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Nel bilancio

Due milioni l'anno ai piccoli Comuni fuori dalla Zes

La Regione riconosce il rischio di squilibrio territoriale e prevede ristori

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La sede della Regione Lazio

C’è una interessante novità nella manovra finanziaria della Regione Lazio. Si tratta dell’articolo 15 che introduce una sorta di meccanismo di compensazione economica per i Comuni del Lazio rimasti fuori dal perimetro della ZES Unica del Mezzogiorno. Si tratta di un intervento normativo e politico di enorme peso, perché sancisce per la prima volta – in modo esplicito e ufficiale – che l’esclusione dalla ZES genera “disparità territoriali” e “penalizzazione competitiva” per le aree limitrofe. La Regione mette sul tavolo 6 milioni di euro nel triennio 2026–2028, destinando 2 milioni l’anno a un fondo specifico per i Comuni esclusi. Le risorse serviranno a sostenere l’economia locale, incentivare microimprese e artigiani, finanziare interventi sociali, combattere lo spopolamento e favorire la resilienza dei territori lasciati fuori dalla fiscalità agevolata della ZES. Il provvedimento individua i beneficiari: i fondi andranno ai Comuni delle province di Latina e Frosinone sotto i 15.000 abitanti e con confini territoriali prossimi alla ZES, in base a criteri che saranno stabiliti dalla Giunta. La relazione tecnica fornisce un elemento ulteriore: prendendo come riferimento una distanza fino a 20 km dal confine ZES, i Comuni potenzialmente coinvolti sarebbero circa cinquanta.

La ratio politica della misura è chiara: dopo le polemiche sul cosiddetto inserimento “a macchia di leopardo” nella ZES e il rischio concreto che il resto del Lazio meridionale venisse penalizzato nella capacità di attrarre investimenti, la Regione interviene per riequilibrare gli effetti di un disegno territoriale che ha suscitato proteste tra sindaci, imprenditori e forze economiche locali.

Di fatto, l’articolo 15 rappresenta la prima forma organica di perequazione regionale connessa alla ZES: un paracadute economico pensato per tutelare le aree escluse dai benefici fiscali diretti. Il messaggio istituzionale è chiaro: il vantaggio competitivo della ZES non deve provocare desertificazione industriale nei Comuni confinanti. La legge di stabilità, normalmente un esercizio di routine di contabilità pubblica, assume così un carattere eccezionale. Come evidenziato durante la discussione in Commissione Bilancio, la previsione normativa e finanziaria connessa alla ZES è un intervento “straordinario, mai visto prima” nel Lazio. È un passaggio politico significativo, perché riconosce un principio spesso sottovalutato: lo sviluppo economico non può essere indirizzato solo ad alcune zone a scapito delle altre.

Se la ZES resta la leva principale per attirare investimenti e insediamenti produttivi, la nuova misura di compensazione può diventare la chiave per evitare che territori già fragili dal punto di vista demografico e occupazionale scivolino ulteriormente nella marginalità. Il Lazio meridionale, storicamente diviso tra poli industriali e aree interne arretrate, trova in questo intervento un primo tentativo di riequilibrio. Il vero banco di prova arriverà nei prossimi mesi, quando la Giunta definirà i criteri applicativi e i Comuni potranno presentare progetti. Molto dipenderà dalla rapidità nella distribuzione dei fondi e dalla qualità delle iniziative locali, perché il rischio – sempre presente – è che risorse preziose vengano disperse in microinterventi isolati anziché in strategie strutturali. Ma intanto il segnale politico è arrivato: la Regione riconosce la criticità e prova a rimediare. In un Lazio che sta ridisegnando la propria geografia produttiva, la sfida è grande: crescere sì, ma tutti insieme.

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