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Referendum

Dopo il voto. I commenti degli esponenti dei partiti

Divisione sull’esito. Ma tutti plaudono alla partecipazione

Dopo il voto. I commenti degli esponenti dei partiti

La riforma della giustizia è stata bocciata dal referendum costituzionale. Un referendum sul quale l’interesse è cresciuto giorno dopo giorno e che, sebbene non di carattere politico, ne ha assunto sempre di più la connotazione. A urne chiuse, dopo la vittoria del no, si apre una fase di riflessione politica profonda, segnata da letture divergenti, ma accomunate da un giudizio condiviso sul dato dell’affluenza, quale importante e positivo segnale di partecipazione alla democrazia.

A scrutinio appena concluso, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha commentato: «Il popolo ha parlato, i referendum servono a questo. La considero un’occasione perduta per modernizzare il nostro Paese e allinearlo agli altri Paesi europei, però bisogna rispettare la volontà della maggioranza». E sulle paventate conseguenze sul governo nazionale ha detto: «La presidente è stata molto chiara, si va avanti. Mi sembra – ha aggiunto – che più che i contenuti abbia prevalso il sentimento, non contro la Meloni, ma proprio dell’antipolitica. In questo senso è stato presentato male sin dall’inizio, come se ci fosse stato il dubbio che ci potesse essere l’invasione della politica nell’ambito della magistratura, che invece sarebbe rimasta comunque autonoma e indipendente».

Interpretazione opposta rispetto al risvolto politico della consultazione, il segretario del Partito democratico del Lazio, Daniele Leodori, che parla di «prima vera sconfitta politica dell’attuale compagine di governo nazionale e del Lazio, con un’affermazione complessiva nella regione del 55%. È vero che il dato è molto influenzato dal voto di Roma e della provincia – ha argomentato – però anche nelle altre quattro province c’è una tenuta importante del no». E guardando alle prospettive future ha aggiunto: «C’è un impianto politico che ci permette di continuare a lavorare all’insegna dell’unità di una coalizione di opposizione all’attuale governatore, che peraltro si è speso molto per il sì. Un impegno – ha concluso – che, tuttavia, sembra evidenziare una presa ancora limitata sul territorio regionale».
Netta anche la posizione del presidente del Pd del Lazio, Francesco De Angelis«È stata una bella vittoria, con una partecipazione straordinaria e uno splendido messaggio per il Paese e per la democrazia. E non è un risultato neutro – ha sottolineato – Il governo ha trasformato questo referendum in uno scontro politico. E lo ha perso. Nonostante mesi di propaganda, gli italiani hanno scelto diversamente e hanno difeso l’autonomia della magistratura». E ha concluso: «Quando si toccano gli equilibri della Costituzione, il Paese risponde. Questo voto segna un punto chiaro: la destra non è più egemone come racconta. Da qui si apre una fase nuova. Mettiamo in campo un’alternativa forte, credibile, seria e di governo».

Entusiasta anche la consigliera regionale del Lazio Sara Battisti, che ha commentato: «È una gioia immensa vedere una risposta così chiara da parte delle cittadine e dei cittadini e dei giovani in modo particolare. Gli elettori hanno compreso fino in fondo il valore della scelta fatta: difendere la Costituzione significa anche tutelare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, a partire da quello giudiziario, presidio fondamentale dei diritti». Ha aggiunto Battisti: «La democrazia è viva quando le persone partecipano, si informano e scelgono con consapevolezza. L’alta affluenza lo dimostra chiaramente. Continuiamo su questa strada, con rispetto delle istituzioni e con la determinazione di chi crede nei valori costituzionali».
Un’interpretazione più orientata alla lettura territoriale, quella del deputato e segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Massimo Ruspandini. «Rispetto il voto della maggioranza degli italiani in questo grande bagno di democrazia – ha detto – e sono molto soddisfatto per il dato provinciale, con la nostra terra di Ciociaria che rimane fedele ai suoi principi». In provincia di Frosinone, infatti, il sì ha prevalso con il 52,31%. «Un risultato molto significativo – ha sottolineato – che vede la provincia in linea con il governo e con una storia e una tradizione di centrodestra che dimostra di voler mantenere».

Di diverso tenore il commento del deputato della Lega Nicola Ottaviani, che ha ironizzato: «Il voto degli italiani va sempre rispettato. Naturalmente, in caso di vacanze all’estero le mete più ambite rischiano di risultare la Bulgaria e la Grecia, perché sono le uniche due nazioni tra le 27 in Europa, ora insieme all’Italia, in cui non esiste la separazione delle carriere. In buona compagnia, ovviamente, anche di Russia e Cina. In realtà, al di là delle facili battute – ha aggiunto – si è persa una grande occasione per attivare una nuova stagione di riforme, che avrebbe fatto bene a tutto il Paese, rigenerando ed attuando anche lo stesso articolo 138 della costituzione, creato nel 1948 proprio per adeguare il diritto alla realtà moderna».
La deputata del Movimento Cinque Stelle, Ilaria Fontana, ha interpretato, invece, il voto come bocciatura non solo nel merito ma anche nel metodo del confronto istituzionale. «Il risultato – ha detto – rappresenta una risposta netta a un tentativo di riforma che non affrontava i problemi reali della giustizia e che, al contrario, rischiava di indebolire i principi di garanzia su cui si fonda il nostro ordinamento democratico. È stata respinta anche una modalità di intervento priva di dialogo e di reale confronto parlamentare che ha forzato tempi e strumenti senza il necessario coinvolgimento delle istituzioni. Abbiamo tutelato la giustizia e la Costituzione».

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