Cassinate
26.02.2026 - 13:00
Stellantis
È scoccata l’ora della mobilitazione perché tutti i nodi stanno arrivando al pettine. Appena dieci giorni di lavoro dall’inizio dell’anno. È questo il dato che, più di ogni analisi, racconta la profondità della crisi che sta attraversando lo stabilimento automobilistico di Cassino e l’intero comparto dell’indotto.
Un segnale allarmante che fotografa un territorio sempre più in affanno, con produzioni a singhiozzo, ammortizzatori sociali in scadenza e migliaia di lavoratori appesi all’incertezza. Secondo la Fiom-Cgil di Frosinone-Latina, la situazione attuale non è frutto del caso, ma la conseguenza diretta di scelte industriali giudicate insufficienti e di continui rinvii sui nuovi modelli e sull’elettrificazione. Le versioni di nicchia annunciate negli ultimi mesi, spiegano dal sindacato, non bastano a garantire la saturazione delle linee né a restituire prospettive concrete a un’area già duramente colpita dalla contrazione dei volumi produttivi.
Nel frattempo, l’indotto è in sofferenza, tra cassa integrazione, contratti di solidarietà e vertenze aperte.
Un quadro che alimenta preoccupazione sociale ed economica e che riaccende la richiesta di un confronto diretto con il Governo, affinché il destino dello stabilimento e del territorio non venga ulteriormente rinviato. Andrea Di Traglia, segretario Frosinone-Latina della Fiom-Cgilcommenta così l’ennesima ondata di fermi produttivo dal 27 febbraio al 6 marzo per lastratura, verniciatura e montaggio: «L’ondata di fermi produttivi stabilisce una cosa molto semplice: quanto dicevamo sul confronto tra quest’anno e lo scorso è sconcertante. Da gennaio abbiamo lavorato appena dieci giorni. Questo dato dà la misura dell’anno che ci aspetta e della profondità della crisi del settore, soprattutto su Cassino. Non sono le versioni annunciate a salvare la saturazione dello stabilimento: mi riferisco alla fantomatica versione del Grecale, così come alla reintroduzione dell’ordinabilità di Giulia e Stelvio Quadrifoglio. Non sono questi i risultati attesi; anzi, rappresentano il raschiare il fondo del barile, rivolgendosi esclusivamente agli affezionati del cuore sportivo del marchio.
Non sono misure sufficienti a dare risposte a un territorio ormai in ginocchio sul fronte automotive. Questi dieci giorni di lavoro sono imputabili alle scelte scellerate di Stellantis, che continua a muoversi nell’immobilismo, soprattutto per quanto riguarda il piano industriale di Cassino. L’elettrificazione dei modelli Giulia e Stelvio, che avrebbe dovuto partire a settembre, è stata spostata al 2028 con la motivazione dell’ibridizzazione. Ma l’ibrido lo attendiamo dal 2018, dal piano industriale di Marchionne: l’ibridizzazione di Giulia e Stelvio è l’ennesima scusa per rinviare ancora.
L’indotto e la componentistica sono in ginocchio. Penso alla vertenza Trasnova, dove si è preferito cessare i rapporti di lavoro nonostante un tavolo ministeriale aperto; a ciò che sta accadendo in Atlas, dove si è arrivati a svolgere quattro ore di pulizie interne distribuite nella settimana; penso a Lear, Denso, Tiberina: tutte realtà interessate da cassa integrazione e da contratti di solidarietà in scadenza. Anche il Cds per Stellantis scade ad aprile di quest’anno.
È urgente mobilitarsi sul territorio e far comprendere al Governo che la discussione va spostata direttamente a Palazzo Chigi, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Questo territorio soffre più di altri: lo stabilimento è ormai esposto a un rischio elevato che non può più essere arginato. Non è più possibile non intervenire, perché il tempo è poco e i lavoratori stanno pagando il prezzo più alto. Tutto si riflette sui loro stipendi e sul potere d’acquisto, ormai eroso, generando una crisi di sistema senza precedenti: gli stabilimenti si stanno spegnendo per consunzione.
Siamo arrivati a una fabbrica scesa sotto la soglia dei 2.200 operai. Non è più rinviabile un’azione territoriale forte e rivendicativa nel panorama nazionale, dove gli unici investimenti realizzati da Stellantis negli ultimi tre anni ammontano a 770 milioni di euro, destinati però a incentivare l’uscita di quasi diecimila lavoratori, senza un euro su sviluppo e ricerca, nel frattempo trasferiti oltralpe. Gli investimenti esistono, ma non in Italia. E alla luce di questa situazione, non è più rinviabile agire».
Intanto martedì 3 alle 16 la consulta dei sindaci del Cassinate incontrerà le parti sociali per un appuntamento decisivo e per una unitarietà di intenti in vista del tavolo ministeriale dell’11 marzo. Un’altra tappa decisiva nella mobilitazione generale che si sta innescando intorno allo stabilimento Stellantis di Cassino
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