Nervi scoperti all’interno della maggioranza. E nonostante tutti si affrettino a rispondere «che in ogni caso il bilancio sarà approvato senza problemi», la domanda è: ma sarà proprio così? Ormai comunque ci siamo. Le sedute del consiglio comunale sono state fissate per il 9 (prima convocazione) e 10 febbraio (seconda “chiama”). La coalizione che sostiene Riccardo Mastrangeli sulla carta conta 18 voti (su 33). Però variabili e incognite non mancano. I consiglieri Marco Ferrara e Sergio Crescenzi hanno lasciato il gruppo di Fratelli d’Italia e adesso fanno parte di Identità Frusinate.
Non è un mistero che Crescenzi si aspetti una nomina ad assessore. Negli ultimi giorni però Fratelli d’Italia ha fatto capire in modo chiaro che non potrebbe accettare l’indicazione in giunta di esponenti che hanno lasciato il partito. Matassa complicatissima da sbrogliare per il Sindaco, che da quasi due anni deve fare i conti con il fatto che Forza Italia (partito fondatore del centrodestra) è all’opposizione. L’eventualità di uno strappo di FdI scriverebbe la parola fine alla stagione del centrodestra a Frosinone. Con conseguenze inevitabili pure sulle prossime elezioni. E con ripercussioni, altrettanto inevitabili, anche sul tavolo regionale. Scenari che il primo cittadino considera.
Sergio Crescenzi e Marco Ferrara, in ogni caso, sono intenzionati ad andare avanti con la loro richiesta. Se non dovesse accendersi il semaforo verde, cosa succederebbe? Potrebbero essere loro a sbattere la porta nei confronti di Mastrangeli. Ecco perché l’approvazione del bilancio non può essere considerata blindata. E in ogni caso, dal giorno dopo, le situazioni dovranno essere affrontate. Perché la crisi politica non è affatto chiusa.
C’è quindi la questione del nuovo partito dell’europarlamentare Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. Al quale guarda la Lista per Frosinone (4 consiglieri) del vicesindaco Antonio Scaccia, che è stato coordinatore regionale dell’associazione Noi con Vannacci. Il punto politico (insuperabile) è che sul piano nazionale lo scontro tra Vannacci e il leader del Carroccio Matteo Salvini è stato frontale. Impossibile fare finta di nulla anche per Nicola Ottaviani, parlamentare e coordinatore provinciale del Carroccio. Non è una questione di rapporti personali, ma politica. La “galassia della Lega” non esiste più al Comune capoluogo. È un fatto. Per quanto concerne Antonio Scaccia, l’intenzione sarà quella di mantenere la Lista per Frosinone a livello comunale. È per il risultato della civica che ricopre il ruolo di vicesindaco.
Bisognerà capire quali saranno le scelte di Vannacci per il prossimo futuro. Anche a livello di alleanze nei Comuni. Non si tratta di un tema di secondo piano. Considerando altresì lo scenario delle prossime elezioni (giugno 2027). Le dinamiche di Futuro Nazionale incideranno sulle strategie della Lista per Frosinone. Su questo non c’è dubbio. Perfino sulle candidature a sindaco. Infine, la civica di Scaccia ha da tempo rivendicato il secondo assessorato, dopo essere passata da 3 a 4 consiglieri.
All’interno della maggioranza c’è chi sta effettuando altri ragionamenti. Per esempio cercare di “recuperare” Forza Italia, che ha 2 consiglieri. Ma pure provare a cambiare la natura del confronto con Domenico Marzi, Carlo Gagliardi e Alessandra Mandarelli. I tre consiglieri della Lista Marzi non fanno parte della maggioranza. Nell’ultimo anno si sono limitati a garantire il numero legale in alcune sedute ordinarie di prima convocazione. Evidenziando alcuni punti programmatici sui quali attendono risposte. Un coinvolgimento pieno in maggioranza è un discorso completamente diverso, che qualcuno però a questo punto vuole approfondire. Poter contare su 5 consiglieri (2 di Forza Italia, 3 della Lista Marzi) darebbe margini di manovra completamente diversi. Nei confronti di chiunque.
C’è un altro contesto da tenere presente e coincide con una data cerchiata in rosso sul calendario di Riccardo Mastrangeli: il 24 febbraio. Perché se il sindaco si dimettesse entro quel termine, alle elezioni anticipate si andrebbe tra pochi mesi, nella tornata della primavera del 2026. Mentre invece se la consiliatura dovesse essere interrotta (anche da dimissioni di massa o mozioni di sfiducia) dopo il 24 febbraio, la prospettiva sarebbe quella di un commissariamento lungo. Si voterebbe in ogni caso a giugno 2027. Inoltre Mastrangeli teme l’effetto logoramento ed è perfettamente consapevole che tra un anno potrebbero esserci più candidature a sindaco, pure nel centrodestra. Giocare d’anticipo lo metterebbe in una condizione diversa, senza dare tempo agli avversari (e agli alleati) di organizzarsi.
Infine, le provinciali. Le dimissioni prima del 24 febbraio comporterebbero che il Comune di Frosinone non potrebbe partecipare all’appuntamento del prossimo 8 marzo. Con tutte le conseguenze del caso. Pasquale Cirillo (Forza Italia) intende candidarsi. Ipotesi alla quale sta pensando anche Marco Ferrara (Identità Frusinate), nella lista Progetto Futuro. Senza considerare che il capoluogo è inserito nella fascia di ponderazione più alta: ogni singolo voto vale 315 punti. Per esempio Nicola Ottaviani punta sulla conferma di Andrea Amata (Lega) e fa affidamento sulle preferenze di Frosinone.
Insomma, situazione complessa e complicata. Sotto un altro punto di vista proprio le provinciali potrebbero consentire delle triangolazioni strategiche finalizzate a rafforzare la maggioranza. O a cambiarla. Ma intanto all’orizzonte c’è il bilancio di previsione.