Crisi al Comune
17.01.2026 - 08:00
Il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli
«In ogni caso, mettiamola così: ho sedici giorni di tempo per decidere se andare ad elezioni anticipate nella prossima primavera». Lo ha detto il sindaco Riccardo Mastrangeli ai fedelissimi al termine della seduta consiliare di giovedì scorso. La traduzione è semplice: se Mastrangeli decidesse di dimettersi entro la fine di gennaio, al Comune di Frosinone si tornerebbe alle urne in primavera. Una “provocazione”? Non proprio. Il Sindaco alle elezioni anticipate sta pensando da settimane.
Anselmo Pizzutelli (Lista Mastrangeli), Domenico Marzi (Lista Marzi), Angelo Pizzutelli (Pd) e Vincenzo Iacovissi (Psi) hanno sollevato diverse questioni, chiedendo approfondimenti. Andrea Turriziani (Polo Civico) è stato il primo a proporre il ritiro del punto per approfondimenti. Seguito da Sergio Crescenzi (FdI). Il sindaco Riccardo Mastrangeli non aveva “chiuso” all’ipotesi del ritiro. Poi però ha detto: «Frosinone rischia di perdere l’ennesima occasione, perché l’Archivio di Stato potrebbe decidere di spostare altrove la propria sede. E perché? Sarebbe l’ennesimo atto di “tafazzismo”. La mettiamo in votazione invece». Nel frattempo si era confrontato con il presidente dell’aula Massimiliano Tagliaferri (indipendente), che lo aveva invitato ad andare avanti. Intanto Claudio Caparrelli (Polo Civico) aveva affermato: «Il Polo Civico, pur ritenendo che era preferibile un approfondimento non farà mancare il proprio voto favorevole». Dunque, i voti c’erano. Franco Carfagna aveva notato: «FdI si asterrà». La votazione finale è stata questa: 12 sì, 9 no, 5 astenuti (FdI al completo). Riccardo Mastrangeli e la “galassia della Lega” hanno preso malissimo l’astensione di Fratelli d’Italia. C’è però anche un’altra prospettiva: con l’astensione la delibera è stata approvata. Se ci fossero stati altri 5 voti contrari sarebbe stata respinta. Dunque, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Per Mastrangeli mezzo vuoto. Il presidente del consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri (indipendente) rileva: «Francamente la linea di Trancassini in consiglio comunale non si è vista». Anche per lui, quindi, la posizione del gruppo di Fratelli d’Italia non è cambiata e dunque la crisi non è superata.
Nel prosièguo della seduta c’è stata un’altra astensione del gruppo di Fratelli d’Italia. Su alcuni emendamenti al piano triennale e annuale dei lavori pubblici. Emendamenti presentati dai consiglieri Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (eletti nella Lista Mastrangeli) e Giovanni Bortone (eletto nella Lega). Tutti e tre “dissidenti” e da tempo all’opposizione. Poi però la situazione ha preso un’altra direzione, con la richiesta di verifica del numero legale. Che c’era. E con la votazione della delibera da parte della maggioranza. Adesso si tratta di capire come evolverà la situazione. Diversi i nodi da sciogliere. Intanto quello del riassetto di giunta. Fratelli d’Italia non rivendicherà il terzo assessorato. Dunque la domanda è: come si procederà con il secondo assessorato alla Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia? Si andrà avanti oppure l’intera operazione “rimpasto” verrà (perlomeno) congelata? Un’operazione dalla quale era stato escluso il Polo Civico, proprio dalla posizione della Lista per Frosinone. Secondo la quale non può attribuirsi rappresentanza in giunta ad una lista che nel giugno 2022 era schierata nella coalizione di centrosinistra. Claudio Caparrelli e Andrea Turriziani (eletto nella Lista Marini), però, da oltre un anno sostengono l’Amministrazione Mastrangeli e l’altra sera hanno dimostrato ancora una volta di poter essere decisivi. Quindi la questione della Lista Marzi, che non fa parte della maggioranza ma che ha avviato un confronto su alcuni temi programmatici. E che in diverse occasioni ha garantito il numero legale. Parliamo dei consiglieri Domenico Marzi, Carlo Gagliardi e Alessandra Mandarelli. Tutti e 3 hanno votato “no” alla delibera sopra richiamata. La domanda è: quanto peserà quel “no” nell’ambito del confronto su alcuni argomenti programmatici? È un elemento da verificare.
Sull’ultimo punto però, quando Anselmo Pizzutelli aveva chiesto la verifica del numero legale, a “salvare” la maggioranza è stato Carlo Gagliardi. Garantendo “quota 17” visto che nel frattempo Andrea Turriziani era andato via. È un altro tema sul quale bisognerà capire cosa potrà succedere e quali saranno le decisioni finali. La maggioranza sulla carta può contare su 18 consiglieri su 33. Ma è evidente che ci sono ancora troppi fronti aperti. Senza considerare il fatto che si sono perse le tracce dell’ultima riunione di maggioranza. Le quattro mancanze consecutive del numero legale, le polemiche e gli “strappi” si sono consumati in consiglio comunale proprio perché non c’è un dialogo tra i gruppi, i partiti e le liste civiche. Perfino le diverse “rivendicazioni” sono avvenute a compartimenti stagni. Intanto si avvicina il voto sul bilancio. Il vero “redde rationem”. Sul campo. In aula consiliare. Come sempre.
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