Il punto
25.12.2023 - 12:00
Hanno votato 1.033 dei 1.148 aventi diritto, l'89,98%. A Frosinone e Cassino, i Comuni più grandi, addirittura il 100%. Vuol dire che tra gli addetti ai lavori l'affluenza non è un problema. I partiti fanno sentire tutto il loro peso a sindaci e consiglieri. I numeri dicono questo. Poi si può discutere sul fatto che la Provincia da nove anni è un ente di secondo livello, che il ritorno all'elezione diretta riporterebbe alla ribalta il "popolo sovrano", che alla fine il potere amministrativo è concentrato nelle mani del presidente, che le deleghe non sono paragonabili a degli assessorati.
Tutto vero, ma le provinciali contano perché fanno capire... chi conta. Tra pochi mesi sono in programma le europee e le comunali: le "truppe" dovranno mobilitarsi e quindi è evidente che i partiti e i leader confidano nei sindaci, negli assessori e nei consiglieri. La tornata dell'altra sera ha detto diverse cose. La prima: il Pd resta maggioritario tra gli amministratori. E aumenta i consiglieri provinciali da 4 a 5. Francesco De Angelis ha capito che stavolta doveva "investire" sul centrosinistra e alla fine le cifre gli hanno dato ragione ancora una volta. Come dodici mesi fa, quando fu l'artefice del successo di Luca Di Stefano.
I Democrat non dominano più negli enti intermedi, anzi hanno perso tutte le presidenze. Però nei Comuni continuano ad avere un ruolo predominante. Hanno unito le forze: con Azione, Italia Viva, Demos e Possibile. In una consultazione di secondo livello ha funzionato. Il discorso cambia quando alle urne vanno i cittadini. Il Movimento Cinque Stelle fa corsa a sé, Matteo Renzi balla da solo, Carlo Calenda preferisce rimanere autonomo. Inoltre in Ciociaria il Pd fatica ogni volta che deve misurarsi con il voto di opinione. Alla Provincia, però, è un'altra musica. Che suona De Angelis.
Le dinamiche vecchie e nuove del centrodestra
Fratelli d'Italia è il primo partito del centrodestra anche tra gli amministratori. Massimo Ruspandini ha centrato il risultato. Nonostante in molti Comuni si fosse votato prima del boom del partito di Giorgia Meloni. L'effetto Regione si è sentito. Anche perché adesso Fratelli d'Italia esprime i presidenti dei principali enti intermedi. Inutile girarci intorno: il potere logora... chi non ce l'ha. Dunque, sempre meglio governare. Una citazione a parte merita Gianluca Quadrini, autentico mattatore dei voti ponderati. Non sbaglia un colpo e costruisce il suo successo sui piccoli Comuni. Segno che cura moltissimo le relazioni politiche ma anche personali. Il suo "boom" ha garantito un seggio a Forza Italia, sottraendolo alla Lega rispetto al 2021. Il Carroccio ha comunque retto bene e Nicola Ottaviani porta a casa due seggi. Luigi Vacana (Provincia in Comune) ormai non fa più notizia. Semmai c'è da meravigliarsi di chi ancora si meraviglia.
Il "popolo sovrano" resta lontano. E disincantato
Detto tutto questo, bisogna però aggiungere che le provinciali non catturano l'attenzione dei cittadini. Certamente il ritorno all'elezione diretta cambierebbe il quadro, ma non è solo questo. Esiste un oggettivo "gap" di rappresentanza che in Ciociaria è perfino accentuato. Il dibattito politico nei Comuni è parametrato sugli equilibri e sui rapporti di forza. Basta soffermarsi su quello che sta succedendo, da mesi, a Frosinone e a Cassino. Però la crisi della rappresentanza del territorio parte dal livello comunale e arriva fino a quello regionale e parlamentare. La provincia di Frosinone avrebbe bisogno di una svolta vera e forte. Come ai tempi della realizzazione dell'autostrada del Sole.
Come ai tempi delle opportunità e dei benefici legati alla Cassa del Mezzogiorno. L'obiezione più gettonata (monotona e banale) è sempre la stessa: erano altri tempi. Sicuramente, ma comunque c'è stato chi si è battuto per ottenere determinati risultati. È sempre e comunque anche una questione di uomini. Non avere ministri e sottosegretari incide moltissimo, specialmente in un contesto sbilanciato nei confronti del Governo. Avere problemi enormi ad eleggere un europarlamentare è emblematico. La Circoscrizione comprende quattro regioni? Il discorso vale pure per gli altri.
Il capoluogo ancora una volta a bocca asciutta
Per la seconda volta consecutiva Frosinone non ha eletto consiglieri provinciali. Pur avendo l'indice di ponderazione più alto, insieme a Cassino. I tre candidati hanno fatto bene, ma non è bastato. Maurizio Scaccia (Forza Italia) ha sfiorato l'elezione fino... all'ultimo aggiornamento della schermata. Peccato. Sergio Crescenzi (Fratelli d'Italia) ha recitato da protagonista in una lista assai competitiva. Armando Papetti (Provincia in Comune) è stato determinante per la conferma di Luigi Vacana. Ma il punto politico è che a Frosinone centrodestra e centrosinistra rinunciano sul nascere ad elaborare strategie vincenti.
Limitandosi a portare acqua al mulino dei partiti, delle liste e degli eletti. Non è una prospettiva normale per un Comune che dovrebbe rappresentare il faro della politica provinciale. Vuol dire che gli schieramenti sono divisi e che non ci sono esponenti in grado di prendere l'iniziativa. Anche nei confronti dei partiti. D'altronde la leadership è come il coraggio di don Abbondio. Uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare. Buon Natale.
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