Politica
17.01.2026 - 08:30
«Inviterei a distinguere tra situazioni diverse. Ed eviterei di drammatizzare episodi che appartengono alla sfera della dialettica politica. Per quanto accesa possa essere». Così Paolo Trancassini, parlamentare e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. Al termine della seduta consiliare di giovedì ha avuto un lungo confronto telefonico con il sindaco Riccardo Mastrangeli. Tema del contendere: l’astensione del gruppo di Fratelli d’Italia (5 consiglieri) su una delle delibere all’ordine del giorno, dopo averne chiesto il ritiro per approfondimenti. La domanda di Mastrangeli: ma come si spiega questo dopo la restituzione delle deleghe agli assessori e le rassicurazioni dello stesso Trancassini che la questione era chiusa? Dice Paolo Trancassini: «Intanto una premessa: non vorrei che ci fosse l’esigenza, da parte di qualcuno, di soffermarsi sempre e comunque su una narrazione di scontro politico. Ribadisco che ho apprezzato tantissimo la restituzione delle deleghe ai nostri due assessori da parte del sindaco Mastrangeli. Abbiamo risolto la situazione in tempi rapidissimi. E confermo: per FdI la questione era politica. Non di poltrone. Infatti la proposta del terzo assessorato non è arrivata da noi. Altre due cose. La prima: il gruppo consiliare è compatto e questo non è un dettaglio. La seconda: mi sembra che i cinque consiglieri abbiano votato convintamente 8 punti all’ordine del giorno su 9. Non entro nel merito delle tematiche, ma certamente non si può pensare che il sottoscritto abbia il compito di “teleguidare” i consiglieri. Non scherziamo. Ho sentito Riccardo Mastrangeli, al quale ho detto di comprendere la sua amarezza (sono stato sindaco anche io) e di essere dispiaciuto. Ma attenzione: questo non significa che il gruppo consiliare abbia voluto giocare allo sfascio. Non è così».
Prosegue Trancassini: «Non esiste una strategia di Fratelli d’Italia di sfiduciare il sindaco Mastrangeli. Non esiste l’ipotesi dell’appoggio esterno. Non esiste l’opzione dell’interruzione della consiliatura. Punto. Fratelli d’Italia (primo partito del Paese ad ogni livello) è abituato a fare le proprie scelte con chiarezza, coraggio e trasparenza. Se volessimo sfiduciare il sindaco, glielo diremmo guardandolo negli occhi. Certe dietrologie non ci appartengono. Il dato politico è che il gruppo di FdI, compatto, ha votato 8 delibere su 9. Su una si è astenuto, non ha votato contro. Mi sembra un episodio catalogabile come dialettica politica. Certamente però capisco anche la posizione del sindaco Mastrangeli. Lui dice: la delibera è stata votata in giunta (quindi anche dai nostri assessori), sul piano amministrativo ci sono stati tutti i passaggi necessari, l’argomento era sul tavolo dei consiglieri da settimane. Tutto vero, ma la dialettica politica è fatta anche di queste cose. Vorrei altresì sottolineare che il sottoscritto ricopre il ruolo di coordinatore regionale. Intervengo quando ci sono delle forti ed evidenti “sgrammaticature” politiche. Come la revoca delle deleghe ai nostri due assessori. Ripeto ancora una volta: ho apprezzato la restituzione delle stesse. Per evitare il ripetersi di certi cortocircuiti è necessario un maggiore confronto preventivo sui temi. Ma non facciamo tragedie. La strada maestra, che il gruppo di Fratelli d’Italia seguirà, è quella che lo stesso Sindaco ha definito un “arricchimento” del programma. Questa è la vera sfida da vincere nel prossimo futuro. Al sindaco Riccardo Mastrangeli dico che si è ripartiti e che non ci sono strategie. Né di una sfiducia, né di un appoggio esterno. Quanto successo è dialettica politica».
Paolo Trancassini sta seguendo in prima persona la crisi politica al Comune di Frosinone, capoluogo di provincia. Nei giorni scorsi ha avuto un lungo confronto con i consiglieri Marco Ferrara e Sergio Crescenzi e con il parlamentare Aldo Mattia, al quale i due fanno riferimento politicamente. Sulla scorta di quel summit giovedì, prima della seduta consiliare c’è stato un incontro dell’intero gruppo consiliare. I 5 esponenti di Fratelli d’Italia si sono presentati in modo compatto in aula. Non accadeva da mesi. Sicuramente la “febbre” della crisi, però, non è passata. Come dimostra il voto di astensione su una delle nove pratiche all’odg. Così come c’è stata l’astensione quando è iniziata la votazione su alcuni emendamenti relativi al piano triennale ed annuale dei lavori pubblici. Poi il dibattito ha preso una piega diversa e alla fine la delibera è stata votata senza problemi dalla maggioranza. Il confronto sull’arricchimento del programma rappresenterà il vero bivio amministrativo. E politico.
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