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A volte ritornano. L’ombra degli assi trasversali

Se il voto ponderato degli amministratori alle provinciali ha messo fine alla logica del pareggismo, l’unità politica delle coalizioni non è scontata

A volte ritornano. L’ombra degli assi trasversali

Se il voto ponderato degli amministratori alle provinciali ha messo fine alla logica del pareggismo, l’unità politica delle coalizioni non è scontata. Prendiamo il centrodestra. In questi anni la Lega ha “ballato” da sola in più di una circostanza. Nel 2022, pochi mesi dopo le comunali di Frosinone, in occasione delle politiche, il sindaco Riccardo Mastrangeli smise in un attimo il vestito civico, salendo sul Carroccio e dando indicazione di votare per Nicola Ottaviani. Il tutto senza preavviso. L’asse della coalizione cambiò per sempre. Pochi mesi dopo Mastrangeli annunciò la candidatura alla presidenza della Provincia, con una fuga in avanti che spiazzò sia Fratelli d’Italia che Forza Italia. Successivamente, sempre con la regia di Nicola Ottaviani, Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli, il Carroccio prese una posizione diversa (meglio: contraria) rispetto agli alleati sul versante della governance degli enti intermedi. In particolare sulla Saf. Ma non solo.

Poche settimane fa, prima delle provinciali, le dimissioni di massa hanno sfiduciato il sindaco di San Giorgio a Liri Francesco Lavalle, esponente di rilievo di Forza Italia. Lavalle peraltro era candidato alle provinciali. In quel Comune insistono politicamente (parecchio) sia il segretario provinciale del Pd Achille Migliorelli (fedelissimo di Francesco De Angelis) che l’assessore regionale della Lega Pasquale Ciacciarelli (il mentore “storico” del quale è Mario Abbruzzese). Secondo molti addetti ai lavori proprio in quell’occasione sarebbe riemerso l’asse trasversale tra De Angelis e Abbruzzese, che qualche anno fa... infiniti lutti (politici) addusse alle rispettive coalizioni. Poi c’è la questione del Comune di Frosinone, dove FI è all’opposizione da due anni e il leader regionale Claudio Fazzone non ha mai digerito il fatto che gli “azzurri” siano stati estromessi mentre l’assessore inizialmente di riferimento Adriano Piacentini sia stato “blindato” da Mastrangeli e da Ottaviani. Superare tutte queste situazioni non sarà semplice per il centrodestra.

Nel 2022 Luca Di Stefano venne eletto in un contesto “spacchettato” con il sostegno dell’area del Pd che vedeva insieme. Francesco De Angelis e Sara Battisti. Poi è cambiato tutto. Intanto De Angelis e Battisti guidano componenti diverse. Lo stesso Di Stefano ha tessuto una tela trasversale, trovando sponde importanti sia in Fratelli d’Italia che nella Lega. Ha spesso dialogato con il Governatore Francesco Rocca. Ma è rimasto con un profilo civico, anche se nel recente congresso del Pd ha giocato un ruolo non secondario. Fratelli d’Italia è il primo partito, con un centrodestra maggioritario. Logico che aspiri a poter eleggere il presidente della Provincia. Ma per dare un senso politico alla fine del “pareggismo” è necessario che la scelta venga caratterizzata sia territorialmente che sul piano identitario. Altrimenti nessuno capirebbe. E come potrebbe?

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