L'analisi
21.04.2026 - 08:00
Sono passati cinquantuno giorni dal congresso svoltosi alle Terme di Pompeo, a Ferentino. E quarantaquattro dalle elezioni alla Provincia, che hanno sancito il sorpasso di Fratelli d’Italia anche tra gli amministratori locali. Eppure il Partito Democratico fatica a ritrovare la “bussola”. Il confronto con il presidente della Provincia Luca Di Stefano si terrà all’inizio della prossima settimana e la delegazione dei Democrat sarà composta dal segretario della Federazione Achille Migliorelli dai tre consiglieri, Enzo Salera, Luigi Vittori e Luca Fardelli. L’intenzione di Di Stefano è quella di attribuire le deleghe a tutti i 12 consiglieri provinciali. Il Pd non è più maggioritario, ma in ogni caso è probabile che continuerà a gestire alcune competenze. Il vero punto è quello della prospettiva, sia politica che temporale. Perché a fine anno termina il mandato del presidente e alle urne per il rinnovo si andrà con ogni probabilità a marzo 2027. Quattro anni fa Luca Di Stefano venne eletto con il sostegno sia di Francesco De Angelis che di Sara Battisti, che allora facevano parte della stessa componente interna, Pensare Democratico. Oggi Francesco De Angelis (presidente del Pd Lazio) è il referente di AreaDem, Sara Battisti (consigliere regionale e presidente provinciale) di Rete Democratica. Ma per entrambi la ricandidatura alla presidenza della Provincia di Luca Di Stefano è più di un’opzione.
Diverso il discorso per il sindaco di Cassino Enzo Salera. Non soltanto perché potrebbe proporre la sua designazione alla presidenza, ma perché da tempo si muove da battitore libero. E sulla scacchiera medita la “mossa del cavallo”. Poi è rimasta aperta la questione della vicesegreteria. Carica rivendicata sia da Parte da Noi di Danilo Grossi (che per l’intera stagione congressuale è stata alleata di AreaDem), che dai Riformisti di Antonio Pompeo (che ha un asse di ferro con Rete Democratica). Matassa non semplice da sbrogliare, al punto che della questione erano stati investiti i leader regionali: il segretario e consigliere regionale Daniele Leodori (AreaDem) e il parlamentare Claudio Mancini (Rete Democratica). Peraltro il 1° marzo scorso al congresso provinciale non passò inosservata l’assenza di Marta Bonafoni, consigliere regionale, coordinatrice della segreteria nazionale e punto di riferimento dell’area della Schlein (Parte da Noi).
Il Collettivo Parte da Noi ha evidenziato l’altro ieri in una nota: «Abbiamo sostenuto Achille Migliorelli dall'inizio, in un percorso lungo e non privo di difficoltà. Lo abbiamo fatto perché credevamo, e crediamo oggi ancora di più, che rappresentasse la possibilità di portare il Partito Provinciale nel solco tracciato dalla segreteria nazionale, unendo l’attivismo che l’ha sempre visto protagonista, ad un percorso di innovazione e cambiamento. Riteniamo che la sua guida non debba essere condizionata, perché lo riteniamo capace di costruire una linea politica inclusiva e condivisa capace di coinvolgere tutto il partito. Proprio per questo diciamo con altrettanta chiarezza che è tempo di fare un passo avanti sul piano organizzativo. Il congresso della Città capoluogo e l'impegno per le prossime elezioni comunali, grazie ad Achille, hanno messo il Pd nella direzione giusta, ma il segretario non può continuare a lavorare in una condizione in cui ogni decisione politica lo espone personalmente, senza una struttura che lo sostenga e gli consenta di agire a nome dell'intera comunità. La segreteria politica va nominata, e la prima Direzione Provinciale va convocata. Questi passaggi sono necessari ed inderogabili affinché il segretario possa lavorare con la squadra che si è costruito, possa distribuire responsabilità e possa affrontare i prossimi mesi con la solidità che la situazione richiede. Tenere il partito in un eterno congresso, dove ogni scelta riapre le ferite di ieri invece di guardare a domani, non giova a nessuno». È chiaro che Parte da Noi torna a chiedere un’accelerazione ad Achille Migliorelli. Anche sulla vicesegreteria.
C’è però l’altra metà del cielo del Pd, rappresentata dalle componenti di Sara Battisti e Antonio Pompeo. Il congresso unitario si è potuto celebrare perché c’è stata un’intesa favorita sì dall’accordo sul piano regionale tra Daniele Leodori e Claudio Mancini. Ma nell’ambito di quell’accordo Sara Battisti ha ritirato il proprio candidato alla segreteria, Luca Fantini. Un ragionamento dal quale è complicato prescindere. Ma c’è soprattutto una considerazione che non può essere bypassata: nel 2027 ci saranno le elezioni politiche e quelle amministrative in tantissimi Comuni del Lazio. Tra i quali 4 capoluoghi su 5: Roma, Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti. Inoltre a febbraio 2028 ci saranno pure le elezioni alla Regione Lazio. Difficile pensare che il Pd possa continuare a dividersi in una provincia come quella di Frosinone. Difficile, ma non impossibile se si fa riferimento non soltanto ai “precedenti” ma anche al clima attuale. Un altro aspetto da considerare è quello delle alleanze, proprio perché tra un anno l’agenda elettorale sarà piena ovunque. Il Pd appare orientato non solo a muoversi in una direzione di Campo Largo ma pure a ricostruire il perimetro del centrosinistra dappertutto. Ed è questo il motivo per il quale al Comune di Frosinone nessuno può escludere l’opzione che alla fine i Democrat possano sostenere la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi, capogruppo e vicesegretario nazionale del Partito Socialista Italiano.
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