A tu per tu
15.02.2026 - 11:00
Non si nasconde dietro i dati che collocano Frosinone tra le province più sicure in Italia. Ma punta l’attenzione sulle criticità: furti in abitazione, truffe agli anziani, disagio giovanile, spaccio. Alla guida del comando provinciale da oltre due anni, richiama tutti a una responsabilità condivisa. Perché la sicurezza, spiega, non è solo repressione ma prevenzione, educazione, vicinanza. E in un territorio crocevia di interessi criminali, la presenza dell’Arma resta un baluardo imprescindibile. Abbiamo incontrato il colonnello Gabriele Mattioli. E con lui abbiamo fatto il punto.
Da più di due anni è alla guida del comando provinciale di Frosinone. Quali sono state le maggiori criticità riscontrate?
«Partirei, intanto, dagli aspetti positivi. La provincia di Frosinone, secondo il Sole 24 Ore, è al 95° posto come indice di criminalità. Vuol dire che siamo tra le prime dieci province più sicure e questo è il punto di partenza. È chiaro che isole felici non ne abbiamo più e anche questa provincia ha le sue criticità. Da un punto di vista di sicurezza più percepita dalla popolazione, sicuramente i furti in abitazione. E da quest’anno anche le truffe agli anziani sono sicuramente gli aspetti che più incidono sul senso di sicurezza. A livello di criminalità più organizzata è chiaro che questa è una terra appetibile, perché si trova tra le province di Caserta, Latina e Roma».
Novantuno comuni, un territorio vasto. Quanto è importante la presenza delle stazioni anche nei piccoli centri?
«Le nostre cinquantacinque stazioni sul territorio si occupano in media dell’85 per cento dei reati che avvengono in provincia. Sono presidi di legalità importantissimi per i cittadini. L’Arma c’è, fa sentire la sua presenza».
Parlando di giovani purtroppo vengono in mente le stragi del sabato sera. Anche su questo fronte il vostro impegno è sempre costante...
«Sì, facciamo tantissime campagne nelle scuole. Questo però, visto anche gli ultimi accadimenti, non evita purtroppo le stragi. Penso sia giusto richiamare a un senso di responsabilità i giovani. Non è possibile che ragazzi neopatentati vadano a velocità assurde. È troppo rischioso. Mi chiedo, ma perché il passeggero non richiama chi guida la macchina a diminuire la velocità? Perché non dice all’amico “se continui a correre così mi devi fare scendere”? Sono troppi gli incidenti, dovuti da una parte all’eccessiva velocità con cui guidano i ragazzi che hanno poca esperienza, perché magari hanno preso da poco la patente, e dall’altra all’utilizzo di alcol, se non droghe, come spesso viene accertato. E questo significa che diminuiscono le capacità e la reattività alla guida. Tutto ciò ci deve far riflettere molto. Mi sento assolutamente di richiamare l’attenzione dei giovani e delle famiglie, che hanno il dovere di sensibilizzare il più possibile i ragazzi».
Tra le diverse attività dell’Arma dei carabinieri quella del contrasto allo spaccio di droga con risultati anche importanti in termini di arresti, denunce, sequestri...
«L’attività del 2025 ha visto un incremento del 40 per cento sia delle denunce a piede libero, sia degli arresti. È un aspetto fiorente quello dello spaccio di sostanze stupefacenti per la criminalità organizzata, perché c’è una forte richiesta, c’è una forte domanda. Per la criminalità gli introiti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti sono immensi e consentono di autoalimentarsi. Questi soldi vengono reinseriti nell’ambito economico andando così a intaccare quella che è l’economia, perché c’è concorrenza sleale da parte delle imprese che ne possono usufruire riciclando denaro che proviene dall’attività illecita. Siamo costantemente attenti su questo settore, tante sono le indagini che abbiamo fatto».
Un fenomeno che purtroppo non risparmia neanche la provincia di Frosinone è quello delle truffe soprattutto ai danni degli anziani. Come lo contrastate?
«Nel 2024 è partita una campagna anche del Comando generale per quanto riguarda proprio le truffe agli anziani, con Lino Banfi come testimonial. Purtroppo nel 2025, nonostante tutte le conferenze e le attività che abbiamo fatto, le truffe sono aumentate, perché riescono anche in questo settore a portare introiti importanti alla criminalità. Dobbiamo stare vicini ai nostri anziani, dobbiamo cercare di prevenire questo tipo di azioni. Ritengo che la struttura familiare da questo punto di vista sia fondamentale anche perché l’anziano che viene derubato, oltre al danno economico, subisce una vittimizzazione secondaria nel momento in cui si rende contro di essere stato ingannato. Un carabiniere non verrà mai a chiedere soldi a casa, specialmente in borghese. Ai familiari rivolgo un appello: parlate con i vostri anziani, dite loro che nessun operatore di polizia viene a casa a chiedere denaro e oggetti in oro. La truffa è sempre rivolta a un anziano che spera di salvare il nipote, il figlio che è stato coinvolto in un incidente stradale oppure arrestato, o che sia stata utilizzata la sua macchina per fare una rapina e deve dare tutto l’oro che ha a disposizione perché bisogna verificare che non sia oggetto di refurtiva. È chiaro che quando una persona al telefono chiede il denaro, l’anziano consegna tutto».
