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Cassino

Gianni Pontarelli torna a casa

Domani sera al Manzoni “Johnny Ponta, figlio di questa terra”

 Johnny Ponta

Gianni Pontarelli torna a casa, con la sua chitarra, le note country ma soprattutto con un bagaglio di storie che lo uniscono alla città dove ha frequentato il liceo, Cassino. Domani sera al teatro Manzoni (dalle 21) terrà un concerto che non sarà composto solo di buona musica, con brani tratti dai suoi tre album. No, ci sarà dell’altro all’evento “Johnny Ponta, figlio di questa terra”, organizzato in collaborazione con la Pro loco del suo paese (Vallemaio) e Radio Cassino; la passione per la musica in primis, il racconto, attraverso le canzoni, di un percorso che lo ha portato a fare il medico in provincia di Bolzano senza mai dimenticare le origini, gli amici. «Credo che suonare qui, dove tutto è iniziato, rappresenti un momento straordinario sotto ogni punto di vista - dice Gianni Pontarelli - io stesso all’inizio non credevo fosse possibile, poi, invece, sono stati proprio gli amici di sempre a incoraggiarmi e a rendere concretamente fattibile il concerto. Nelle mie canzoni metto tutto me stesso, alcune contengono storie vissute, pezzi di biografia personale e familiare, tutto seguendo il ritmo country che amo; è una musica “popolare”, come la si definirebbe oggi, ma è altresì un suono che collega gli uomini alla natura, agli animali e io amo entrambi».

Sul palco una band costituita per l’occasione e già più che affiatata come dimostrano le immagini delle prove diffuse in questi giorni con Sebastiano Scittarelli, Ivo Di Traglia e Vincenzo Mancini. Il repertorio è un mix di pezzi tratti da Maval (2016), Provaci (2018), Country love (2020). Se provi a chiedere a Gianni Pontarelli come unisce il lavoro di medico (anche nei pronto soccorso) e quello di musicista ti guarda stupito e dice che «è la stessa cosa». Chi lo conosce bene sa che il rapporto con l’ambiente è un elemento essenziale nello studio delle canzoni, negli arrangiamenti, nei testi. E infatti confessa che molte idee e bozze di brani sono arrivate mentre era in giro con il suo cavallo e i cani al seguito, oppure quando attraversava un parco con la moto.

«Ho iniziato a strimpellare con la chitarra da bambino e avevo anche un piccola armonica, poi non ho mai smesso e non voglio smettere - dice - Ritengo che ci siano storie o momenti, immagini che colpiscono un artista e gli entrano dentro, dando il “la” per una canzone, per un racconto in musica. E penso che sia questo ciò che apprezza il pubblico». Poi ci sono cose che non dice apertamente Gianni Pontarelli: per esempio il suo impegno per aiutare i più deboli, l’ippoterapia praticata per anni con tanti ragazzi disabili, il volontariato, l’ascolto, la formazione alla profilassi pubblica con i pazienti, che dopo il Covid è diventata per lui un impegno costante. E infine (ma non ultimi), gli amici, i compagni di scuola della VA del liceo scientifico “Pellecchia”, due di loro non ci sono più e domani sera, in qualche modo, il concerto è per gli “assenti” di quell’aula.

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