Dal suo ufficio, all'ultimo piano del palazzo che ospita i gruppi della Camera, a due passi da Montecitorio, si domina tutta Roma. Una vista mozzafiato che regala un orizzonte vasto come quello di chi occupa quelle stanze: Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia e leader dei Conservatori europei, una delle politiche più influenti, non solo in Italia. Il Covid oggi le impone di preoccuparsi della gestione dell'emergenza (non risparmiando critiche al governo), il futuro la disegna come regina di un'Italia diversa, magari alla guida di quella "confederazione del centrodestra" proposta in risposta alla federazione dei gruppi parlamentari ipotizzata da Matteo Salvini. In questa intervista parla di tutto, partendo da un fatto: «Io sono Giorgia Meloni, non sono populista, non faccio la cheerleader di nessuno e non inseguo modelli. Semmai, lavoro per costruire e affermare un modello italiano e di FdI».

Onorevole, partiamo dal centrodestra. Salvini sfila parlamentari a Forza Italia, Berlusconi viene corteggiato da Conte e Zingaretti. Siete un'altra volta in crisi?
«Se stiamo insieme c'è un perché e l'ho provato a spiegare tante volte. Anzi, lo abbiamo dimostrato tante volte: non stiamo insieme per interesse. Noi stiamo da sempre insieme per scelta, a differenza di chi oggi è al governo della Nazione semplicemente per mantenere il posto in parlamento. Noi siamo sempre stati insieme perché la nostra è una visione compatibile e anche in questa fase difficile abbiamo sempre fatto le scelte fondamentali insieme, nonostante ci fosse un tentativo continuo di dividerci. Che è il gioco, la tattica, della maggioranza. Faccio politica da qualche anno, non mi stupisco che un governo debole, come unica possibilità per tentare di rafforzarsi, cerchi di polverizzare il campo avverso. Lo dico chiaramente: non credo che FI voglia sostenere il governo o entrare in maggioranza. Tra noi ci sono sfumature diverse, ma non divisioni. E meno male: la diversità, finché c'è un'unione di fondo, è un valore aggiunto. L'importante è avere la capacità di andare avanti compatti, di fare sintesi».

Però resta contraria alla federazione proposta da Salvini...
«Ho detto che non so esattamente di che cosa stiamo parlando. Non l'ho capito, francamente. Io sono favorevole in Italia, come in Europa, alla confederazione. Cioè alla confederazione di Stati liberi e sovrani che cooperano sulle grandi materie. Vedrei lo stesso scenario per il centrodestra, cioè una confederazione di partiti che mantengono la propria identità ma che cooperano e sanno essere compatti sulle grandi questioni. Tra fare un partito unico e andare in ordine sparso c'è una vasta gamma di possibilità. Tra queste fare in modo che un partito mantenga la propria specificità, con le sue posizioni e i suoi toni, che sono il suo valore aggiunto e insieme marciare compatti sulle grandi questioni. Questa potrebbe essere la sintesi».

Sulle amministrative a che punto siete? FI propone Guido Bertolaso a Roma...
«Non ho messo veti su nessuna proposta e stiamo valutando tutti i nomi e i profili emersi. Il mio obiettivo a Roma è vincere e governare bene grazie a un sindaco capace. Abbiamo messo sul tavolo tutti i nomi per Roma e sceglieremo quello migliore. Ci vorrà ancora un pochino di tempo, ma l'obiettivo che ci siamo dati è trovare tutti i candidati sindaci entro Natale».

Pure sul Mes siete divisi da Forza Italia...
«Quello sul Mes è un dibattito solo italiano, surreale, totalmente idelogico. Nessuno in Europa parla più del Mes perché è uno strumento fuori dalla storia. A chi conviene prendere i soldi dal Mes quando quegli stessi soldi si possono prendere a tassi negativi grazie alla politica monetaria della Bce sul mercato? Il Pd lo sostiene perché è un atto di sottomissione all'Ue, perché credo che farvi ricorso sia stato chiesto al governo italiano. Però nessuno accede al Mes: Spagna, Francia, Portogallo. Io sarò ideologica, ma il dubbio mi viene».

Fratelli d'Italia è il partito che sta crescendo di più durante la pandemia. Cosa ne farà di questo consenso? Che centrodestra intendete costruire?
«I sondaggi valgono quel che valgono, li guardo sempre con la coda dell'occhio. Però indicano un trend, ti dicono se il tuo progetto va bene, se viene capito. Il trend dice che siamo in crescita e a me questo interessa. Ci danno al 16-17%: non devo deludere tutti questi italiani che credono in noi. Per questo dobbiamo rendere sempre più credibile il nostro progetto. Non penso che questo governo arriverà facilmente a fine legislatura, ma so che non sarà facile mandare a casa la legislatura. Useremo il tempo a disposizione sperando che possa aiutare a rendere ancora più credibile il progetto di FdI».

