Giornata mondiale dell’educazione
23.01.2026 - 15:00
Il 24 gennaio di ogni anno, e quindi anche domani, si celebra in tutto il mondo la “Giornata Mondiale dell’Educazione”, istituita nel 2018 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per evidenziare l’enorme importanza che l’istruzione ha per qualsiasi individuo. Forse, proprio per questo motivo, il leader sudafricano Nelson Mandela, Premio Nobel per la Pace, una volta affermò che «l’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione. È l’arma più potente che si può utilizzare per cambiare il mondo».
Considerazione, quella appena riportata, che fa bene intendere in che modo, e fino a che punto, l’istruzione sia in grado di ridurre le distanze sociali ed economiche che ci sono tra gli esseri umani. Tanto è vero che lo scrittore napoletano Erri De Luca, in un suo libro, con non comune efficacia evocativa, scrisse: «L’istruzione dava importanza a noi poveri. I ricchi si sarebbero istruiti comunque. La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori». Ed in effetti, sul sito internet delle “Giornate Mondiali”, si può leggere che l’istruzione è «un diritto umano, un bene pubblico e una responsabilità civile».
Questa sintetica ed efficace descrizione aiuta a comprendere per quali ragioni, acquisire un’adeguata conoscenza, possa risultare fondamentale per il processo di maturazione e di realizzazione sociale, economica e professionale di chiunque. E, a ben vedere, anche di crescita morale; basti infatti pensare che Confucio una volta affermò, con grande acutezza di pensiero, che «tra le persone veramente istruite non c’è discriminazione»; che il famoso scrittore svizzero Jöel Dicker ebbe a dire: «L’istruzione è importante. Se gli uomini fossero meno ignoranti, non ci sarebbe la guerra»; e che il grande scienziato ed inventore americano Benjamin Franklin disse, giustamente, che «il genio senza istruzione è come argento nella miniera».
Nonostante l’enorme rilevanza che l’istruzione ha, quindi, per la crescita degli individui di qualsiasi provenienza e nazionalità, non appare inutile e superfluo rammentare che oltre 250 milioni di bambini e ragazzi non hanno la possibilità di frequentare gli istituti scolastici del loro Paese; che più di 600 milioni di bambini e adolescenti non sanno leggere e fare compiti di matematica di base; che meno del 40% delle ragazze nell’Africa sub-sahariana completa la scuola secondaria inferiore, e che circa 4 milioni di bambini e giovani rifugiati non vanno a scuola. Questi agghiaccianti dati numerici, ad ogni buon conto, devono comunque far considerare che, come a suo tempo suggerito dal grande filosofo greco Platone, per stimolare la sete di conoscenza dei giovani è bene «evitare le costrizioni, facendo in modo che l’istruzione infantile sia un modo per divertirsi. I bambini imparano giocando, l’istruzione imposta non resta nell’anima».
Simile convinzione venne peraltro poi ribadita da uno dei più grandi scienziati di ogni tempo: Albert Einstein, il quale infatti una volta ebbe a dire: «L’apprendimento che viene elargito dovrebbe essere percepito come un regalo prezioso, e non invece come un dovere imposto». Tali argute considerazioni dovrebbero indurre a riflettere attentamente sull’importanza della scuola e dell’insegnamento. Spesso si tende infatti a sottovalutare il ruolo determinante che invece hanno gli insegnanti nella vita di qualsiasi persona.
Molte volte, il destino personale di un individuo, viene determinato (nel bene o nel male) dalla qualità dei docenti che si ha la fortuna (o la sfortuna) di incontrare sul proprio cammino. Un buono o cattivo insegnante, invero, può concretamente influire sul destino di chiunque. Perché, come affermò acutamente lo scrittore statunitense William Arthur Ward, «l’insegnante mediocre dice. Il buon insegnante spiega. L’insegnante superiore dimostra. Il grande insegnate ispira». E, aggiungiamo noi, ogni volta che un docente sarà riuscito nell’improbo compito di riuscire ad ispirare uno dei suoi studenti, non solo avrà raggiunto l’obiettivo di stimolarlo verso il meraviglioso mondo della conoscenza (il che è già di per sé un incredibile risultato…), ma avrà probabilmente anche contribuito a creare un uomo libero: di pensare, di agire, di confrontarsi con il mondo esterno.
Anche il Premio Nobel per la Letteratura Anatole France, in uno dei suoi libri, scrisse a tal proposito: «L’arte di insegnare consiste tutta e soltanto nell’arte di destare la naturale curiosità delle giovani menti, con l’intento di soddisfarla in seguito».
A conferma dell’enorme rilevanza del ruolo sociale ed educativo che hanno i docenti, si potrebbe ricordare una curiosa usanza giapponese. Si dice infatti che le uniche persone che, nel civilissimo paese del Sol Levante, non sono tenute ad inchinarsi davanti all’Imperatore quando lo incontrano, sono gli insegnanti; la motivazione di tale singolare e curiosa «esenzione cerimoniale» sarebbe che «senza insegnanti non ci sarebbero nemmeno imperatori». A quanto pare, questa usanza, sembrerebbe non sia vera; tuttavia, proprio in virtù delle nobili motivazioni che essa comunque nasconde e regala, ci piace davvero pensare che lo sia…
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