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Quel che resta della settimana

Frosinone, bilancio finale. Le tre sfide delle provinciali

Domani il bilancio di previsione all’attenzione del consiglio comunale di Frosinone. Poi nel fine settimana la conclusione di una stagione congressuale del Pd mai così lunga e complicata

riccardo mastrangeli

Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli FOTO MASSIMO SCACCIA

Domani il bilancio di previsione all’attenzione del consiglio comunale di Frosinone. Poi nel fine settimana la conclusione di una stagione congressuale del Pd mai così lunga e complicata (più di tredici mesi) e la presentazione delle liste per le elezioni provinciali, quelle per addetti ai lavori, che proprio per questo interessano i partiti più di qualunque altro appuntamento. Cominciamo dal capoluogo: il documento contabile sarà sicuramente approvato. Però attenzione, dal giorno dopo si aprirà una fase davvero decisiva. Con una data cerchiata in rosso sul calendario: 24 febbraio. Perché se Riccardo Mastrangeli dovesse dimettersi entro quel termine, alle urne si tornerebbe nella prossima tornata di primavera. Fantapolitica? No. Il Sindaco ci sta pensando per diversi motivi. Intanto per la difficoltà di un riassetto di giunta che, comunque finisca, determinerà scontenti e scossoni. Poi c’è il discorso di prospettiva: la consiliatura finisce a giugno 2027. A quell’appuntamento Mastrangeli sa di poter arrivare “logorato” e con una coalizione dubbiosa e sfilacciata. Dopo lo strappo di Roberto Vannacci, a Frosinone la “galassia della Lega” (centro di gravità dell’egemonia politica esercitata per anni da Nicola Ottaviani) è andata in frantumi. L’asse con la Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia (fedelissimo di Vannacci) non potrà esserci più. Poi c’è la situazione di Fratelli d’Italia, che non ha rinunciato ad un serio confronto sul programma. Un conto sarebbe andare al voto subito tenendo in considerazione le richieste di FdI sul rimpasto dell’esecutivo, un altro discorso sarebbe arrivare al prossimo anno. Senza certezze.

Un “blitz” complesso con tanti muri da dover scalare

Dipendesse solo da lui, Mastrangeli giocherebbe la carta delle elezioni anticipate. Ma dovrà convincere Nicola Ottaviani (che non è d’accordo) e i “fedelissimi”, contrari ad una situazione che di fatto metterebbe il Comune di Frosinone fuori dal tavolo regionale del centrodestra. L’alternativa potrebbe essere quella di provare a ricostruire la coalizione originaria. Con Forza Italia (all’opposizione da quasi due anni) e con alcuni dei “dissidenti”. Su questo versante però zero segnali.

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Dunque, dopo più di tredici mesi di scontri, ricorsi e controricorsi, il Pd si appresta a scrivere l’ultima pagina del congresso. L’accordo raggiunto è unitario: Achille Migliorelli segretario, Sara Battisti presidente. Ora si tratta però di “scaricare a terra” quell’intesa. Intanto alle provinciali, con una lista competitiva e al tempo stesso rispettosa di tutte le “correnti”. Ma la grande questione sul tavolo è quella delle alleanze. Si è già capito che sarà complicato tenere insieme l’orizzonte strategico del centrosinistra e del Campo Largo con le necessità tattiche di intese con le liste civiche nei Comuni. Finora ci sono state le “geometrie variabili”: centrosinistra puro a Cassino e Ceccano, alleanze trasversali a Ferentino e Veroli. Da questo momento in poi, però, sarà più complicato. Il botta e risposta a distanza tra Antonio Pompeo e Francesco De Angelis è stato indicativo. Peraltro al Comune di Frosinone (il capoluogo) il percorso è in salita. La frattura tra Pd e Psi non è stata ricomposta negli anni. I Socialisti hanno già individuato candidato sindaco (Vincenzo Iacovissi) e coalizione. Non torneranno indietro. Il gruppo consiliare dei Dem ha tracciato la sua rotta: coalizione con tutti quelli che si oppongono all’Amministrazione Mastrangeli. Quindi soprattutto le civiche, alcune delle quali formate da esponenti che nel 2022 sono stati eletti nella maggioranza. Non sarà semplice per il Pd trovare un punto di caduta.

Però una cosa è certa: l’accordo unitario per il congresso ha come “stella polare” il patto di ferro siglato a livello regionale tra Daniele Leodori e Claudio Mancini. Un patto che guarda alle comunali di Roma e alle regionali del Lazio. Stavolta chi “rompe”, non soltanto raccoglierà i “cocci”. Ma pagherà il “conto” politico. Domenica 15 e lunedì 16 si depositano le liste per le provinciali. Il prossimo 8 marzo sindaci e consiglieri comunali si recheranno ai seggi, attraverso il sistema del voto ponderato, per eleggere 12 consiglieri provinciali. Da quando c’è la Delrio (2014) questo appuntamento è come un esame di maturità per i partiti. Perché serve a “testare” il peso degli amministratori. I temi di questa sessione sono soprattutto tre. Il primo: Fratelli d’Italia può effettuare il sorpasso sul Pd o perlomeno arrivare al pareggio degli eletti: 4-4. Nei Democrat il “derby” di Cassino tra Enzo Salera (AreaDem di Francesco De Angelis) e Luca Fardelli (Rete Democratica di Sara Battisti) catalizzerà l’attenzione. Infine, la sfida a distanza nella Lega. Il coordinatore provinciale Nicola Ottaviani si conterà su Andrea Amata, l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli e Mario Abbruzzese su Luca Zaccari. Questione di leadership.

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