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L'editoriale

La Ciociaria in trappola tra disagi e paure

Dai cantieri che paralizzano Frosinone ai gesti inquietanti contro le statue, fino all’angoscia degli operai di Cassino e all’inquinamento del Sacco: un territorio sospeso tra criticità quotidiani e responsabilità ancora senza risposta

La Ciociaria in trappola tra disagi e paure

La trappola è qualcosa in cui si cade prigionieri. Di solito involontariamente ma, qualche volta, anche volontariamente. C’è, insomma, chi preferisce trasformarsi in prigioniero per i motivi più svariati.

Questa parola, trappola appunto, è il filo rosso che lega e interpreta i fatti accaduti negli ultimi giorni in Ciociaria.
A partire da quelli in cui ci si imbatte ogni giorno. A Frosinone si moltiplicano i cantieri e, con essi, cresce il senso di una città sempre più difficile da attraversare. Strade chiuse, deviazioni improvvisate, tempi di percorrenza dilatati: per molti cittadini la quotidianità si è trasformata in una vera e propria trappola di traffico e disagi. Non è solo una questione di pazienza, ma di qualità della vita che si deteriora giorno dopo giorno. Il problema non è tanto la presenza dei cantieri in sé — spesso necessari — quanto la loro gestione. La sensazione diffusa è quella di una regia assente o quantomeno inefficace, incapace di coordinare interventi e limitare l’impatto sulla mobilità urbana. Così, mentre i lavori procedono a rilento o in modo disorganico, a pagare il prezzo più alto sono i cittadini, intrappolati in un sistema che sembra non offrire alternative.

In questo contesto già teso, fa notizia l’individuazione della donna (presunta responsabile) della decapitazione di statue cittadine: quella di Padre Pio e quella della Madonna di Lourdes. Episodi che hanno colpito l’opinione pubblica, non solo per il gesto in sé, ma per il clima di crescente disagio che sembra attraversare la città. Anche in questo caso, la vicenda si chiude con un’immagine che richiama quella vissuta ogni giorno da tanti residenti: quella di qualcuno finito in una trappola, stavolta non di traffico, ma di responsabilità. Anche se le modalità con cui la donna avrebbe compiuto le decapitazioni farebbero pensare a un “finire in trappola” volontario: basta guardare le immagini e la calma con cui la donna si allontana dal luogo del misfatto. Capiremo meglio nei prossimi giorni.

A Cassino, invece, sembrano finiti in trappola anche gli operai Stellantis e quelli dell’indotto. Circa cinquemila persone che, dopo la manifestazione di piazza, non hanno più avuto notizie sul loro destino. Tutti tremano in attesa del 21 maggio prossimo quando il Ceo Filosa dovrebbe svelare il nuovo piano industriale dagli Usa. Intanto in Italia si cerca di correre ai ripari assicurando almeno gli ammortizzatori sociali. Il tutto per cercare di contenere l’effetto di quello che sarà sicuramente un piano di tagli. Stentano a finire in trappola, infine, i responsabili dell’inquinamento del fiume Sacco che in questi giorni, nei pressi di Anagni, hanno di nuovo provocato una morìa di pesci con gli scarichi fuorilegge. Sarebbero stati pure individuati . Cosa si aspetta ora a bloccarli del tutto?

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