Preghiere, lacrime, commozione. Una speranza leggera, sospesa, in un mese di attesa e di inquietudine. Ieri la drammatica notizia: Dalia non ce l'ha fatta. E l'unica, quanto effimera consolazione: la piccola è tornata tra le braccia di mamma Serena.

La notizia che anche la bimba di tre anni - ricoverata al Gemelli da poco meno di un mese dopo l'incidente mortale sulla Cassino-Sora, sia stata portata via da un malore fatale ieri intorno alle 12.30 - ha sconvolto tutti. Nessuno può dirsi pronto a notizie del genere.
Dalia viaggiava con mamma Serena sulla Lancia Y coinvolta nel violento incidente con un tir sulla Cassino-Sora lo scorso 11 luglio.

Dopo quello schianto, sull'asfalto rimasero - insieme alla vita della giovane mamma - le bambole, i giochi, la prospettiva di una vita fatta di piccole e importanti gioie. Tutta da vivere. La corsa dei vigili del fuoco di Cassino, quelle operazioni difficilissime per fare salva la vita della piccola sono state quasi eroiche: poi l'intervento del 118. Per Serena Pezzella, 38 anni originaria di Pontecorvo ma residente a Formia, non c'era nulla da fare. Per la piccola Dalia, invece, iniziava la corsa contro il tempo. Disperata. Fino a ieri, quando - stando alle informazioni trapelate in ambito medico - un malore fatale (forse un arresto cardiaco) ha purtroppo spazzato via ogni speranza.

La notizia ha improvvisamente avvolto tutto in una cortina di angoscia e dolore. Un dolore diventato virale, che attraverso i social ha assunto dimensioni inimmaginabili: i messaggi di cordoglio, incredulità e disperazione per quel «piccolo angelo volato troppo presto in cielo tra le braccia della mamma» hanno accomunato tutti, non soltanto le comunità di Cassino, Pontecorvo, Pico, Atina e Formia. Ogni mamma, ogni papà o nonna non ha potuto non immedesimarsi in quella che è davvero una tragedia senza fine.

Sulla dinamica restano aperte le indagini del dottor De Franco, affidate ai carabinieri della Compagnia di Cassino - agli ordini del capitano Mastromanno - e ai colleghi della sezione di Pg della procura. Di prassi, salvo ulteriori sviluppi, il conducente del tir già indagato per omicidio stradale per la morte di Serena (dimostrato sempre il nesso di causalità tra le lesioni procurate nello schianto e il decesso) potrebbe essere chiamato a rispondere anche della morte della piccola.