La stanza della domenica
15.02.2026 - 10:00
Oggi e domani la presentazione delle liste per le provinciali. L’appuntamento più importante per tutti i partiti. Con una certezza: i risultati, come al solito, avranno effetti forti nei principali Comuni: da Frosinone a Cassino, da Sora ad Alatri, da Anagni a Ceccano, da Ferentino a Veroli. Ovunque. È già successo. Succederà pure dopo l’8 marzo. Quando, a fronte di dodici consiglieri eletti, ci saranno almeno duecento scontenti. Rese dei conti inevitabili. Con uno scenario ulteriore, quello delle prossime candidature alla presidenza della stessa Provincia. A fine anno scade il mandato di Luca Di Stefano, che punta al bis. Da capire quanti e quali saranno gli avversari. Con la Delrio, alla poltrona più ambita dell’ente di piazza Gramsci possono concorrere soltanto i sindaci. Riflettori accesi su Enzo Salera (Cassino) e Germano Caperna (Veroli). Ma non soltanto. In settimana c’è stato il riassetto di giunta al Comune di Frosinone. Riccardo Mastrangeli ha nominato due nuovi assessori: Maria Teresa Spaziani Testa (Lista per Frosinone) e Massimo Sulli (Identità Frusinate). L’esecutivo è tornato a 9 componenti. Un passaggio reso possibile grazie al passo indietro di Laura Vicano, che poi ha sottolineato: «Ho comunicato al Sindaco che non sono interessata ad alcuna “exit strategy”». Ci torneremo. In questo modo il Sindaco ha voluto provare a mettere in sicurezza gli ultimi diciassette mesi di consiliatura. Due giorni prima del rimpasto dell’esecutivo la maggioranza aveva approvato il bilancio con 18 voti favorevoli. Il punto politico però è un altro: per le elezioni del 2027 non ci sono certezze per nessuno. Neppure per Mastrangeli.
La tentazione delle dimissioni e le provinciali
Senza ipocrisie: il Sindaco ha pensato seriamente di dimettersi entro il 24 febbraio per andare ad elezioni anticipate in primavera. Non lo ha fatto perché i big della sua coalizione erano contrari. A cominciare da Nicola Ottaviani, parlamentare e coordinatore della Lega in Ciociaria. Per Ottaviani la priorità è rappresentata dalle provinciali. L’obiettivo è la conferma di Andrea Amata, per la quale conferma c’è bisogno dei voti ponderati di Frosinone. Come la volta scorsa. Il fatto è che lo “strappo” di Roberto Vannacci a livello nazionale ha mandato in frantumi la “galassia del Carroccio” nel capoluogo. Il vicesindaco Antonio Scaccia è un fedelissimo della prima ora del Generale. E adesso la Lista per Frosinone di Scaccia esprime 2 assessori e 4 consiglieri. Il gruppo più numeroso della maggioranza. Complicatissimo fare finta di nulla. Per dirlo in modo semplice: lo scontro tra Salvini e Vannacci è frontale. Il voto ponderato delle provinciali è di facile lettura per gli addetti ai lavori. Se gli esponenti della Lista per Frosinone dovessero esprimersi per il candidato della Lega, quale sarebbe il giudizio di Vannacci? Il quale peraltro in nessun altro Comune italiano può contare su una simile rappresentanza. Fra l’altro non ci sono segnali di manovre di “sganciamento” di Antonio Scaccia dall’europarlamentare. Anzi. Per quanto riguarda le dimissioni di Laura Vicano, il ragionamento va inquadrato nell’ambito dell’accordo raggiunto al ballottaggio tra Riccardo Mastrangeli e Mauro Vicano. Quell’intesa è rimasta “monca” nell’ultimo scorcio della consiliatura. Il principio “pacta sunt servanda” dovrebbe valere sempre. Poco da girarci intorno. Si è creato un precedente: quanti la prossima volta se la sentiranno di fare un’intesa al secondo turno? Peraltro davvero si è perso il conto dei cambi di casacca nell’aula di Palazzo Munari. Soprattutto nella maggioranza, con un processo vorticoso di scomposizione e ricomposizione dei gruppi. Accompagnato da un principio “variabile” del richiamo al rispetto dei risultati elettorali per la rappresentanza in giunta. A volte è valso, a volte no. Si dice sempre che in futuro bisognerà porre maggiore attenzione alla composizione delle liste. Non cambierà nulla.
Nessuna certezza. Si naviga a vista. E senza direzione
Mastrangeli è il primo a sapere che tra un anno non ci saranno certezze. Il ragionamento è che ci sarà un tavolo regionale del centrodestra e Frosinone è un Comune capoluogo. Ma attenzione: la frattura con Forza Italia è già consumata. Fratelli d’Italia non ha affatto blindato la ricandidatura di Mastrangeli. E non lo ha fatto neppure la Lista per Frosinone. Il Sindaco da mesi si sta orientando su una coalizione dal profilo civico, ma adesso deve fare i conti con il “gran rifiuto” di Domenico Marzi, che sul bilancio ha voluto chiudere un confronto amministrativo aperto sulla base di richieste programmatiche rimaste senza risposta. Insomma, situazione assai fluida e nessuna garanzia che il centrodestra possa ricompattarsi. Rimane l’incognita del centrosinistra. Come cantava Renzo Arbore, “la vita è tutt'un quiz”.
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