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Quel che resta della settimana

La notte della politica. Frosinone, teatro dell’assurdo

La sensazione forte è che Mastrangeli e Ottaviani non vogliano né l’azzeramento della giunta né un rimpasto parametrato su tre “caselle”

Consiglio Comunale Frosinone

Consiglio comunale Frosinone

Nessuna certezza sull’ipotesi di una ricomposizione della maggioranza (e del centrodestra) al Comune di Frosinone. Domani è previsto un incontro tra i leader a Montecitorio. Per Fratelli d’Italia ci saranno i deputati Paolo Trancassini (coordinatore regionale) e Massimo Ruspandini (presidente provinciale). Per la Lega il senatore Claudio Durigon (sottosegretario di Stato e vicesegretario nazionale) e il deputato Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale). Presente naturalmente il sindaco Riccardo Mastrangeli. È stato Trancassini a chiedere un vertice del genere. Frosinone è un Comune capoluogo, che quindi ha un peso specifico importante nello scacchiere del centrodestra regionale. Inoltre, non sfugge a nessuno (ma proprio a nessuno) che da tempo è in corso una resa dei conti tra Fratelli d’Italia e Lega a Frosinone. Particolare non trascurabile: Forza Italia è all’opposizione dell’Amministrazione Mastrangeli da più di un anno e mezzo. In totale sono 7 i consiglieri eletti in maggioranza che ora sono all’opposizione. In teoria la strada più semplice dovrebbe essere quella di un azzeramento della giunta, per liberare il campo del confronto cercando un “recupero” del centrodestra. In teoria però. In pratica la lacerazione dei rapporti (perfino personali) è tale da non lasciare molti spazi all’ottimismo. Infatti in queste ore si parla molto di “interruzione della consiliatura”, aggiungendo che forse è preferibile “finirla qui”. C’è però una variabile non indifferente: non tutti vogliono andare a casa. Perché tanti sanno che non verrebbero rieletti. Probabilmente nemmeno ricandidati.

Il corto circuito del trenta dicembre e l’effetto domino

Quello che è successo è noto. La seduta era fissata in seconda convocazione. Servivano 14 presenti. La maggioranza non aveva i numeri per la quarta volta consecutiva. Gli esponenti di FdI (5), del Polo Civico (2), il presidente dell’aula Massimiliano Tagliaferri (indipendente) e Carlo Gagliardi (Lista Marzi) non si erano presentati perché non c’erano state risposte su come uscire dalla crisi. Men che meno sul rimpasto. C’erano 9 consiglieri di maggioranza: “galassia della Lega” (8: sindaco compreso) e Identità Frusinate (1). Si è deciso di aprire lo stesso i lavori, insieme ad opposizioni e “dissidenti” (11). Questi ultimi non credevano ai loro occhi. Hanno votato quattro delibere, facendo letteralmente quello che volevano in aula. Poi, nel momento in cui si doveva passare all’esame delle delibere sul bilancio, hanno lasciato l’emiciclo. Insieme a quel che restava della maggioranza. Infine, l’atto finale: la revoca delle deleghe ai 2 assessori di Fratelli d’Italia da parte del sindaco Mastrangeli. Per ricapitolare: le opposizioni si sono riprese la scena, la maggioranza è andata ulteriormente in frantumi, la rottura tra Fratelli d’Italia e Lega non sarà semplice da ricomporre. Nemmeno per i leader. Per un motivo soprattutto: sul piano locale nessuno si fida più di quello che dovrebbe essere l’alleato. Paradossalmente, però, è quello che è successo dopo a far capire che siamo sul set di una “Mission Impossible”. E di Tom Cruise-Ethan Hunt nemmeno l’ombra. Riccardo Mastrangeli e Nicola Ottaviani hanno detto chiaramente che l’opzione delle elezioni anticipate è sul tavolo. Parliamo dei due sindaci degli ultimi quattordici anni. Durante i quali il centrodestra ha messo in fila tre vittorie consecutive. Vuol dire che si sta mettendo in conto di andare alle urne in modo separato. Considerando evidentemente chiusa una stagione. Poco da girarci intorno.

Ma le lancette della politica sono andate avanti


Il punto vero (probabilmente insuperabile) è questo. Rispetto alle elezioni comunali del 2022 è cambiato tutto. I rapporti di forza tra Fratelli d’Italia e Lega sono mutati sia a livello nazionale che comunale. In entrambi i casi a vantaggio di FdI. La sensazione forte è che Mastrangeli e Ottaviani non vogliano né l’azzeramento della giunta né un rimpasto parametrato su tre “caselle”, che imporrebbe una valutazione su quanti (e quali) degli attuali assessori estromettere. Mentre per Fratelli d’Italia, Polo Civico, Massimiliano Tagliaferri e Carlo Gagliardi senza un riassetto dell’esecutivo è impossibile pensare di proseguire. Poi c’è un altro elemento. L’aspetto amministrativo è sicuramente importante, ma questo non significa che non esista un profilo politico. Esiste eccome, tanto più perché parliamo di un Comune capoluogo. Invece sembra che a Frosinone di politica sia vietato parlare. Non è così. Come nessun assetto è immutabile. Azzeramenti e rimpasti di giunta avvengono ovunque. Senza drammi. Nel capoluogo c’è la corsa a gettare benzina sul fuoco. La revoca delle deleghe agli assessori di FdI è un punto di non ritorno. Soprattutto perché è il Sindaco che dovrebbe mediare all’interno della maggioranza. Magari chiedendo “sacrifici” alla sua parte politica.

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