Un altro fenomeno insidioso è quello dei furti in abitazione soprattutto nelle zone periferiche...
«Insieme alle truffe agli anziani, i furti sono quelli che vanno più a incidere sulla sicurezza percepita. Quando una persona ti entra in casa va a violare quello che è il porto sicuro dove si vive e, quindi, è chiaro che la disperazione di queste persone è tanta. I servizi sono costanti. È chiaro che gli assi viari in provincia di Frosinone, che sia l’A1 con sette uscite autostradali, la Casilina, o le strade statali che collegano la provincia con Latina e quindi con il mare, danno la possibilità, a chi commette questo tipo di reati, di avere ampie e numerose vie di fuga. La nostra attenzione è massima, i servizi sul territorio con le nostre cinquantacinque stazioni sono costanti. Anche in questo contesto si deve puntare a unire le forze. Le persone, specialmente quelle che hanno abitazioni isolate, in campagna, devono cercare di aumentare quelle che sono le sicurezze passive della propria abitazione. Ormai questo tipo di cautela ci deve essere. Si deve purtroppo investire anche in questo settore con sistemi di allarme, di videosorveglianza delle abitazioni, con luci che si accendono in automatico al passaggio delle persone. Sono accortezze che sicuramente possono diminuire di molto il fenomeno dei furti in abitazione».
A dicembre 2025 al Comando Provinciale di Frosinone è stata inaugurata “Una stanza tutta per sé” dedicata alle vittime di violenza. Un primo punto di ascolto per le donne?
«Sì, mancava. Siamo riusciti a realizzarla e, come ho detto nel giorno dell’inaugurazione, grazie alla sinergia delle istituzioni presenti sul territorio. Prima di tutto la proprietà della nostra caserma è della Provincia. Con i fondi della Provincia è stato possibile realizzare la stanza e sono intervenute anche altre realtà del territorio, il Rotary Club con gli imprenditori che ci hanno permesso con i loro contributi di poterla arredare. È stata realizzata nell’ambito del protocollo d’intesa tra l’Arma dei carabinieri e il “Soroptimist International Italia”. È un ambiente sicuro, accogliente, che mette sicuramente la donna nelle condizioni di aprirsi e di poter raccontare con più serenità le violenze di cui è stata vittima».
Cosa si sente di dire alle vittime che hanno paura a denunciare?
«Ci sono tante associazioni sul territorio. Se rivolgersi a noi, oppure alla polizia, può essere più difficile, è giusto contattare le associazioni. Ascoltate i consigli che vi danno gli operatori. Dovete essere convinte di venire da noi, perché l’Arma dei carabinieri, la polizia, le forze dell’ordine, sono pronte a proteggervi, perché la normativa attuale sul codice rosso mette la vittima in protezione. Se vi sentite in pericolo venite da noi perché dall’altra parte troverete una struttura in grado di potervi proteggere».
Tra le attività dell’Arma ci sono anche gli incontri nelle scuole per parlare di legalità, bullismo e cyberbullismo. Come combattete questi fenomeni?
«Tanti sono i momenti di incontro con gli studenti. Così come sono tante le attività che facciamo anche con tutte le organizzazioni, con Aci per quanto riguarda la sicurezza stradale, con chi ci chiede di incontrare i ragazzi, di dare il nostro contributo per parlare di tutti questi problemi che affliggono i giovani d’oggi. Tornando al discorso degli incidenti, sembra quasi come se piuttosto che credere di essere nella realtà, questi ragazzi stiano ancora nel virtuale, nei social, nei videogiochi, come se inserendo un euro, due euro, si possa avere un’altra vita. Le nostre attività con i giovani sono davvero tante perché oltre al discorso droga, alcol e sicurezza stradale, parliamo anche di ragazzi che arrivano a uccidersi perché vittime di bullismo. È chiaro che quando si prende in giro un ragazzo, una ragazza, per l’aspetto fisico e per la tendenza sessuale, la vittima potrebbe arrivare anche a togliersi la vita. Ecco perché sono tante le conferenze che facciamo, tanti gli spunti di riflessione, anche attraverso protocolli stipulati con il Miur da parte dell’Arma dei carabinieri proprio per entrare nelle scuole, per alzare l’attenzione su questo tipo di problemi. Anche qui mi sento da rivolgere un appello ai giovani, quello di non voltarsi, di non girare le spalle a chi ha problemi. Non bisogna disinteressarsi, perché proprio questo aspetto della disattenzione verso chi ha bisogno, può portare queste persone a compiere gesti estremi. Non voltiamo le spalle. Soprattutto i ragazzi magari più forti da un punto di vista caratteriale, devono capire il momento di disagio, di sconforto che può avere un loro compagno, una loro amica. Ed è a quel punto che devono stargli vicino e non abbandonarlo».
