Post corteo
23.03.2026 - 11:00
Il corteo del 20 segna un punto di non ritorno, uno spartiacque netto tra il tempo delle dichiarazioni e quello dell’azione, tra gli intenti enunciati e il movimento concreto verso un obiettivo comune. La necessità di salvare un settore che rischia di crollare sotto il proprio peso, innescando un effetto a catena sull’intero tessuto economico e sociale, ha risvegliato coscienze e responsabilità. In piazza si sono ritrovati mondi che troppo spesso si muovono come satelliti distanti: sindacati, politica, associazioni datoriali, lavoratori, commercianti. Per un giorno hanno orbitato nello stesso universo, uniti sotto una stessa bandiera, quella che sventolava con forza: “Cassino non si tocca”. Dai microfoni è emerso senza filtri il dramma quotidiano di chi vive questa crisi sulla propria pelle: lavoratori con stipendi sempre più esigui, altri con una lettera di licenziamento già in mano, famiglie sospese in un’incertezza che si fa ogni giorno più pesante. Allo stesso tempo, le parti sociali e il mondo politico hanno mostrato una rara convergenza, fondendosi in un pressing deciso nei confronti della multinazionale affinché dia risposte chiare e un piano industriale credibile.
Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. Un cammino che si preannuncia lungo e complesso, disseminato di ulteriori iniziative e momenti di “mobilitazione” da qui al 21 maggio, data in cui sarà presentato il nuovo piano industriale. L’attesa, però, non può e non deve tradursi in immobilismo: il basso Lazio è chiamato a non restare con le mani in mano, ma a farsi protagonista, in modo proattivo, di scelte e azioni strategiche, coerenti con la fase storica che si sta vivendo. «L’evento è stato importante - ha detto Guido D’Amico, presidente di ConfimpreseItalia, presente e in prima linea alla mega manifestazione del 20 - nella stessa piazza si sono ritrovati i sindacati, le associazioni dei datori di lavoro, i commercianti e la politica. È mancata però una piena mobilitazione della cittadinanza e degli studenti. Non è vero che i commercianti non c’erano: erano presenti con i loro rappresentanti e con molti operatori, e la loro solidarietà c’è stata fin dal primo momento. Ora bisogna fare di più, per evitare che tutto si riduca a una passerella: occorre dare seguito alle belle parole e alle buone intenzioni. La mobilitazione deve essere continua; questo è solo l’inizio di una battaglia per la dignità del lavoro che dobbiamo portare avanti in tutte le sedi e con tutti i mezzi possibili.
Peraltro, anche grazie al consorzio industriale che ci ha commissionato una ricerca, abbiamo già iniziato a indagare le ripercussioni sull’indotto commerciale della crisi. I primi dati, raccolti attraverso interviste ad attività del commercio e del terziario - alberghi, ristoranti e supermercati - oltre che alle famiglie, indicano che la crisi è fortissima e le conseguenze sono davvero preoccupanti. E questo riguarda solo l’indotto commerciale: se pensiamo anche al comparto diretto, come quello metalmeccanico, il quadro è ancora più grave. Le situazioni stanno diventando emergenziali, per cui non bisogna abbassare la guardia. Dobbiamo fare in modo che la manifestazione unitaria, che ha richiamato alla dignità del lavoro, non resti un fatto isolato. I sindacati stanno facendo la loro parte, così come le associazioni datoriali, ma soprattutto deve intervenire la politica, perché questa crisi rischia di travolgere Cassino e tutto il cassinate».
Poi rincara: «Le famiglie stanno attingendo ai risparmi, alle pensioni dei genitori e ad altre risorse. Ma quando questa situazione finirà, vorrà dire che il barile è stato completamente raschiato. O Stellantis rimette in circolo il sistema produttivo, attraverso l’endotermico e non solo l’elettrico, oppure ci aspettano tempi durissimi. I prossimi due anni saranno molto difficili». Un allarme che non lascia spazio a interpretazioni: il territorio è a un bivio decisivo. Senza interventi rapidi e un piano industriale solido, il rischio è un tracollo con effetti a catena su lavoro, imprese e famiglie. La mobilitazione dovrà restare alta: in gioco c’è il futuro dell’intero cassinate.