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L'editoriale

Il referendum e quello che le urne non dicono

Al Nord, dove la lettura politica è più chiara, si contrappone un Sud che non vota o punisce la Meloni per l’abolizione del reddito di cittadinanza

Referendum

Sarebbe semplicistico dare una lettura esclusivamente politica e orientata a dividere il campo dei “no” e dei “sì” a quello della sfida tra centrosinistra da una parte e forze governative dall’altra. Il risultato delle urne, nel bene e nel male, dice molto di più. Racconta innanzitutto un Paese diviso non solo ideologicamente ma soprattutto sul piano economico e sociale. Al Nord, dove la lettura politica è più chiara, si contrappone un Sud che non vota o punisce la Meloni per l’abolizione del reddito di cittadinanza. In tutta Italia, in particolare da noi, le Ztl sono ad appannaggio di un centrosinistra che, per adesso, non va oltre la disputa sulle primarie tra Schlein e Conte e le province che continuano a sostenere, come sempre, le politiche di centrodestra.

Chi traspone il dato su una futura contesa politica, sbaglia. Anche se Giorgia Meloni insieme ai vice Salvini e Tajani oltre a ricevere le dimissioni di Del Mastro, la cui vicenda governativa insieme a quella del capo di gabinetto Bartolozzi si è chiusa ieri, dovrà cominciare a mettere mano a quelle caselle inopinatamente occupate da qualche miracolato/a (Santanchè in testa) che, spediti in tv o alle prese con i social, spesso ottengono elettoralmente l’effetto contrario di quello sperato.

La luna di miele tra gli italiani e Giorgia Meloni non è affatto finita. Tuttavia molti ministri dovranno in fretta ricollegarsi con i bisogni reali della persone, affrettandosi a trovare il modo di rimettere qualcosa nelle loro tasche e occupandosi in maniera coraggiosa e decisa della necessità di offrire stipendi più dignitosi ai giovani i quali peraltro sono stati decisivi, schierandosi sul no, nel computo finale delle giornate referendarie.

Sbaglia di meno, invece, chi comincia a intravedere segnali incontrovertibili di una Regione di centrodestra che a Roma non viene percepita e che se non riabbraccia convintamente il popolo fedele dei territori rischia, alla prossima tornata, di cambiare colore.
Le urne, infine, non hanno detto che un ruolo importante in questa tornata lo hanno giocato i soliti “pareggisti”. Quelli che lavorano sottotraccia ogni giorno per indebolire il governo di turno. E sono stati in molti. Soprattutto in quel centro elettoralmente inconsistente ma, spesso, tatticamente rilevante. Basti pensare alla massiccia mobilitazione delle parrocchie romane dove la settimana della passione è sembrata più quella vissuta per il sostegno al no che quella pasquale di prossima apertura. Strategie che tutti sanno impossibili da replicare in altre competizioni elettorali ma che, domenica e lunedì, sono state molto utili per chi da oggi in poi si occuperà di alimentare una narrazione tossica, negativa e fuorviante sulla premier e sul suo governo.

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