Economia
23.03.2026 - 09:00
Sempre più poveri. La provincia di Frosinone resta agli ultimi posti in Italia per reddito disponibile pro capite. Con 15.972,29 euro la Ciociaria - con dati riferiti al 2024 - è 102ª su 107 province e perde una posizione rispetto all’anno precedente.
Ebbene, il Frusinate è 77° per variazione percentuale del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, con un incremento del 2,21%. Il reddito, nei dodici mesi messi a confronto, aumenta da 7.246,85 euro del 2023 a 7.406,75 del 2024. In questa graduatoria la percentuale migliore è quella registrata da Rimini con il 5,78% davanti a Ragusa con il 5,55% e a Venezia con il 4,95%, quindi Benevento con il 4,85% e Teramo con il 4,80%. In fondo alla classifica Lecco con lo 0,97%, Rovigo con lo 0,46%, Ancona con lo 0,36%, Imperia con -0,03% e Parato con -0,13%. La media nazionale è del 2,98% In valori assoluti il primato spetta a Milano con un reddito disponibile di 117.464,51 euro davanti a Roma, seconda, con 112.888,68 e Torino, terza, con 59.359,81, poi Napoli con 51.655,83 e Brescia con 29.908,74. Nel resto del Lazio, Latina è 35ª con 10.682,73 euro e una crescita del 3,10%, Frosinone è 58ª con i suoi 7.406,75 euro, Viterbo 75ª con 6003,50 euro e un più 2,21% come Frosinone, Rieti 103ª con 2.601,05, in crescita del 3,26%. Ultima Isernia con 1.601,11 euro, preceduta pure da Enna con 2.359,97, Vibo Valentia con 2.415,23, Crotone con 2.581,09 e Rieti. Ben altri numeri, invece, per la classifica relativa al reddito disponibile pro capite. In questo caso si conferma il trio di vertice con Milano (36.187,95 euro), Bolzano con 32.679,92 euro e Monza con 30.182,05, poi Bologna a 29.190,88 e Parma a 27.616,90. Detto di Frosinone che è 102ª con 15.972,29 euro, dietro ci sono solo Crotone con 15.942,47 euro, Enna con 15.419,61 euro, Caserta con 15.287,90 euro, Agrigento con 15.058,54 euro e Foggia con 14.952,94 euro. Perdono tutte una posizione tranne Enna e Agrigento che ne guadagnano una.
La media nazionale è di 23.155,09 euro sopra la quale si trovano 44 province a cominciare da Perugia. Nel Lazio, la prima è Roma, undicesima, con 26.752,36 euro, stabile rispetto al 2023. Viterbo è 73ª con 19.520,68 euro e una perdita di una posizione, subito davanti a Latina che è a 18.847,92 con un incremento di uno. Infine Rieti è 88ª con 17.354,55 e un posto in più rispetto al 2023. «Il reddito disponibile delle famiglie - si evidenzia nella ricerca - cresce di più al Mezzogiorno rispetto al resto del Paese: 3,38% contro 2,84% nel 2024 rispetto al 2023. A conferma del migliore andamento del Sud, ben sei province meridionali conquistano le prime dieci posizioni della classifica nazionale. Ma le distanze tra Nord e Sud restano marcate, il reddito pro-capite del Settentrione supera di circa il 50% quello del Meridione». Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro studi Tagliacarne, commenta: «La mappa del reddito disponibile ci fornisce un quadro articolato che da un lato smentisce lo stereotipo di un Sud statico contro un Nord dinamico e dall’altro fa emergere delle geografie inedite.
Tra il 2024 e il 2023 la classifica della crescita del reddito disponibile vede sei province meridionali tra le prime dieci e nove centro-settentrionali tra le ultime dieci. Ma al Sud il reddito disponibile pro capite resta inferiore di 23 punti percentuali rispetto alla media italiana. E, ancora, se la variazione del reddito disponibile risulta al Mezzogiorno superiore a quella del Centro-Nord, il valore della componente retributiva evidenzia un divario di circa venti punti percentuali rispetto al resto del paese. Si conferma, inoltre, il primato delle città metropolitane veri hub di potenzialità: con un reddito pro-capite superiore del 14% rispetto alle altre province, anche per effetto delle retribuzioni più alte di quasi un terzo, sostenute dalla concentrazione di attività direzionali meglio pagate e dal più elevato costo della vita. Infine, nel 2024 sembra cominciato un processo di recupero del reddito disponibile che in tutte le ripartizioni territoriali è risultato superiore all’inflazione».
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