Rifiuto speciale pericoloso: si tratta di questo, non di sovvalli, il materiale presente in quantità industriale nella ex discarica di Radicina. La descrizione sarebbe stata appena comunicata all'amministrazione di Anagni dalla società incaricata di provvedere ai prelievi ed alle analisi, operazioni propedeutiche alla caratterizzazione del sito. Dopo oltre 20 anni di silenzi, indagini, sequestri e rimpalli, e soprattutto di infiltrazioni pericolose nei terreni e nelle falde, finalmente un primo passo verso la possibile soluzione, non vicina ma neppure impossibile. Nel 1996/97 la regione Lazio (Badaloni) e l'amministrazione provinciale di Frosinone diedero l'ok al trasferimento, nei pressi del bosco La Macchia, di milioni di balle compresse, e la vicenda scatenò proteste. Successivamente si avviarono le indagini della Digos e della Guardia Forestale.

Nel 2011 i carabinieri sollevarono la cappa che ricopriva la vicenda Radicina, sequestrando la montagna dove continuava a fuoiuscire percolato. La Guardia Forestale, nel contempo, a seguito dei risultati di laboratorio su campioni di percolato operò il sequestro dei campi confinanti. Successivamente, al comune venne intimato il prelievo del percolato. In epoca recente la questione tornò a galla, anche grazie ai solleciti di ambientalisti, con la intimazione alla giunta Bassetta a provvedere per la messa in sicurezza. Operazione non effettuata. Nei mesi scorsi l'assessorato comunale all'ambiente, guidato dall'avv. Vittorio d'Ercole, ha saputo dare la scossa giusta, e dalla regione Lazio è pervenuto un finanziamento per le prime necessarie operazioni, finalmente avviate. La prima fase riguarda, appunto, la caratterizzazione del sito e la sua messa in sicurezza. La prima somma stanziata, di 595mila euro, dovrebbe consentire ambedue l'effettuazione di ambedue le operazioni.