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I dati

Imprese, ecco l'effetto Lazio: Frosinone sugli scudi. La ripresa c'è

Rapporto Unioncamere: il tasso di crescita della Regione è il più alto in Italia. Le province fanno segnare passi avanti importanti. E invertono il trend

Il Lazio prosegue nella sua risalita su diversi versanti. Infatti, dopo essere stata nominata la regione più competitiva e quella in cui i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria sono saliti maggiormente, adesso il Lazio è anche il primo territorio in Italia per aumento del numero di imprese, registrando una crescita di 9.026 attività.

Le imprese tre volte più "vive"
I numeri del rapporto diffuso da Unioncamere-Movimprese sulla natalità e la mortalità delle imprese italiane nel 2019 sono chiari: nel Lazio si registra un tasso di crescita del +1,4%, un valore tre volte superiore a quello nazionale, comunque positivo e che si attesta al +0,44%. Entrando nel dettaglio, il Lazio oggi conta ben 662.514 imprese, le quali rappresentano il 10,9% del totale delle imprese italiane.

La distribuzione provinciale
Tutte le province del Lazio hanno contribuito al risultato straordinario raggiunto dalla regione. Insomma, ogni territorio apre l'anno in positivo e tutte partecipano a questo traguardo. Ma come in ogni classifica che si rispetti, c'è chi ha fatto più di altri.
Rieti è la sesta provincia nella classifica nazionale e seconda in quella regionale (la prima è Roma): nel 2019 ha registrato 1.064 nuove imprese, a fronte delle 875 chiuse, con un saldo positivo di 189 attività e una crescita del +1,24%. Segue Latina, terza nel Lazio e 18esima in Italia: sono 3.637 le nuove imprese e 3.186 quelle cessate, per un saldo positivo di 451 attività e un tasso di crescita del +0,78%.

Poi c'è Frosinone, 23esima in Italia e quarta nel Lazio: 2.729 nuove iscrizioni, 2.427 cessazioni, saldo positivo di 302 imprese e tasso di crescita dello 0,63%. Chiude la classifica Viterbo, 32esima in Italia: 2.142 nuove iscrizioni, 1.973 cessazioni, saldo positivo di 169 attività e tasso di crescita dello 0,45%, comunque più alto della media italiana. A fare da padrona nella classifica regionale è comunque Roma Capitale: 30.380 le nuove imprese, a fronte delle 22.285 che hanno chiuso, per un saldo positivo di 8.905 imprese e un tasso di crescita dell'1,62%.

Zingaretti: «Lazio attrattivo»
«Ottimo risultato. Il Lazio si conferma una regione attrattiva per le nuove imprese – ha commentato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Diventare imprenditore è un atto di coraggio e di fiducia nel futuro, il compito delle istituzioni è quello di aiutare e supportare queste iniziative. Aumentano le imprese e aumentano anche le responsabilità della nostra amministrazione.

Il nostro impegno in questi anni è stato proprio quello di creare le condizioni migliori per far nascere nuove imprese e far crescere quelle esistenti. Green economy, Semplificazione, Internazionalizzazione e Digitalizzazione sono le azioni chiave su cui puntiamo da sempre per migliorare la nostra competitività e garantire una crescita sostenibile. C'è ancora molto da fare ma il Lazio cresce e questo è fondamentale per garantire una migliore qualità della vita dei cittadini e nuove opportunità di lavoro anche per i giovani».

Buschini: «Dobbiamo proseguire»
«Nel 2019 le imprese sono 622.514 unità, pari al 10,9% del totale delle imprese italiane, mentre a Frosinone e provincia il 2019 fa registrare un saldo attivo, tra aziende cessate e nuove iscrizioni, pari a 302 imprese - ha dichiarato il presidente del consiglio regionale, Mauro Buschini - Numeri positivi che vengono dopo una lunga crisi e grazie all'impegno, al coraggio alle idee di imprenditori, di tanti lavoratori che con sacrificio hanno riconvertito le loro professionalità in nuovi settori, al ruolo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria e agli strumenti messi in campo dalla Regione Lazio che dal 2013 ha lottato in ogni modo per far uscire i nostri territori dalla tremenda crisi che aveva investito il Paese. Oggi dobbiamo proseguire con determinazione perché le imprese di alcuni settori sono in sofferenza e non possono essere lasciate sole».

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