Villa Latina
15.03.2026 - 18:30
«A due anni dalla morte del mio povero Armandino il dolore è ancora forte e nessuno potrà mai compensare la sua assenza. Termina un incubo, almeno per ora, sia per me che per mio figlio Lorenzo». Sono le prime parole della signora Marilena De Luca, moglie di Armando Tortolani ucciso con una coltellata al petto a maggio 2024 a Villa Latina, in località Pacitti. L’abbiamo raggiunta telefonicamente ieri, a poche ore dalla sentenza per il delitto del marito. Per l’omicidio del quarantatreenne è stato condannato a 23 anni di reclusione Luca Agostino, suo compaesano, a cui va aggiunto un altro anno per detenzione di coltello non autorizzato. Pene che sommate danno un totale di ventiquattro anni di carcere.
Alla lettura del dispositivo era presente, giovedì scorso, nell’aula del tribunale di Cassino anche Lorenzo, figlio della vittima, appassionato di calcio. Giovane promessa, gioca nel ruolo di portiere nella squadra di calcio di Gallinaro. Accanto a lui sua mamma. «Mio figlio ha voluto essere presente per la lettura del dispositivo - aggiunge Marilena - Io ho perso un marito, lui un padre. Ci siamo abbracciati e le lacrime scendevano una dietro l’altra sul viso. È stato un pianto liberatorio. La giustizia ha fatto il suo corso e senza spirito di vendetta rispetto la sentenza data dalla Corte di Assise. Ringrazio in miei avvocati Michelangelo e Alessandro Montesano Cancellara di Atina sempre disponibili, per l’ottimo lavoro e il risarcimento ottenuto. Nessuno però mi ridarà mio marito, nessuno restituirà il padre a mio figlio. Il dolore resterà scolpito, la sua assenza sarà incolmabile. Ringrazio anche la mia famiglia per la vicinanza e tutti gli amici che ci sono stati accanto. Continuerò la mia “strada” con mio figlio nel ricordo di Armandino che vedrò sempre presente tra noi».
La signora Marilena è stata presente a tutte le udienze e ricorda ancora quel giorno del 19 maggio di due anni fa. «Ho ricevuto la telefonata dopo circa dieci minuti da quello che poi si è rivelato essere l’omicidio di un padre e di un marito a cui è stata tolta la vita».
I giudici hanno riconosciuto l’aggravante dell’omicidio per futili motivi, chiesta fin dall’inizio dalle parti civili. E la Corte ha aggiunto alla condanna un altro anno per la detenzione non autorizzata del coltello con cui l’imputato ha ucciso il compaesano. Quindi, i giudici hanno disposto il risarcimento alle parti civili. La previsionale che Agostino dovrà pagare ai familiari della vittima va dai 150.000 ai 300.000 euro. Questa, nello specifico, la sintesi del dispositivo della sentenza,
Il pm aveva chiesto una condanna a sedici anni di reclusione per omicidio volontario, senza il riconoscimento delle attenuanti generiche. La pubblica accusa, però, aveva escluso l’aggravante dei futili motivi, ritenendo che non ci fossero gli elementi necessari per contestarla. La tesi opposta, che poi è stata accolta dalla Corte, era sostenuta dai legali della vittima e delle parti civili, gli avvocati Paolo Marandola, Vittorio Salera, Michelangelo e Alessandro Montesano Cancellara, Marcello Panzini e Carmine Cervi.
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