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Colpi di Testa

'L'Italia delle stragi': quella lunga scia di sangue degli anni '70

12 dicembre 1969: l'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Nel saggio di Angelo Ventrone quegli avvenimenti che hanno sconvolto il Paese

Il 12 dicembre del 1969, e dunque esattamente cinquant'anni fa, il nostro Paese venne sconvolto da un terribile attentato dinamitardo. Un potente ordigno esplose infatti all'interno della filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano, causando la morte di 16 persone ed il ferimento di altre 88. Quell'evento, purtroppo, fu solo uno tra i primi di una lunga serie che sarebbe poi culminata con la terribile strage alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980, la quale provocò il decesso di 85 persone ed il ferimento di altre duecento. Con l'obiettivo di provare a fare chiarezza su questi e su altri inquietanti eventi che caratterizzarono quel decennio di sangue (ad esempio il cosiddetto "Golpe Borghese", la strage di Peteano, gli attentati di piazza della Loggia a Brescia, e quello sul "Treno Italicus"), lo storico Angelo Ventrone ha appena pubblicato, per Donzelli Editore, un interessante volume intitolato "L'Italia delle stragi – Le trame eversive nella ricostruzione dei magistrati protagonisti delle inchieste –1969 -1980" (237 pagine).

È lo stesso autore a spiegare che esso «si basa in gran parte sulla documentazione giudiziaria raccolta in mezzo secolo di indagini, e contribuisce a far luce sia sui protagonisti di quella drammatica stagione, che sulle conoscenze che sono state raggiunte».Per scriverlo, l'autore si è avvalso dell'aiuto di Pietro Calogero, Leonardo Grassi, Claudio Nunziata, Giovanni Tamburino, Giuliano Turone, Vito Zincani e Gianpaolo Zorzi, che furono tra i magistrati che si occuparono di alcune delle pagine più oscure della storia recentedella Un lavoro minuzioso che ricostruis ce uno dei periodi più bui della nostra storia favorendo il rientro delle forze moderate in un'area di centro… numerosi e autorevoli documenti…permettono di inquadrare l'escalation di attentati del 1969 nella categoria delle "misure" o "operazioni" clandestine di guerra non ortodossa contro il comunismo, che il governo degli Stati Uniti escogitò nel secondo dopoguerra del secolo scorso come strumenti essenziali di difesa collettiva dell'Occidente dall'imperialismo dell'Unione Sovietica e dei paesi con essa alleati nell'Europa Orientale».

Giovanni Tamburino, che si occupò invece dell'indagine sull'organizzazione eversiva della cosiddetta "Rosa dei Venti", a sua volta spiega, in maniera molto lucida e convincente, le ragioni che furono alla base di quel decennio di sangue (ed in verità non solo di quello…): «Sono i grandi interessi economici che conducono a uccidere, a fare le guerre e a realizzare le stragi. Una delle difficoltà nel far luce sui cosiddetti nostra Repubblica. Dalla lettura del libro emerge uno sconvolgente quadro di insieme del sistema politico, militare e giudiziario che esisteva all'epoca nel nostro paese. Si legge, nella bandella di copertina: «È l'Italia delle stragi, la cupa stagione in cui si succedono attentati con decine di morti innocenti, trame imbastite da gruppi neofascisti, depistaggi, indagini di polizia inquinate da omissioni e coperture, manovre golpiste tra gli alti gradi militari, fomentate dall'intervento attivo di molte agenzie di spionaggio, italiane e straniere…l'intento di questo volume è di descrivere…. dando direttamente la parola ai magistrati, la verità di insieme che si ricava».

I dettagliati resoconti dei giudici inquirenti che hanno coadiuvato Ventrone giungono a conclusioni inquietanti perché coinvolgono ed "accusano", più o meno direttamente, anche una parte delle stesse istituzioni. Scrive infatti Piero Calogero, uno dei magistrati che portarono avanti le indagini sulla strage di piazza Fontana a Milano: «È inevitabile pensare all'opera sotterranea di forze istituzionali capaci di promuovere e gestire le iniziative stesse, tanto politiche, quanto terroristiche, all'interno di una unitaria prospettiva costituita dalla conservazione e dalla stabilità dell'ordine vigente. Più precisamente, all'opera di centri di potere interni alle istituzioni nazionali e sovranazionali, in specie americani, che, azionando la leva del terrorismo e altri strumenti di pressione idonei a incidere politicamente sull'assetto dell'esecutivo, si proponevano di condizionare i meccanismi del consenso e della sovranità popolare, impedendo l'apertura del sistema delle forze di sinistra, e misteri d'Italia, e che ne mantiene taluni ancora irrisolti, consiste nella nebbia colorata di ideologia che nasconde la sostanza. Troppe volte si è andati infatti nella ricerca della logica del terrorista, piuttosto che verificare l'interesse economico retrostante.

La domanda "perché si uccide?" va spesso tradotta nella domanda "chi paga per uccidere?". La spiegazione di alcuni fenomeni –il viscerale anticomunismo, le appartenenze massoniche, le deviazioni dei Servizi, la potenza della Mafia, lo sviluppo straordinario in Italia della criminalità nelle sue varie forme, la corruzione endemica –non può esaurirsi attraverso l'interpretazione storico-ideologica-sociologica: richiede una ricostruzione anche in chiave economico-finanziaria.
La motivazione finale e decisiva dell'agente del Servizio, dell'informatore, del professionista del terrore, della deviazione, del depistaggio, del doppio gioco, spesso non è ideologica». Tali condivisibili considerazioni, a ben vedere, probabilmente valgono anche per la fase terroristica di diversa matrice politica che dilaniò il nostro paese più o meno nello stesso periodo.
Quella che, attraverso metodologie diverse da quelle tradizionalmente attuate dall'eversione nera (che invece "privilegiava" spesso obiettivi indiscriminati), tendeva invece a colpire in maniera quasi sempre mirata coloro i quali erano ritenuti i nemici dell'ideologia di sinistra. Sempre di stragi si trattava. Sempre di vili attentati. Era diversa solo la colorazione. Era rossa, ma anch'essa tinta del sangue di decine di innocenti…

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