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Frosinone

Congresso del Pd, le stoccate di Enrico Pittiglio

«Accordo unitario, non bisogna continuare a pensare di essere di parte. Un candidato alla segreteria avrebbe dovuto presenziare a tutte le assemblee»

Congresso del Pd, le stoccate di Enrico Pittiglio

Enrico Pittiglio, vicepresidente della Provincia, sindaco di San Donato Val di Comino e direttore di Ali

Vicepresidente della Provincia, sindaco di San Donato Val di Comino e direttore di di Ali (Autonomie Locali Italiane del Lazio). Ma per Enrico Pittiglio la “passione” più importante resta la politica. Una sorta di “richiamo della foresta” irresistibile. Nel Pd da una vita, è politicamente vicinissimo alla consigliera regionale Sara Battisti, referente dell’area Rete Democratica.

Allora Pittiglio, il congresso provinciale del Pd si è chiuso con un accordo unitario dopo una fase complessa. Che cosa deve succedere adesso, concretamente, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali?

«Un accordo unitario presuppone che si superino le divisioni, questo è il primo obiettivo a cui un segretario dovrebbe lavorare. Pertanto non bisogna continuare a pensare di essere di parte, sarebbe inaccettabile. I cittadini si aspettano da noi proposte concrete. È ormai evidente che con la destra al governo la qualità dei servizi e delle condizioni di vita sia peggiorata – dalla sanità allo sbando alla sicurezza nei Comuni, fino al peso sempre più insostenibile del carrello della spesa –. Nella continuità del lavoro svolto con la segreteria precedente, bisogna entrare nei conflitti reali di questa provincia, nelle sue crisi sociali, economiche e territoriali, nel contrasto allo spopolamento delle aree interne che sono la colonna portante del Paese, ed elaborare una proposta politica all’altezza delle sfide che abbiamo davanti. L’unità politica è stata possibile grazie alla disponibilità e alla maturità politica del segretario Luca Fantini, e dalla necessità di mettere in campo una proposta alternativa e credibile alla destra; come un grazie, va indirizzato al segretario regionale Leodori e all’onorevole Mancini, gli unici ad aver lavorato per una ricomposizione. Il lavoro politico e organizzativo svolto in questi anni ha portato a oltre ottomila iscritti, circoli rinnovati e una proposta politica rimessa al centro. Un partito vivo, radicato. Così come hanno dimostrato tutte le assemblee svolte in questa fase, alle quali un candidato alla segreteria avrebbe dovuto presenziare, senza distinzioni».

Quando parla di proposta politica concreta, a quali priorità pensa per la provincia di Frosinone?
«Significa scegliere, dare indirizzi politici chiari. Decidere quali politiche privilegiare e su quali temi concentrare il nostro impegno. Il tema sociale viene prima di tutto: lavoro, sanità, fragilità. Poi c’è la grande questione delle aree interne e dello spopolamento, che in Ciociaria è una ferita aperta. Penso alla necessità, ad esempio, di dare premialità ai medici di base che operano sulle aree interne, perché sono sempre meno e segnalano un problema cruciale. Penso a come aumentare i servizi nei Comuni e per fare questo c’è bisogno di personale, nuovo, formato e dinamico: per questo va rivisto assolutamente il turn over degli enti locali, c’è bisogno di una norma che consenta di assumere personale nei Comuni. E infine c’è un dato politico evidente: la destra governa, ma non riesce a dare risposte strutturali su questi nodi. Il governo Meloni sta fallendo proprio sulle tematiche su cui ha impostato la narrazione: aumenta la pressione fiscale, sulla sicurezza si va avanti a decreti spot senza interventi concreti, aumentano le famiglie sotto la soglia di povertà. La Regione a guida Rocca ha completamente abbandonato la provincia di Frosinone: Stellantis è a rischio e con essa tutto l’indotto, sulla sanità assistiamo a un arretramento pericoloso. Il Pd deve mostrarsi alternativo con serietà, competenza e radicamento».

In questo scenario qual è il ruolo degli amministratori locali?
«Gli amministratori locali sono un patrimonio enorme, umano prima ancora che politico, e vanno valorizzati molto di più. In questa provincia abbiamo sindaci storici del Pd, consiglieri comunali e provinciali che in ogni tornata elettorale hanno “tirato la carretta”, spesso senza ruoli, senza candidature, ma sempre mettendoci la faccia. È gente che non si è mai tirata indietro. Il dibattito nazionale va chiaramente in questa direzione: penso ai sindaci che oggi fanno battaglia politica vera, da Roma a Torino, Genova o Perugia e tante altre realtà amministrative. Come ha ricordato anche Bonaccini, i territori vanno portati nelle istituzioni nazionali. E chi meglio degli amministratori locali può rappresentare i territori?».

Questo significa anche coinvolgere gli amministratori nelle grandi scelte strategiche?
«Assolutamente sì. Dobbiamo discutere insieme a loro delle grandi questioni aperte: infrastrutture, rifiuti, servizi, enti locali. Serve una pressione politica forte verso la Regione Lazio perché arrivino soluzioni rapide e concrete. Gli amministratori sono quelli che ogni giorno si confrontano con i problemi reali delle comunità e il partito deve mettersi al loro fianco, non limitarli a un ruolo di testimonianza».

A proposito di provincia, lei ha ricoperto il ruolo di vicepresidente. Quali sono i risultati?
«La Provincia ha lavorato bene, pur in un contesto difficile segnato dalla carenza di risorse e di personale. Sono stati investiti oltre 60 milioni sulle scuole del territorio, è stato strutturato un importante piano sulla viabilità, cito l’approvazione del PTPG, importante per lo sviluppo dei comuni. Abbiamo supportato il presidente Di Stefano e continueremo a farlo».

Tra i temi che lei cita spesso c’è anche quello della sicurezza.
«La sicurezza è un tema nazionale, ma ricade direttamente sui sindaci. Oggi i primi a chiedere risposte rapide, immediate e certe sono proprio gli amministratori locali. Dopo tre anni di governo, è evidente che la destra abbia fallito: tante parole, pochi risultati. I sindaci, di qualsiasi colore politico, stanno chiedendo strumenti, risorse e norme chiare per garantire sicurezza e legalità senza propaganda».

Sul tema delle alleanze, come si muove il Pd provinciale dopo il congresso?
«Su questo c’è un dibattito aperto. Aspetto la relazione del segretario nella prossima assemblea provinciale su un tema così strategico, certo è che sul civismo alternativo alla destra siamo tutti concordi. Ancora oggi però fatica dire che invece non si possono costruire amministrazioni con le forze politiche di destra e questo mi sorprende e non poco da chi si autocelebra come nuovo».

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