Comune
22.04.2026 - 16:30
Le tre vittorie consecutive del centrosinistra al Comune di Frosinone furono costruite lungo l’asse tra Ds, Margherita-Ppi e Partito Socialista. Due volte sindaco Domenico Marzi (dal 1998 al 2007), una Michele Marini (dal 2007 al 2012). Poi tre sconfitte di fila e il ribaltone a favore del centrodestra: due successi di Nicola Ottaviani (2012 e 2017), uno di Riccardo Mastrangeli (2022). Con un centrosinistra diviso: nel 2012 tra Michele Marini e Domenico Marzi, nel 2017 con la frattura tra Fabrizio Cristofari e Michele Marini, nel 2022 con Domenico Marzi alla guida di una coalizione nella quale non c’erano Vincenzo Iacovissi (Psi) e Mauro Vicano (Azione più liste civiche). Entrambi in corsa per la fascia tricolore. Un’ultima cosa: nel 2017 Vincenzo Iacovissi ritirò la candidatura a sindaco per tenere il quadro politico, favorendo dunque la designazione di Cristofari. Oggi, a meno di quindici mesi dalle elezioni comunali, la domanda è: ci sono gli spazi per una ricomposizione del quadro e dunque per una convergenza unitaria sul candidato sindaco?
Qualche contatto c’è già stato, ma la prossima settimana ci sarà un confronto vero tra le rispettive delegazioni. Probabilmente di livello cittadino. Il Psi ha da tempo ufficializzato la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi (capogruppo e vicesegretario nazionale), sostenuto dalla coalizione La Frosinone di Domani, composta da quattro liste: Psi, Frosinone Aperta, Provincia in Comune, Area Vasta. Il Partito Democratico ha effettuato il congresso del circolo cittadino e come segretario è stato eletto Stefano Pizzutelli. Il quale ha detto nella sua relazione: «La risposta dei cittadini non è nelle urne ma nei treni e nei palazzi vuoti. Da qui la necessità di ricostruire un Campo Largo, partendo dal dialogo con Socialisti, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ma soprattutto puntando su una forte dimensione civica. Daremo ampio spazio anche ai contenuti programmatici: ambiente, servizi sociali, mobilità, cultura e qualità urbana. Le scelte della destra, dal Brt alle piste ciclabili, invece di far progredire la città l’hanno fatta retrocedere di vent’anni. Vengono viste dai cittadini come impedimenti alla vita quotidiana, scelte calate dall’alto solo per complicare la vita e non per migliorarla. Vorrei il funzionamento e non lo pseudo raddoppio dell’ascensore inclinato, la lotta all’inquinamento con moderni dispositivi mangia smog, il blocco all’ulteriore consumo del suolo». Ancora: «Ho una sola ossessione, un solo piano: vincere. Prendere la città, spazzare via ragnatele e rassegnazione. Voglio essere il segretario di un partito vivo, forte, aperto al contributo del direttivo, della segreteria, dei 651 iscritti, di tutti i cittadini, soprattutto di tutti coloro che ci giudicano vecchi e stantii».
Le trattative sono iniziate e c’è la consapevolezza che non saranno semplici e neppure scontate. Da una parte va considerato il quadro politico regionale: a giugno 2027 nel Lazio si vota in tantissimi Comuni, tra i quali 4 capoluoghi: Roma, Frosinone, Viterbo, Rieti. L’esigenza di ricostruire il centrosinistra, più del Campo Largo, peserà. In quest’ottica il Pd potrebbe decidere di sostenere il candidato sindaco socialista. Poi c’è l’aspetto strettamente locale. Nei Democrat c’è chi (per esempio il consigliere Norberto Venturi) insiste affinché il partito non rinunci all’opzione di esprimere il candidato sindaco. Nell’ambito di un confronto tra alleati aperto ad ogni soluzione. Nei Dem il nome più forte rimane quello di Angelo Pizzutelli. Il confronto si svilupperà dentro i confini delineati dal quadro regionale e dalle dinamiche locali. La domanda è: potrà essere trovato un punto di caduta condiviso che veda tutti motivati e senza defezioni nelle liste? Parafrasando quella celebre canzone, lo scopriremo solo vivendo. Ma in tempi rapidi.
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