E qual è il suo progetto?
«Siamo il partito dei patrioti italiani. È un elemento che in politica è sempre mancato e per questo c'è bisogno di FdI, un partito che abbia al centro del suo operato la difesa dell'interesse nazionale, che significa difesa delle sue imprese, del suo marchio, dei suoi asset strategici, compresa Mediaset su cui anche io ho proposto una norma che impedisse la scalata di un'azienda straniera a una italiana. Il caso Mediaset, infatti, non era una questione di rapporti tra governo e centrodestra. Serve un'Italia consapevole di quel che rappresenta e di quello che vale e questa consapevolezza manca sia nel nostro popolo sia nella nostra classe dirigente. Ciascuno di noi ha una responsabilità nel ricostruire la nazione che ha potenzialità inespresse».

Per Conte tra voi l'unico responsabile sembra essere FI. Perché le opposizioni non riescono a dialogare col premier?
«È inutile continuare a sostenere la tesi che è l'opposizione che non vuole dialogare. Sento dire ogni giorno che Berlusconi è stato molto più responsabile di Salvini e di me, però a me non risulta che in questi mesi a FI, che a detta del governo si sarebbe comportata più responsabilmente, sia stato accolto qualcosa. Anche FI non ha avuto il privilegio di vedersi approvata una sola delle sue proposte. Noi le proposte le abbiamo fatte, che possiamo fare di più? Purtroppo sono loro che decidono, decideremo noi quando finalmente gli italiani ci daranno la maggioranza».

Tutta colpa del premier?
«Siamo sempre disponibili ad aiutare l'Italia. Ci sono gli atti parlamentari a dimostrarlo: è il governo a decidere se dialogare o no con l'opposizione. Cito tre proposte avanzate da FdI. La prima: i ristori non si calcolano solo sulla base dei codici Ateco, perché non sono solo le attività chiuse per decreto a non aver fatturato nulla in questi mesi. Il governo deve occuparsi sia di chi ha chiuso sia di chi è rimasto aperto ma non sta lavorando. La nostra proposta è semplice: i ristori si calcolano sulla base di quanto si è contratto il tuo fatturato in rapporto all'anno precedente. E vale per tutti, non per settori. Il governo deve poi lavorare sui costi fissi, come l'affitto, per il quale abbiamo proposto il credito d'imposta nei mesi di ottobre, novembre e dicembre per le aziende che hanno avuto almeno il 33% di contrazione del fatturato. Secondo: oggi a molti imprenditori conviene chiudere piuttosto che andare avanti così. Lo dobbiamo evitare, perché se quelle imprese chiudono, noi siamo spacciati. FdI ha presentato un pacchetto di proposte che serve alla continuità aziendale per dire alle aziende che hanno avuto una contrazione del fatturato, che se rimangono aperte non pagano l'Irap, gli viene dimezzata l'Iva e si dimezzano i contributi. Terza proposta: serve un sistema unico di ammortizzatori sociali. Per tutti i lavoratori. Basta lavoratori di serie A (i dipendenti) e di serie B (gli autonomi). Stesse regole per tutti: a ciascuno venga garantita una cassa integrazione pari all'80% dell'ultimo stipendio. Ma dalla maggioranza nessuno risponde».

Il Covid-19 ha innescato una grave crisi sociale tra garantiti e non garantiti...
«Esiste un tema dei lavoratori autonomi e continuiamo a rincorrerlo senza affrontarlo e risolverlo. Trovo surreale la convocazione di uno sciopero generale per il pubblico impiego per il 9 dicembre. Sono certa che la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici, consapevoli che sono dei servitori dello Stato e che come molti di noi hanno in questa fase almeno la certezza di avere uno stipendio, non aderirà allo sciopero anche per non soffiare sul fuoco mentre ci sono milioni di italiani che hanno perso tutto. I sindacati si assumono una responsabilità gravissima a indire in questo momento uno sciopero. In questi mesi FdI ha fatto tante proposte. Abbiamo proposto l'unificazione degli anni fiscali 2019 e 2020. Il 2019, pur con molte difficoltà, è stato un anno abbastanza normale, mentre il 2020 è stato catastrofico. Vanno calcolati come un unico anno fiscale e alla fine le tasse si pagano a giugno 2021 compensando l'utile del 2019 e le perdite del 2020. Tasse giuste in un tempo congruo, mi pare una buona proposta. Non è stata neanche letta».

Conte e la ministra Azzolina vogliono riaprire. Si parla del 9 gennaio...
«Il tema della scuola è importante e nel mondo la scuola è stata sempre l'ultima cosa a venire chiusa. Mi ha colpito il discorso con cui Macron ha annunciato il secondo lockdown in Francia: ha spiegato che avrebbe lasciato aperti gli uffici e la scuola perché per la Francia rappresenta una priorità. Perché privare i ragazzi dello strumento che livella le differenze sociali significa condannarli. Così come Macron si è espresso contro l'islamizzazione forzata dell'Europa e il fondamentalismo islamico avviando una grande campagna. Quando lo dicevamo noi eravamo razzisti, ora che lo dice Macron… Forse allora FdI dice la verità…».