A inizio anno è stata stipulata una convenzione tra Arma dei carabinieri, Questura e Comune di Frosinone proprio sulla sicurezza. Un’ulteriore attività di monitoraggio nelle aree più a rischio anche del capoluogo?
«Un ulteriore strumento a disposizione dell’Arma dei carabinieri, della polizia, è quello di poter visionare in tempo reale nelle centrali operative il sistema di videosorveglianza del Comune di Frosinone. Analogo protocollo è stato stipulato anche con i Comuni di Alatri e Sora. Uno strumento importantissimo perché consente ai nostri operatori un servizio h24; avere una visione in diretta di quello che succede nelle aree più critiche può essere anche di ausilio naturalmente alla sicurezza, all’operatore di polizia, perché è chiaro che chi sta in centrale vede quello che succede e può dare indicazioni a chi sta intervenendo sul posto per approcciarsi nel migliore dei modi all’intervento».
Negli ultimi tempi si percepisce meno sicurezza in alcune aree più sensibili del territorio, ma allo stesso tempo l’attività di contrasto è presente anche attraverso servizi interforze...
«Sì, abbiamo portato in sede di comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica, alcune zone che sicuramente sono più sensibili da questo punto di vista. E non mi riferisco solo Frosinone e alla zona dello Scalo in particolare, ma anche a Sora e Cassino. In questi comuni, dove ci sono i commissariati di polizia, sono tanti i servizi interforze che facciamo. La zona rossa alla Stazione voluta dal prefetto è stato uno strumento in più a nostra disposizione per controllare quell’area, ma questo tipo di zone, come tutto il territorio, sono oggetto di servizi coordinati che danno sicuramente i suoi frutti perché il senso di sicurezza percepito dai cittadini sicuramente aumenta quando vede l’operatore di polizia che presidia il territorio. Quindi è chiaro che, in generale, le stazioni ferroviarie e i terminal degli autobus, sono sicuramente zone dove in maniera più frequente possono verificarsi eventi criminali, però la presenza c’è e ritengo che se siamo al 95° posto, come indice di criminalità, quindi tra le dieci province più sicure, vuol dire che le forze di polizia, ma anche il contesto sociale, rendono la provincia sicura».
Capitolo stranieri e immigrazione clandestina. Com’è la situazione in provincia di Frosinone?
«Abbiamo tanti stranieri regolari che prestano la loro attività e cercano di integrarsi, come è giusto che sia, nel tessuto sociale, prestando la loro attività lavorativa e facendo crescere le rispettive famiglie. Lo vedo perché mi piace girare al parco Matusa, l’estate soprattutto, e ci sono tante famiglie di stranieri, ed è bello vedere questo. Dall’altra parte ci sono molti richiedenti asilo che sono ospitati nelle strutture presenti in tutta la provincia. Ci sono anche tanti irregolari ed è chiaro che queste persone vanno sicuramente seguite, perché l’omicidio che c’è stato a Pontecorvo è maturato proprio in questo tipo di realtà, cioè tra i richiedenti asilo presenti in queste strutture e tra gli irregolari presenti sul territorio. C’è massima attenzione, da parte nostra, anche verso questo settore che non va assolutamente sottovalutato, ma è chiaro che, ormai, è una realtà presente in tutta Italia su cui tanto si discute. L’indicazione è quella naturalmente di aumentare le espulsioni da parte dei soggetti irregolari sul territorio. Su questo c’è sinergia totale con gli uffici immigrazione delle questure. Massima attenzione da questo punto di vista nel cercare di espellere i soggetti irregolari sul territorio».
“Nei secoli fedele è il vostro motto”. Quella del carabiniere è una figura da sempre importante nell’immaginario di tutti, nella letteratura, nel cinema e anche nella vita quotidiana...
«Sì, è così da sempre. I film, le serie tv, rappresentano proprio quello che siamo da oltre duecento anni. Siamo presenti sul territorio, siamo un punto di ascolto per il cittadino. Lo percepiamo in qualsiasi evento che accade. Ed è bello vedere, come è successo per esempio nel periodo dell’emergenza Covid, il carabiniere che porta magari la pensione all’anziano piuttosto che il cibo, o raggiungere le abitazioni isolate perché c’è stata una frana. Questo è forse l’aspetto che più ci caratterizza, quello di essere vicini al cittadino. Presenti quando il cittadino chiama».
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