di essere la nota più importante. Il si, sul terzo rigo, è una nota molto chiacchierona e un po’ ficcanaso perché, trovandosi perfettamente al centro del pentagramma, vuole sapere tutto di tutti! Il lavoro continuo di “storytelling” che scaturisce da questo mondo magico è un potente rafforzativo del concetto musicale che si intende trasmettere».
Il bambino come reagisce, solitamente, a questi stimoli così ricchi di arte e fantasia?
«È rapito dalla musica senza neanche rendersi conto di essere immerso in una lezione».
Non le sembra di precorrere i tempi, anticipando materie per le quali i bambini non sarebbero ancora maturi?
«L’orecchio musicale raggiunge il picco di maggior assimilazione tra i tre e i sei anni di età; pertanto, la fase evolutiva di apprendimento è un terreno preziosissimo. Aggiungendo, quindi, anche la produzione diretta della musica e la lettura del pentagramma, si chiude il cerchio con una sinergia di attività estremamente preziosa a quell'età!».
Quindi…
«Quindi tale scelta didattica non vuole assolutamente precorrere i tempi o forzare la naturalezza delle fasi di apprendimento, diventando anzi una naturale evoluzione di quella musica così pensata, raccontata e diluita per il bambino».
Lei è docente anche in una scuola pubblica: qual è la differenza di insegnamento con la scuola privata?
«Attualmente sono docente al Comprensivo “Anagni 1”. Dato il maggior numero di alunni e di docenti rispetto a una scuola privata, nel pubblico si può sviluppare un progetto educativo più ampio e complesso. E l’orchestra scolastica rappresenta l’espressione musicale di questo principio».
Ha un sogno segreto?
«Certo, ma se glielo dico… non è più segreto! Scherzo, mi piacerebbe che questo modo idilliaco di camminare insieme alle note in un pentagramma infinito di scoperte musicali fosse per più bambini possibili la scoperta della parte più bella di sé».
Possiamo concludere allora che… “Musicando” si impara?
«Certo! Mi permetto di aggiungere che “Musicando”, la crescita sarà più sana e serena».
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