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Politica

Antonio Pompeo: «No al civismo mascherato»

«Sulle alleanze nei Comuni il Pd ha bisogno di scelte chiare e nette. Passo avanti decisivo sul congresso. Ma parlerei di ricomposizione più che di unità»

Attacco frontale di Pompeo alla segreteria del Partito Democratico

Antonio Pompeo

Due volte presidente della Provincia e due volte sindaco di Ferentino. Adesso è uno dei referenti regionali dell’area dei Riformisti del Pd, quelli che fanno riferimento, tra gli altri, a Lorenzo Guerini.

Allora Pompeo, ci voleva l’ultimo tuffo della stagione congressuale per far ritrovare l’unità al Pd provinciale?

«In politica, come nella vita di tutti i giorni, per essere credibili bisogna essere coerenti con le scelte che si fanno e le azioni che si mettono in campo. Dopo tutto quello che è accaduto in questi tredici mesi parlare improvvisamente di ritrovata unità mi sembra un po' eccessivo e rischieremmo anche di non essere credibili. È per questo che più che di unità parlerei di una ricomposizione del partito, sicuramente importante visto il clima che si respirava. Questo lo dico non per contraddire gli amici di partito, né tantomeno per sminuire il lavoro importante che è stato fatto per arrivare ad un accordo. Adesso sta a tutti noi, giorno dopo giorno, e attraverso i fatti, dimostrate che il partito è davvero unito e che gli avversari sono fuori. Insomma non ci possiamo appiattire e gongolare, ci aspetta invece un prova importante, che, mi auguro, riusciremo a superare tutti quanti insieme. Intanto però è necessario ringraziare il segretario e consigliere regionale Daniele Leodori e il parlamentare Claudio Mancini, perché non hanno mai smesso di lavorare ad una ricomposizione. Mettendoci la faccia e credendoci».

Senta Pompeo, più di qualcuno ha definito sbagliata dal punto di vista strategico la sua scelta di un’alleanza con Sara Battisti.

«Sbagliata? I fatti dicono ben altro. Rifarei tutto. Anzi, oggi lo rifarei con maggiore convinzione. In tredici mesi Sara ha dimostrato nei miei confronti una lealtà e un rispetto che in tanti anni di vita politica raramente (ma davvero raramente) avevo riscontrato. Dandomi prova di confronto vero e condivisione in ogni passaggio sin qui fatto. Al di là delle strategie congressuali ci hanno unito il senso di responsabilità nei confronti della nostra comunità democratica, che non abbiamo mai messo da parte neanche nei momenti più difficili di questa fase congressuale, e la consapevolezza di salvaguardare ed esaltare il grande patrimonio di consenso delle elezioni regionali. Non mi riferisco soltanto alle preferenze che abbiano ottenuto noi due, mi riferisco allo straordinario risultato dell’intera lista della federazione provinciale di Frosinone, risultata prima nel Lazio. Da quella comune riflessione abbiamo costruito un percorso importante. Per la verità, però, la nostra interlocuzione era cominciata ben prima della fase congressuale. In tempi non sospetti, si direbbe. Ricordo che quando si dovevano celebrare le elezioni regionali in Sardegna, il sottoscritto e Sara Battisti già si ritrovavano intorno ad un tavolo a confrontarsi sulle strategie che il Pd doveva mettere in campo».

Ora che succede in provincia di Frosinone sulle alleanze?

«Penso che per le comunali occorrano scelte chiare, definite e credibili. Lo dico in modo chiaro. Va bene il Campo Largo. Va bene l’apertura alle civiche. Non va bene (quindi No) il civismo mascherato. No a quei “civici” che si candidano con il centrodestra (perché fanno riferimento e militano nei partiti del centrodestra). No a quei civici che alle provinciali concorrono nelle liste del centrodestra (sotto il simbolo dei partiti) e poi nei Comuni si tolgono la maglietta, si mimetizzano sotto simboli civici, ma non rinunciano a sbandierare la loro vera appartenenza partitica e politica. E noi cosa facciamo? Li mettiamo a governare le città come assessori o con altri ruoli? Li mettiamo nelle squadre di governo? Quando poi alle politiche e alle regionali concorrono “contro” di noi? Tutto questo fa male al Pd e non ci rende credibili davanti al nostro elettorato. Se davvero crediamo di poter ricostruire un partito forte e unito nel nostro territorio, allora il passaggio successivo non può che essere quello di mettere in campo una chiara e coerente proposta politica. Ripristinando i confini naturali della politica, dei valori e del nostro patrimonio storico e culturale. In caso contrario, al di là del consenso personale di ciascuno di noi, il partito difficilmente tornerà a vincere in questa provincia. Poi francamente resto sconcertato e non capisco. Perché in alcuni contesti si dice che la priorità è sconfiggere la destra. Poi però li “armiamo” dando loro la possibilità di governare insieme a noi in determinati Comuni. È evidente che patti trasversali di questo tipo potenziano loro e indeboliscono noi. Ripeto: civismo sì, civismo mascherato no».

A livello nazionale come si torna al governo del Paese?

«Bisogna smettere di rincorrere l’avversario politico. Basta con “l’ossessione” di vedere ovunque Giorgia Meloni. Anche perché all'opposizione del governo ci hanno collocato i cittadini con il loro voto, non la Meloni. La domanda che il Pd dovrebbe allora porsi, per tornare a governare l’Italia (e le Regioni) è una sola: quali le proposte da mettere in campo per risollevare il Paese, per migliorare le condizioni di vita dei nostri cittadini, per dare risposte al mondo del lavoro, alle imprese, alla scuola, alla sanità, al sociale e a tutto il resto? Poi c'è il tema della chiarezza. Molto spesso abbiamo difficoltà ad esprimere posizioni nette su alcuni temi che di questi tempi sono fondamentali. Due su tutti: politica internazionale e sicurezza».

Cosa si sente di dire a Luca Fantini e Achille Migliorelli?

«Luca va ringraziato per il lavoro capillare fatto nei quattro anni da segretario permettendo a molti circoli del territorio di ritrovare linfa e trovandosi molte volte ad affrontare situazioni territoriali non facili da gestire. Da ultimo per il grande senso di responsabilità che lo ha portato a rimettere la sua candidatura a disposizione del partito facilitando di fatto la ricomposizione. Ad Achille lo aspetta un lavoro sicuramente non facile ed un'agenda politica impegnativa che tutti dovremo contribuire a definire e realizzare. Mi auguro pertanto che si apra al confronto interno considerando il pluralismo un valore aggiunto e non un limite. Così come all’esterno con parti sociali, associazionismo e stakholders senza schemi precostituiti».

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