Torniamo alla scuola…
«Io penso che la didattica a distanza in Italia non possa essere la soluzione, proprio perché il ruolo della scuola pubblica è annullare le differenze sociali perché mette tutti sulla stessa linea e consente alle persone di crescere sulla base di quello che dimostrano. Con la didattica a distanza se tu non hai internet veloce, non hai il pc, non hai la stanza giusta per studiare in silenzio e tranquillità sei penalizzato. La scuola era l'ultima cosa da chiudere. Si poteva fare facendo un lavoro serio di programmazione alla riapertura».

Possibile con questa emergenza?
«Emergenza in italiano vuol dire una cosa inaspettata. Siamo davanti a una calamità, ma non siamo più in emergenza: lo sapevano tutti che sarebbe arrivata la seconda ondata. Si sarebbe potuto coinvolgere il privato, le paritarie che hanno spesso spazi enormi per cercare di allargare gli spazi della scuola pubblica, mettere i termoscanner, far scorrere le graduatorie per avere più docenti. Ma era tanto difficile? No, ma il governo ha preferito comprare i banchi a rotelle».

Palazzo Chigi lavora al nuovo Dpcm. I governatori chiedono di aprire gli impianti sciistici...
«Abbiamo chiesto per mesi, in particolare sulla filiera turistica, una cosa che è prevista dalle norme europee. E cioè l'attivazione dello stato di emergenza che avrebbe consentito una serie di aiuti molto più significativi. Il governo ha pensato bene di dilapidare due miliardi e 400 milioni di euro per fare una cosa inutile, il bonus vacanze. Ora rischiamo una seconda mazzata: non ha alcun senso chiudere gli impianti da sci in Italia se non lo fa anche il resto d'Europa. Se si trova un accordo europeo va bene, ma vedo che l'Austria, nostro principale competitore, non ci pensa per niente. Hanno detto: "Noi pensiamo che i nostri impianti sciistici possano operare in sicurezza con protocolli rigidi". Sono andata a verificare i contagi in Austria: dai dati dell'Oms, la percentuale di contagiati in rapporto alla popolazione è superiore alla nostra. Se loro possono operare in sicurezza perché non possiamo farlo anche noi? Conte cita le cosiddette attività sacrificabili: lo saranno per il governo, ma per chi ci campa non sono sacrificabili».

Nella legge di bilancio torna l'abolizione sulla tassa sul money transfer...
«Il money transfer è il trasferimento di denaro contante all'estero e viene utilizzato anche e soprattutto dalla criminalità organizzata straniera che opera in casa nostra per trasferire le somme che guadagna per riciclarle. Perché lo Stato italiano, nello stesso momento in cui dice agli italiani che non possono spendere soldi contanti, abbassa il tetto al contante, addirittura ti punisce se paghi in contanti e non con la carta di credito (perché altrimenti non aiutiamo le banche e la moneta elettronica), toglie la tassa sullo strumento usato dalla mafia cinese e da quella nigeriana per mandare milioni di euro all'estero? E cosa c'è scritto nella manovra sul perché tolgono questa imposta? Perché tanto non erano in grado di poterla recuperare. Così si dà un messaggio sbagliato agli italiani: se smettete di pagare le tasse a un certo punto le dovranno abolire. Non mi sembra normale».

Il governo ha fatto carta straccia dei decreti sicurezza...
«Il tema dell'immigrazione clandestina è il tema del rispetto delle regole a corrente alternata. E toglie credibilità ai provvedimenti che si mettono in campo, perché è lo Stato stesso a dire che non crede nelle sue misure nel momento in cui non è in grado di farle rispettare. Ed è un tema legato anche all'emergenza coronavirus. Quando noi ad aprile abbiamo riaperto, dopo il lockdown, l'Italia si faceva vanto rispetto al resto di Europa, di essere stata in grado di fermare il contagio. I dati erano sicuramente incoraggianti e gli italiani per raggiungere quel risultato avevano pagato un prezzo altissimo. Si può sapere, se in Italia avevamo fermato il contagio e nel resto d'Europa c'era, perché non abbiamo difeso i confini? Perché non abbiamo fatto uno screening a tappeto di chiunque entrava in Italia, fosse italiano, turista, immigrato regolare? Perché non abbiamo fermato l'immigrazione clandestina? Nessuno mi dà una risposta a questa domanda. Lo considero folle. Io l'ho chiesto anche in Aula a Conte: perché non abbiamo fermato il rischio di un contagio di ritorno? Nessuno ci ha risposto».

Tra un anno si dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Molti evocano il profilo di Mario Draghi...
«Mario Draghi è una grandissima personalità, ma non so se indicherei lui per il Quirinale. Il prossimo Capo dello Stato secondo me dovrebbe essere un profilo più vicino a un modello di economia reale piuttosto che alla finanza. Quando sarà tempo FdI farà le proprie proposte per il Quirinale e valuterà quelle in campo».

È passata da poco la giornata contro la violenza sulle donne. Com'è per una donna fare politica?
«Penso di essere oggettivamente la donna più insultata d'Italia. Ho dovuto impedire a mia madre di leggere i commenti sulla mia pagina Facebook! Alle donne servono orgoglio e la vicinanza delle Istituzioni: io ho subìto un caso di stalking di un uomo che diceva che sua figlia fosse sua. Ho avuto paura, non per me, ma per lei e ho sentito le istituzioni vicino».