L'intervista
08.02.2026 - 15:28
Nella scorsa consiliatura è stato vicepresidente, in quella che volge al termine ha gestito la delega all’edilizia scolastica. Alessandro Cardinali punta alla conferma nel ruolo di consigliere provinciale, convinto che tanto si possa fare (e contare) in un ente che rimane centrale nelle dinamiche politiche e amministrative del territorio. Nel dicembre 2023 ha ottenuto 7.816 voti ponderati, risultando il primo degli eletti in Fratelli d’Italia. Spiega: «Motivo di grande orgoglio. Anche perché parliamo di un meccanismo elettorale complesso, proprio perché rivolto agli addetti ai lavori. Non è semplice». Lo abbiamo intervistato.
Allora Cardinali, vogliamo fare un bilancio degli ultimi due anni da consigliere? La sensazione forte è che la Provincia sia un ente più centrale che mai.
«È esattamente così. Guardi, è stata un’esperienza interessante, motivante, perfino sfidante. Come del resto era stata quella precedente. La Provincia rimane un ente strategico e politicamente rilevante. Sul piano amministrativo, deleghe come l’edilizia scolastica e la viabilità sono importanti. Fanno la differenza nei territori e nella vita quotidiana delle persone e delle famiglie. Per non parlare di tematiche come le autorizzazioni ambientali, decisive per le imprese, per la loro competitività. Uno snellimento burocratico su settori come questo mutano le prospettive. Insomma, si può incidere.».
Ma lei auspica un ritorno all’elezione diretta di presidente e consiglieri provinciali?
«Il sottoscritto, nel 2009, entrò a far parte del consiglio provinciale, a seguito di un’elezione diretta. Con il voto dei cittadini. In quel periodo ho ricoperto il ruolo di assessore ai lavori pubblici. Mi auguro che si torni a far votare il “popolo sovrano” e a riportare la situazione a prima della Delrio. Come del resto si doveva fare a seguito della bocciatura del referendum costituzionale del 2016. Non ho alcun problema a dire che la “Delrio” è stata una sciagura sul piano politico. Perché ha aumentato la distanza tra l’ente Provincia e il cittadino. Perché non ha eliminato alcun costo. E poi, di cosa stiamo parlando? Il no al referendum ha respinto la “Delrio”. Nonostante diversi tentativi, però, il Parlamento non ha ancora ripristinato la situazione prevista dalla nostra Costituzione. Credo che andrebbe fatta una riforma complessiva delle Province, che vanno rimesse al “centro”. Sono enti fondamentali».
Perché è tutto più complicato?
«Sono venute meno risorse importanti, c’è stata una drastica riduzione del personale. Senza considerare che non esistono più gli assessori. Tutte le funzioni e le competenze sono in capo al presidente. Ma la mancanza di un organo esecutivo, la giunta, penalizza l’attività amministrativa e di programmazione. Faccio un esempio concreto. Grazie ai fondi del Pnrr è stato possibile investire 60 milioni di euro per interventi sulle scuole. Beh, i risultati si cominciano a vedere. E diversi cantieri sono stati ultimati. Immaginiamo cosa potrebbe succedere nella pienezza delle competenze».
Senta Cardinali, perché tiene così tanto alla conferma da consigliere provinciale?
«Per tutti i motivi che ho detto. Ai quali aggiungo la voglia di raggiungere ulteriori obiettivi sul piano del programma. Ma c’è pure l’orgoglio di presentarmi a questo appuntamento da capogruppo uscente di Fratelli d’Italia, il primo partito del Paese che sta cambiando le cose attraverso la buona amministrazione. Poi c’è la “passione” per la politica. È la stessa del 2002, quando ho iniziato da consigliere comunale. Non è mai venuta meno».
Ma lei crede che davvero Fratelli d’Italia possa sorpassare il Partito Democratico in questa elezione con i voti ponderati? Un’elezione che misura il “peso” dei partiti a livello di amministratori locali.
«Sono convinto che effettueremo il sorpasso sul Pd. Lo effettueremo perché in questi ultimi due anni siamo molto cresciuti a livello di sindaci, consiglieri e amministratori locali. Inoltre ormai il nostro “biglietto da visita” è rappresentato da una eccellente azione di governo. Penso all’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ma penso pure alla Regione Lazio. E voglio sottolineare l’ottimo lavoro che sta svolgendo l’assessore Giancarlo Righini. Poi credo in un gioco di squadra con parlamentari e consiglieri regionali. Ma soprattutto credo nell’azione del parlamentare Massimo Ruspandini, presidente provinciale del partito. Il quale tiene costantemente alta la concentrazione di tutti noi. Massimo Ruspandini è l’anima del partito, viene da lontano, ha una storia politica radicata nel concetto di militanza. È lui il filo conduttore della “Destra” in provincia di Frosinone. Ha dimostrato con i fatti di saper tenere insieme il partito in ogni occasione. I risultati sono evidenti e penso anche che ogni elezione provinciale faccia capire come Fratelli d’Italia vada avanti. Non perdendo mai le proprie radici».
Tornando alla “Delrio”, però, alla fine lo schema è sempre lo stesso: tutti i partiti partecipano al governo della Provincia. Non crede che alla fine questo annacqui i confini politici?
«Allora, la Provincia nella realtà è una sorta di organo monocratico: tutte le competenze fanno riferimento al presidente. Il consiglio provinciale ha un profilo politico, ma non può, per esempio, sfiduciare il presidente. Dunque alla fine c’è una collaborazione per l’amministrazione del territorio. Quasi fosse un consiglio di amministrazione. Torniamo al punto di partenza. La “Delrio” ha stravolto questi enti e tra i vari risultati prodotti c’è stato pure quello di eliminare sul nascere il concetto di maggioranza e opposizione. A quel punto bisognava guardare la cosa sotto un punto di vista diverso: cosa si può fare per rendere più efficienti i servizi per i cittadini. La logica è questa. Aspettando che si torni all’elezione diretta naturalmente. L’importante è dare il massimo nelle condizioni nelle quali si opera».
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