L'editoriale
14.04.2026 - 15:00
Il sindaco di Sora Luca Di Stefano
Il ritorno all’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali è scomparso dai radar. Non che manchino i segnali (sporadici), ma il punto è che per andare a dama su una questione del genere è necessario che i partiti trovino un’intesa totale. Perfino, anzi soprattutto, sulla rapidità dei tempi. Al tempo stesso però ci si rende conto di quanto la Provincia sia rimasta centrale nelle dinamiche territoriali. Sia sul piano amministrativo che politico. La conferma anche in queste ore, perché si sta parlando di deleghe. Alcune fondamentali: pensiamo alla viabilità e all’edilizia scolastica. Poi, bando alle ipocrisie: la corsa alla presidenza è una delle tematiche più “sentite” dagli amministratori locali. E dai leader. Vero che non parliamo (dal 2014) di elezione diretta e che quindi il “popolo sovrano” resta a casa. C’è però un aspetto che non va sottovalutato. Alle politiche e alle regionali sono nella sostanza le segreterie dei partiti a stabilire non soltanto chi sarà in campo, ma chi potrà essere messo nelle condizioni di centrare l’obiettivo e chi no. Nell’ambito di alleanze che non possono essere certamente messe in discussione a livello locale. Mentre per quanto riguarda le comunali, negli enti sotto i 15.000 abitanti i confini delle diverse liste hanno quasi sempre un profilo bipartisan. O trasversale.
Anche nei Comuni più grandi succede spesso che le dinamiche non siano proprio “rigide”. Basta guardare a quello che è successo a Sora, a Ferentino, a Veroli. Alla Provincia, da quando c’è la Delrio non sono mancati certamente i colpi di scena. Nessuno ha dimenticato il “derby” tra Antonio Pompeo ed Enrico Pittiglio. Ecco perché oggi nessuno può fare finta di meravigliarsi se non ci sono certezze sulle alleanze e sulle manovre che verranno definite quando, tra meno di un anno, si voterà per la presidenza.
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione