L'intervista
22.04.2026 - 08:00
Economista di livello internazionale, Giovanni Tria è stato ministro dell’economia e delle finanze nel primo Governo di Giuseppe Conte. Laureato in Giurisprudenza, vanta una carriera brillante di professore universitario di Economia, Macroeconomia, Storia del pensiero economico a Perugia e Roma (La Sapienza e Tor Vergata). Il 9 marzo 2021 l’allora ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (Governo Draghi) lo nominò consigliere economico sul dossier vaccini anti Covid per la parte che riguardava la produzione industriale nazionale e i rapporti con l’Ue. Ha un rapporto forte con la provincia di Frosinone: cittadino onorario di Roccasecca, paese della moglie Maristella. Dice Giovanni Tria: «A Roccasecca amiamo trascorrere tanto tempo, in serenità».
Professore, quale l’impatto geopolitico sulle economie mondiali della guerra tra Usa e Iran? E quanto sarà salato il conto per famiglie e imprese?
«Allora, Donald Trump ha detto appena eletto che intendeva cambiare l’ordine economico mondiale. Lo squilibrio commerciale degli Stati Uniti (che sta determinando lo squilibrio mondiale) è il risultato del combinato disposto tra un eccesso di domanda interna e il deficit pubblico. Ed è una cosa che non si può aggiustare perché il flusso di domanda impedisce la svalutazione del dollaro. In sostanza gli Usa consumano troppo e producono poco. L’esatto contrario della Cina. Da qui la guerra dei dazi, che è una risposta sbagliata ad un problema esistente. Una potenza egemone è tale fino a quando riesce a garantire un ordine e una stabilità mondiali. Gli Usa ora non riescono più a fare questo. È in corso una gigantesca partita per il riequilibrio dell’ordine mondiale. Tra Stati Uniti e Cina».
E l’Europa?
«L’Europa per restare importante deve diventare la terza gamba del nuovo ordine mondiale. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che quando certi equilibri si rompono, poi i riflessi sono inevitabili. E perfino drammatici in qualche caso».
Come la guerra tra Usa e Israele da una parte e l’Iran dall’altra...
«Sicuramente il regime degli ayatollah ha attuato una repressione terribile. Sicuramente sul tavolo ci sono i temi del nucleare e della minaccia dell’Iran di voler distruggere Israele. Però c’è pure il fatto che gli Stati Uniti (che continuano a ragionare nell’ottica di essere l’unica superpotenza) stanno attuando politiche sbagliate. C’è un elemento per nulla di secondo piano di profilo geopolitico: i negoziati tra Usa e Iran li sta portando avanti il Pakistan. Ma sullo sfondo, oltre alla Cina, c’è l’Asia. Il quadrante dell’Asia».
Sta parlando in termini di mercato economico globale?
«Di mercato globale, non solo economico. L’Asia è una superpotenza, anche e soprattutto perché gli Usa sono in una fase di declino per quello che dicevo prima: non riescono più a garantire l’ordine mondiale».
Quale costo pagheranno l’Occidente e l’Italia a questo conflitto?
«Tutte le economie occidentali pagheranno un costo rilevante. L’Italia non ha una sua autonomia energetica. Quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina è iniziato un percorso di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Mi riferisco al gas e al petrolio. Ma è evidente che non può bastare. La risposta vera in prospettiva è quella di puntare sulle “rinnovabili” e sul nucleare. Ma occorre tempo. Ragioniamo su questo scenario: la Cina è il primo importatore al mondo di petrolio e di gas. Ma si è impegnata fortemente sulle “rinnovabili” e per metà secolo avrà ridotto al minimo l’uso dei combustibili fossili. E questa novità sconvolgerà (ripeto: sconvolgerà) i mercati globali. Il vero Piano dell’Europa sarebbe quello di investire tutto sulle energie rinnovabili. Per quanto concerne l’impatto su famiglie e imprese, l’esempio è semplice: se aumenta l’affitto e il reddito resta lo stesso, cosa si può fare se non tagliare altri costi?».
E il Governo cosa può fare?
«Guardi, lo Stato non ha un proprio reddito. Lo Stato ha le tasse. Il punto vero è come distribuire il costo tra famiglie e imprese. Così come si può cercare di diluire l’impatto nel tempo. Ma bisogna considerare il tema dell’inflazione. Detto in maniera più brutale: qualcuno dovrà pagare questo costo aggiuntivo. Lo faranno di più le imprese o le famiglie? Aggiungo che chi ha un reddito fisso è obiettivamente penalizzato. Ritengo che un po’ più di spesa pubblica aiuterebbe le famiglie più bisognose. E diminuirebbe i costi per le aziende. Penso soprattutto al settore dei trasporti. Però dobbiamo considerare variabili importanti. Per esempio la durata del conflitto. Se finisce presto, è evidente che l’impatto sarà minore. Per adesso non siamo nella fase dell’emergenza».
Come si arresta la fuga dei giovani dall’Italia?
«Si arresta con più lavoro qualificato in Italia. Però non è soltanto negativo il fatto che i nostri giovani vadano all’estero, che siano molto richiesti e che abbiano successo. Perché vuol dire che il nostro sistema dell’istruzione non è così male. Il problema è che l’Italia non è attrattiva per i giovani di altri Paesi. Tornando ai “nostri” ragazzi, il ragionamento da fare è un altro. E cioè che vanno via quelli più qualificati, più brillanti, che hanno maggiore iniziativa. Insomma, quelli che hanno più forza e vivacità».
Perché l’Italia non è attrattiva?
«All’estero vengono individuati soprattutto due temi: servirebbero più riforme e maggiore certezza del diritto. I grandi investitori sono concordi nel dire che gli spazi per gli investimenti ci sono in Italia. Ma esiste un rischio che definiscono “legale”. Nel senso che la legislazione cambia spesso, che i tempi sono enormi e che i regolamenti sono spesso controversi».
Per il rilancio delle province di Frosinone e Latina servono le infrastrutture? Cosa pensa dell’idea di realizzare una Stazione Tav a Ferentino che servirebbe l’intero Basso Lazio?
«Allora, sicuramente una Stazione Tav rappresenterebbe una svolta. Però diciamo la verità: i treni ad Alta Velocità non possono avere troppe stazioni. Altrimenti non sarebbero più... ad alta velocità. La vera forza delle province di Frosinone e di Latina sono le eccellenze del chimico-farmaceutico. In Ciociaria i collegamenti ci sono: l’autostrada. I problemi sono altri. Le racconto un inedito».
Prego...
«Durante il Covid abbiamo a lungo trattato con Moderna (ndr: azienda biotecnologica statunitense leader nello sviluppo di terapie e vaccini basati sulla tecnologia dell’RNA messaggero), che intendeva realizzare in Italia un hub produttivo per tutta l’Europa. Avevano individuato l’area industriale del nord della Ciociaria. Vennero dei tecnici specializzati, che furono davvero positivamente colpiti dall’area industriale della provincia di Frosinone. L’investimento non venne realizzato per la complessità degli aspetti regolamentari delle norme italiane con riferimento ai contratti utilizzati da Moderna. La verità è che a scoraggiare gli investimenti sono la burocrazia, i regolamenti e i ritardi. Un altro aspetto sul quale si dovrebbe puntare è rappresentato dai collegamenti digitali: la copertura con fibra è fondamentale come le infrastrutture. Anche nei piccoli paesi che si stanno spopolando. Parliamoci chiaro: per potenziare gli investimenti internazionali, le produzioni avanzate e per attrarre “talenti” è necessario garantire servizi di eccellenza: scuola, università, sanità, impianti sportivi. Insomma, alzare il tasso della qualità della vita».
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