Il 24 novembre del 1991, e quindi esattamente trent'anni fa, morì a Londra una delle figure più importanti della storia della musica moderna: Farrokh Bulsara, meglio noto al pubblico con lo pseudonimo di Freddie Mercury. Il grande compositore e cantante inglese era nato nel 1946 a Zanzibar, da una famiglia di origine parsi. Nel 1970, assieme a Brian May e Roger Taylor, fondò il celebre gruppo dei "Queen", considerato tra i più originali, creativi ed influenti della storia del rock. Freddie Mercury ne fu l'indiscusso leader, e ciò grazie ad una vulcanica personalità, ad una multiforme creatività, e ad un disinibito istrionismo; ma anche perché era in grado di catalizzare l'attenzione del pubblico con un'incredibile presenza scenica. Il musicista era dichiaratamente bisessuale, e fu proprio la sua promiscuità sessuale a fargli contrarre l'Aids, che poi lo condusse alla morte.

Al fine di celebrare adeguatamente la figura e l'opera di questo straordinario artista (che, come tutti sanno, era dotato di una delle voci più belle della storia della musica moderna), suggerisco vivamente di leggere "Freddie Mercury: una vita, nelle sue parole", originale biografia curata da Greg Brooks (uno dei consulenti di archivio del film "Bohemian Rhapsody", che vinse l'Oscar nel 2018) e Simon Lupton. Il libro è piuttosto "insolito", in quanto è – di fatto – una raccolta di frasi, pensieri e considerazioni del celebre compositore, tutte tratte da interviste rilasciate nel corso di ben vent'anni. Attraverso la lettura del volume è possibile calarsi nel cuore del pensiero del leggendario leader dei Queen. E scoprire tanti piccoli segreti relativi al suo modo di vedere la vita, i rapporti personali, il lavoro, il denaro, il futuro, la sessualità, la vita dopo la morte. Ne emerge un quadro completo e veritiero (e talvolta sorprendente) dell'intimità del musicista, delle sue convinzioni più profonde, del suo modo di lavorare e comporre, ma anche dei dilanianti dubbi che lo tormentavano.

Mercury racconta, ad esempio, come iniziò la sua straordinaria carriera: «All'inizio cantavo sopra a qualsiasi cosa, tutto iniziò da lì… copiavo le canzoni di Elvis Presley, poi all'improvviso mi resi conto che potevo scriverne…capii che la musica era la cosa più importante della mia vita, e decisi di provare a guadagnarmi da vivere così». Ma anche come nacque la leggendaria band inglese: «Nessuno di noi voleva un lavoro dalle 9 alle 17…abbiamo pensato che le nostre idee musicali si sarebbero amalgamate bene insieme e così decidemmo di formare una band…non ho mai pensato a me stesso come al leader dei Queen. È la somma di noi quattro che fa funzionare le cose. Ognuno di noi rappresenta il 25 per cento. Io sono quello che sta davanti, tutto qui…».

Curioso è l'aneddoto sulla scelta del nome della band: «Era molto regale e suonava splendidamente. È forte, universale e immediato…ero certamente a conoscenza delle sue connotazioni gay, ma quella era solo una delle sue sfaccettature. Comunque, abbiamo sempre preferito pensare al nome Queen nella sua accezione regale piuttosto che quella omosessuale». Tuttavia la parte del libro più interessante è quella che riguarda gli aspetti personali ed intimi della vita di Mercury: «Per me suonare davanti a una grande folla non ha eguali. La sensazione che provo col pubblico è più forte del sesso. Amo l'eccitazione del momento e ho sempre la sensazione di volerne di più –sempre di più. Sono una puttana della musica!». Nelle interviste –abilmente sintetizzate nel libro – Mercury parla di tutto. Della sua quotidianità: «Posso trascorrere lunghi periodi senza dormire, questa è la mia natura. Mi bastano anche solo due o tre ore a notte»; del suo rapporto con la ricchezza: «Il denaro sarà anche volgare, ma è meraviglioso. Non si può separare il successo dal denaro. Riesco a gestire molto bene la mia ricchezza, in realtà io spendo, spendo, spendo, spendo. Beh, a cosa servono i soldi se non per essere spesi?

Li spendo come se nulla fosse»; della solitudine: «A volte mi sveglio con i sudori freddi nella paura di ritrovarmi da solo. Ecco perché esco a cercare qualcuno che mi ami, anche solo per una notte. Nelle avventure di una notte recito una parte. Quello che vorrei davvero è avere affetto. Mi innamoro e finisco per farmi male. È un gioco a cui non vinco mai…molti si chiedono come è possibile che qualcuno come Freddie Mercury possa essere solo. Ha soldi, ha macchine e autisti, ha tutto. Sembra che tu abbia tutto, eppure non hai niente. Forse un giorno me ne renderò conto e sarà la mia rovina»; dell'amore e del sesso: «Mi piacerebbe davvero avere una bella relazione con qualcuno, ma non sembra mai funzionare. Quello che davvero vorrei è vivere in uno stato di beatitudine amorosa…So essere un buon amante…Ho avuto più amanti di Liz Taylor! Sia maschi che femmine»; della sua riluttanza a fare uso di sostanze stupefacenti: «Non ho mai preso droghe pesanti. Non ho mai preso l'Lsd, che è stato di moda per un certo tempo… Detesto l'idea che una cosa del genere possa rovinarmi. Non ho bisogno di stimoli esterni… Se voglio un po'di ebbrezza allora c'è l'alcol, ed è divertente»; della paura delle malattie: «Prego di non contrarre mai l'Aids. Tanti amici ce l'hanno. Alcuni sono morti, altri non vivranno ancora a lungo. Sono terrorizzato dal fatto che potrei essere il prossimo.
Subito dopo aver fatto sesso, penso: supponiamo che sia quella volta? Supponiamo che il virus sia nel mio corpo? Mi butto sotto la doccia e cerco di lavarmi, anche se so che è inutile…L'Aids mi ha spaventato a morte e quindi ho semplicemente smesso di fare sesso…Vivevo per il sesso, ma ora sono cambiato.
Ho smesso di uscire, non partecipo più a feste scatenate. Sono diventato quasi una suora»; e, infine, della morte «per quanto mi riguarda ho vissuto una vita piena, e se morissi domani non me ne fregerebbe niente. Ho vissuto. Ho davvero fatto di tutto…Andrò in paradiso? Ma non ci penso nemmeno! L'inferno è molto meglio. Pensa a tutte le persone interessanti che incontrerei laggiù!».

Una visione dell'aldilà, quella di Mercury, non molto dissimile da quella di un altro grande genio: lo scrittore americano Mark Twain, il quale, infatti, una volta disse: «Il paradiso lo preferisco per il clima, l'inferno, per la compagnia». Come dargli torto?…