Felice Lisi, il 24enne ucciso con una coltellata nella sua abitazione di Ceprano, non era molto conosciuto in paese, o meglio, alcuni lo conoscevano solo di vista, non aveva frequentazioni locali, né era solito uscire in piazza o sostare nei bar. Da un paio di mesi frequentava il centro dove passava, ultimamente, per raggiungere la caserma dei carabinieri: aveva infatti l'obbligo di firma dopo essere finito a processo con le accuse di resistenza a un pubblico ufficiale, lesioni personali, maltrattamenti contro familiari.

Reati di cui si era reso responsabile come stabilito dal tribunale dove era stato giudicato per furto aggravato, unitamente alla sua compagna. I riflettori si erano accesi sul giovane dopo che aveva tentato, con la sua convivente ventisettenne, Pamela Celani, di strappare una collanina d'oro a un'anziana che, difesasi con le borse della spesa e urlando, era riuscita a mettere in fuga i due rapinatori.

Felice Lisi viveva nella casa, l'ultima di via Guardaluna, con la sua compagna di Cassino. Da circa due mesi i due si erano trasferiti nell'abitazione paterna di lui, dove il ragazzo aveva vissuto dall'età di cinque anni fino a circa due anni fa quando prima la madre con le due sorelle, poi il padre e lui, si erano trasferiti a Cassino e dove Felice Lisi aveva frequentato una scuola di formazione conseguendo il titolo nel 2011. Aveva trascorsi "turbolenti", segnati da droga e furti, insomma una vita piuttosto travagliata. Una giovane vita segnata da infelici vicissitudini, un percorso e incontri, forse sbagliati, poi il tragico epilogo.

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