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Il nuovo regime di licenze per il gioco online entra nella fase successiva, gli operatori attendono le approvazioni

Il nuovo regime di licenze per il gioco online entra nella fase successiva, gli operatori attendono le approvazioni

La riforma è ufficialmente in atto, il 2026 sarà un anno spartiacque per capire come cambierà davvero il mercato. Il costo delle concessioni è stato alzato a 7 milioni di euro e sono già state assegnate 52 licenze a 46 operatori. Quali sono i prossimi step e cosa succederà nei prossimi mesi?

Il nuovo regime ha fatto il suo debutto il 13 novembre 2025, l'Italia ha scelto di chiudere la lunga stagione di concessioni prorogate, adesso è iniziata la fase in cui si punta sui requisiti tecnici, sulla tracciabilità e sulle tutele. Per gli operatori c'è il tetto massimo di cinque concessioni per singolo gruppo e c'è anche l'obbligo di attivare il servizio entro sei mesi dal rilascio. Oltre a questo, è stato introdotto anche il canone annuo pari al 3% del margine netto. Insomma, il mercato italiano sta cambiando e si sta rinnovando, forse anche per mantenere alta la sua competitività. Non a caso, infatti, gli utenti hanno l'imbarazzo della scelta tra concessioni italiane e concessioni estere, per esempio ci sono i casino bonus immediato senza deposito e senza documento che si appoggiano su licenze internazionali e che fanno concorrenza all'offerta italiana. La scelta degli utenti resta libera e informata, la cosa più importante è conoscere a fondo i termini e le condizioni dei singoli operatori in modo da assicurarsi che ci siano le massime tutele.

Perché il riordino ha cambiato davvero il mercato

Il Libro Blu ADM pubblicato nel 2025 segnala che nel 2023 la raccolta del gioco a distanza è salita del 12,95% e che la spesa ha toccato 4,35 miliardi di euro. I giochi di abilità pesavano per il 78,08% della raccolta online, mentre il gioco a base sportiva valeva il 17,11%. In un comparto così grande, il legislatore ha scelto di alzare la soglia d'ingresso e di rendere il perimetro molto più leggibile.

Il decreto legislativo 41 del 2024 dice con chiarezza che la raccolta a distanza dei giochi pubblici passa da una concessione rilasciata con gara pubblica e che questa concessione ha una durata massima di nove anni. Questo è il segnale che Roma ha deciso di passare da un mercato molto frammentato a un impianto più selettivo, dove ogni operatore deve dimostrare struttura, esperienza e capacità di reggere costi e controlli più severi lungo tutta la vita della licenza.

Dai bandi alle aggiudicazioni, il 2025 ha chiuso la partita formale

La finestra per presentare le domande si è aperta il 31 marzo 2025 e si è chiusa il 30 maggio 2025. Dopo l'esame della commissione giudicatrice, le domande ammesse sono diventate 46 per un totale di 52 concessioni. L'aggiudicazione è poi arrivata il 17 settembre 2025, mentre la proroga tecnica delle vecchie concessioni è stata spostata fino al 12 novembre 2025. Dalla mezzanotte del 13 novembre è partito il nuovo sistema concessorio.

Ecco i numeri che fanno capire quanto il mercato sia cambiato:

  • 46 domande ammesse dalla commissione
  • 52 concessioni assegnate nel nuovo assetto
  • 7 milioni di euro una tantum per ogni concessione
  • fino a 364 milioni di euro complessivi teorici di corrispettivi iniziali, calcolando 52 concessioni per 7 milioni ciascuna

Questo significa che la fase delle approvazioni, cioè quella della selezione formale dei vincitori, si è sostanzialmente chiusa nel 2025. Nel 2026 il discorso è diverso, gli operatori non aspettano più di capire se il nuovo regime esiste davvero, ma stanno misurando i tempi e l'impatto della sua piena messa a terra.

Cosa cambia per i marchi, i domini e i conti di gioco nella nuova fase operativa

Il decreto prevede l'attivazione di un sito con dominio di primo livello nazionale direttamente gestito dal concessionario e collegato alla sua concessione. Sul sito deve comparire in modo obbligatorio il logo o il marchio del concessionario. In più, chi ottiene una nuova concessione riceve un numero identificativo diverso dal precedente. Serve a rendere molto più chiara la riconducibilità tra piattaforma, marchio e titolo autorizzativo.

L'articolo 6 del decreto lega la raccolta a distanza a un contratto di conto di gioco tra concessionario e giocatore, regolato dalla legge italiana, con identificazione certa del cliente e divieto di frammentazione del conto tra singoli prodotti o app. Per chi sta sul mercato vuol dire meno opacità, meno sovrapposizioni e più responsabilità diretta del concessionario sul prodotto che mette online.

La fase due è partita, ma il quadro finale non è ancora del tutto chiaro

Le concessioni sono state assegnate, il nuovo sistema è entrato in vigore e le pagine ADM sulla trasparenza continuano a mostrare aggiornamenti sulla procedura di integrazione della convenzione di concessione. Questo suggerisce che la fase davvero attuale non sia più quella del bando, ma quella dell'assestamento operativo e contrattuale.

Resta però qualche nodo aperto. Il più visibile riguarda i PVR, i punti vendita ricariche: il Consiglio di Stato ha rinviato al 24 settembre 2026 l'udienza di merito su un contenzioso che pesa sulla stabilità di una parte del quadro regolatorio. Questo vuol dire che la riforma è partita davvero, ma la sua versione definitiva si capirà solo quando anche l'ultimo tratto della filiera, dai rapporti contrattuali agli snodi distributivi, avrà trovato un equilibrio.

 

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