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Congresso Pd, scoppia la polemica nel cassinate

"Un accordo che ha il sapore del compromesso al vertice e che lascia l'amaro in bocca"

Congresso Pd, scoppia la polemica nel cassinate

Nel corso della serata di ieri è arrivata la fumata bianca... o forse: l'accordo politico e lista unitaria per il congresso del Partito Democratico. Intesa raggiunta e siglata nella sede della Federazione provinciale. Tra i presenti, Francesco De Angelis, Sara Battisti, Achille Migliorelli e Luca Fantini. Nel cassinate però non sono mancate le polemiche attorno all'accordo raggiunto, per il partito che ruota attorno al primo cittadino della città martire Enzo Salera. 

Alto il livello dello scontro: "Un accordo che ha il sapore del compromesso al vertice, ma che lascia l'amaro in bocca a dirigenti e militanti del Partito Democratico di Frosinone. È questa la sintesi della situazione che si è creata attorno al congresso provinciale del Pd ciociaro, dove l'intesa raggiunta tra Achille Migliorelli e Luca Fantini sta sollevando più di una perplessità. Secondo quanto emerso, l'accordo prevede la candidatura di Migliorelli a segretario provinciale, con Fantini che rinuncia alla corsa ma avrà un ruolo attivo nella costruzione della lista congressuale. Fin qui, nulla di eccezionale nella dialettica interna di un partito. Il problema, però, è nelle modalità con cui questa intesa è stata raggiunta" Ad imporre alcune riflessioni, determinate ricostruzioni che avrebbero individuato in Luca Di Stefano un elemento di mediazione "silenziosa". Un dettaglio non secondario per gli esponenti cassinati che rilanciano: "Di Stefano non è nemmeno iscritto al Partito Democratico".

Proprio questo elemento ha indispettito. "Come sia possibile che le sorti di un congresso interno vengano influenzate da chi non fa parte della comunità democratica? Non è accettabile che le modalità con cui è stato portato avanti l'accordo abbiano visto protagonista chi non è nemmeno tesserato al Pd" Questa la sintesi del malcontento che circola negli ambienti del partito. E ancora: "La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla democrazia interna e sulla trasparenza dei processi decisionali all'interno del Partito Democratico, non solo a Frosinone ma anche a livello nazionale, dove simili dinamiche di accordi "esterni" alla base militante sono sempre più frequenti. E dopo che dirigenti, amminitratori e semplici militanti, per quasi due anni si sono spesi sui territori confrontandosi in lungo ed in largo, ora si vedono superati dal solito accordo al vertice, come se questi mesi fossero passati invano. Resta da vedere se questo congresso riuscirà a sanare le fratture interne o se, al contrario, le acuirà ulteriormente. È chiaro che in una situazione del genere protebbe saltare tutto. Ancora una volta".

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