Frosinone
07.04.2026 - 10:35
La riunione dei big del Partito Democratico prima dell’inizio del congresso provinciale del 1° marzo scorso
C’è un filo che lega la definizione dell’ultima casella della governance della federazione provinciale del Pd al prossimo assetto della Provincia. Con riferimento soprattutto al ruolo dei Democrat. Ma non soltanto. Lo scorso 1° marzo si è svolto il congresso del Partito Democratico, dopo una lunghissima (e tormentata) “stagione” durata quattordici mesi. A gennaio 2026 l’accordo tra le “correnti”, indubbiamente favorito dall’imprimatur arrivato dal patto di ferro siglato tra il segretario e consigliere regionale Daniele Leodori e il parlamentare e responsabile degli enti locali nel Pd Lazio Claudio Mancini. Il primo uomo di punta di AreaDem, il secondo leader di Rete Democratica. L’intesa declinata sul territorio è nota: Achille Migliorelli (AreaDem) segretario, la consigliera regionale Sara Battisti (Rete Democratica) presidente. Ma è rimasto un tassello da incastrare per completare il “puzzle”.
Quello della vicesegreteria. Carica rivendicata sia da Parte da Noi di Danilo Grossi che dai Riformisti di Antonio Pompeo. La componente Parte da Noi ha sostenuto Migliorelli, in un’alleanza con AreaDem di Francesco De Angelis. Mentre i Riformisti di Antonio Pompeo hanno un’intesa d’acciaio con Rete Democratica di Sara Battisti. Il giorno del congresso non passò inosservata l’assenza di Marta Bonafoni, consigliera regionale e coordinatrice della segreteria nazionale. Punto di riferimento di Parte da Noi. Ma chi deve risolvere la situazione? Le versioni sono due. Secondo alcuni dovrà essere il segretario provinciale Achille Migliorelli a trovare una “sintesi”. Mentre per altri saranno Daniele Leodori e Claudio Mancini a trovare la “quadra”. Vedremo. Gli spazi di manovra sono stretti.
Danilo Grossi ha detto nel suo intervento al congresso: «Per quanto riguarda il vicesegretario unico, l’accordo era che venisse attribuito alla nostra area politica. Siamo sicuri che l'accordo verrà rispettato ma se così non dovesse essere, non faremo parte della segreteria Migliorelli. È una questione di dignità». Ha voluto sottolineare “vicesegretario unico”. Dal canto suo Antonio Pompeo ha sviluppato un ragionamento centrato sulla necessità di dare rappresentanza ad un consenso elettorale parametrato sul modello delle regionali. Quando lui (primo dei non eletti) ottenne più di 15.000 preferenze. Tema condiviso da Sara Battisti (che di preferenze ne ottenne più di 17.000).
Poi, l’8 marzo, ci sono state le provinciali. Il Pd ha perso la leadership tra gli amministratori, eleggendo comunque 3 consiglieri: Luigi Vittori (Ferentino) è di AreaDem, Luca Fardelli (Cassino) fa riferimento a Sara Battisti (Rete Democratica). Poi c’è il sindaco di Cassino Enzo Salera, il quale formalmente continua a fare parte della componente di De Angelis (AreaDem). Ma ha fatto sapere che qualora la vicesegreteria non dovesse essere assegnata a Parte da Noi, allora lui salirebbe sulle barricate. I segnali li ha già inviati per la verità. Il primo a urne appena chiuse, quando sottolineò: «Ho combattuto da solo contro tutti». Il secondo nel corso della seduta inaugurale del “nuovo” Consiglio provinciale. Il sindaco di Cassino ha fatto notare che gli equilibri sono cambiati e che il centrodestra è maggioranza. Dunque, il Pd non può non considerare anche l’ipotesi di fare opposizione. Salera sa perfettamente che tra meno di un anno si voterà per il presidente della Provincia, carica alla quale potrebbe concorrere (ma non è scontato). L’obiettivo vero di Salera è provare a far saltare l’asse trasversale alla Provincia. E infatti il messaggio politico è rivolto ai leader del Pd.
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