Cassino
28.03.2026 - 10:00
Stellantis
Un rientro figurativo sulle linee il 7 aprile, dopo lo stop che si protrarrà fino al 3, ma anche una previsione che va ben oltre e che vede all’orizzonte un mese sofferente. I sindacati sono convinti che i motori torneranno ad accendersi più in là.
La situazione attuale, infatti, continua a destare forte preoccupazione. I fermi produttivi annunciati fino al 7 aprile stanno già producendo effetti pesanti non solo sui lavoratori, ma anche sulle loro famiglie e sull’economia del territorio, sempre più esposta alle oscillazioni di una gestione industriale priva di certezze. A rendere il quadro ancora più critico sono le indiscrezioni che parlano di una possibile ripresa delle attività non prima della metà di aprile: un’ipotesi che, se confermata, aggraverebbe ulteriormente un clima già segnato da precarietà e mancanza di prospettive.
In questo scenario, emerge con forza la necessità di un cambio di passo deciso. Non è più sostenibile procedere tra annunci generici e promesse indefinite: ciò che serve è un piano industriale serio, credibile e verificabile. Un piano che sappia garantire volumi produttivi certi, investimenti reali e, soprattutto, l’assegnazione di modelli concreti in grado di dare stabilità all’intera filiera. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche al tema delle motorizzazioni ibride, snodo cruciale per accompagnare la transizione industriale senza sacrificare l’occupazione.
Il tempo dell’attesa è finito. I lavoratori, insieme a tutto l’indotto, chiedono risposte immediate, trasparenza sui tempi e un’assunzione di responsabilità che non può più essere rimandata. La disamina di Gennaro D’Avino, segretario generale Uilm Frosinone, è presto servita. «La manifestazione del 20 marzo ha rappresentato un momento importante di partecipazione e responsabilità da parte delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento Stellantise dell’indotto. Tuttavia, la situazione continua a peggiorare: i fermi produttivi annunciati fino al 7 aprile rappresentano un ulteriore danno per i lavoratori, per le loro famiglie e per l’intero territorio.
A destare ancora più preoccupazione sono le notizie che circolano in queste ore, secondo cui la ripresa delle attività produttive potrebbe non avvenire prima della metà di aprile. Se tali indiscrezioni fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un quadro ancora più grave e inaccettabile, fatto di incertezza continua e assenza di una programmazione credibile.
Non si può continuare a gestire uno stabilimento e un’intera filiera industriale in questo modo. Ancora più pesante è la ricaduta sull’indotto, che subisce in maniera amplificata ogni fermata produttiva, con conseguenze dirette sull’occupazione e sulla tenuta economica del territorio.
In vista del piano industriale annunciato per il 21 maggio, ribadiamo con forza che non saranno più accettabili annunci generici o promesse vaghe. Serve un piano credibile, sostenibile e verificabile, che garantisca volumi produttivi certi, investimenti concreti e soprattutto l’assegnazione di modelli reali. È fondamentale che venga assicurata una chiara prospettiva anche sul fronte delle motorizzazioni ibride, elemento indispensabile per sostenere la transizione e tutelare l’occupazione.
Chiediamo all’azienda risposte immediate, chiarezza sui tempi di ripresa produttiva e un’assunzione di responsabilità concreta. Il tempo dell’incertezza deve finire. I lavoratori e l’intero indotto non possono più aspettare». Dunque, voci ancora inascoltate, nel silenzio di cui si circonda la multinazionale sul futuro dello stabilimento, il più penalizzato del gruppo. Un quadro che penalizza un’intera area produttiva.