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Omicidio di Thomas Bricca, la Corte incalza i testimoni

Nel processo d’appello ai Toson, sentiti l’ex fidanzata di Mattia e uno degli investigatori dell’Arma. Fari puntati sul ritrovamento del casco, sulle scarpe e sui tre colloqui in carcere tra i due ragazzi

Omicidio di Thomas Bricca, la Corte incalza i testimoni

La Corte d’assise d’appello prima di decidere vuole avere un quadro il più dettagliato possibile. Per questo, ieri mattina a Roma, nella nuova udienza del processo per l’omicidio di Thomas Bricca i due testi convocati hanno subito un fuoco di fila di domande, soprattutto dalla Corte, mentre al perito è stato chiesto di presentare un elaborato che, oltre alle celle, chiarisca alcuni punti dubbi sulle telecamere e su quanto hanno o non hanno registrato.

Un’udienza a tratti drammatica (e non senza polemiche), accolta positivamente dalle difese che rappresentano Roberto e Mattia Toson, meno dalle parti civili che continuano a confidare nella giustizia.

I punti fermi restano la condanna in primo grado all’ergastolo per Roberto e a 24 anni per Mattia, da cui si è partiti, e le richieste già avanzate dalla procura generale (con i pm Nicola Maiorano e Rossella Ricca) per un doppio ergastolo, prima che la corte decidesse un ulteriore passaggio in aula. Come pure la prossima, udienza fissata al 19 marzo, per ascoltare i risultati della perizia richiesta dalla Corte d’assise all’ingegner Claudio Alati e quelli del consulente indicato dai legali degli imputati, l’ingegner Paolo Reale. Imputati che sono difesi dagli avvocati Angelo Testa e Umberto Pappadia, mentre per le parti civili ci sono gli avvocati Nicola Otaviani e Marilena Colagiacomo per la famiglia e Eugenia De Cesaris per il Comune.

In aula è stata risentita l’ex fidanzata di Mattia, Beatrice Coccia, considerata uno teste chiave dell’accusa. La ragazza ha sostanzialmente confermato quanto riferito alla Corte d’assise di Frosinone. Gli è stato chiesto di parlare della scoperta del casco e della decisione di riferire questo particolare solo in un secondo tempo. Lei ha detto che non aveva dato troppo peso alla cosa in quanto inizialmente si parlava di caschi neri e quello che lei aveva visto era bianco. Solo dopo, ha ritenuto di confidarsi con i carabinieri lasciando loro la valutazione sull’utilità delle informazioni in suo possesso. Ha aggiunto pure che era la prima volta che vedeva quel casco. Domande anche sullo scambio di messaggi e di una telefonata Whatsapp con uno degli investigatori dell’Arma, il luogotenente Salvatore Strusciolo, sentito anche lui dalla Corte. La ragazza è stata invitata a spiegare i motivi dei tre colloqui avuti in carcere con l’ex fidanzato. Al quale avrebbe chiesto se era stato lui a sparare ma, avendo ricevuto un diniego, la ragazza ha aggiunto di non aver più voluto toccare l’argomento.

Il militare dell’Arma è stato incalzato sulle indagini, con la Corte che si è concentrata sulle modalità di svolgimento e su alcuni punti da chiarire sui quali i giudici, evidentemente, intendono far luce compiutamente prima di arrivare alla decisione finale. Gli è stato chiesto della ricerca di eventuali complici, che avrebbero segnalato l’arrivo dei ragazzi in piazza, se sono stati cercati o indagati. Ma questo filone d’indagine non ha portato a far emergere nulla di concreto, ha ricostruito il teste. Altre domande sull’eventuale scambio dei mezzi e sul casco dello scooter. Si è parlato anche del ritrovamento di un solo casco in contrapposizione al fatto che pistola, scooter e l’altro casco non sono mai saltati fuori. Nonostante si sia cercato anche nel lago di Canterno.

Invece, l’esperto incaricato dalla Corte dovrà concentrarsi non solo sulle celle telefoniche con riferimento alla possibilità che una determinata cella possa o meno agganciarsi in alcuni punti nel percorso compiuto dallo scooter utilizzato per sparare e uccidere Thomas la sera del 30 gennaio 2023. Il perito dovrà ricostruire gli spostamenti degli imputati dalle ore 15 alle 21 di quel giorno, valutare i tempi di permanenza nelle varie località dove sono stati avvistati e concentrarsi sui momenti in cui il telefono è rimasto accesso per l’ultima volta, prima di essere spento, poco prima delle 20. Un’altra valutazione richiesta è sui filmati della videosorveglianza, sulla reale copertura delle zone d’interesse investigativo e sul mancato funzionamento per alcuni minuti della telecamera alla stazione che avrebbe potuto immortalare un passaggio della fuga dei killer. Inoltre, il perito dovrà verificare se possano emergere dalle immagini altri elementi utili alla decisione e le caratteristiche di casco e scarpe del passeggero. Colui che - in base alla ricostruzione fornita dall’accusa - ha esploso il colpo o i colpi all’indirizzo dei ragazzi che si trovavano al Girone quella sera di tre anni fa.

«Comunque vada a finire il processo in appello, oggi è come se Thomas fosse stato ucciso la seconda volta. Mi affido alla Giustizia, sapendo che questa è lunga e tortuosa, a volte anche a causa di alcuni singoli, ma alla fine è sempre inesorabile», ha commentato con una nota la madre di Thomas Federica Sabellico, parte civile e rappresentata dall’avvocato Nicola Ottaviani.
Paolo Bricca, padre di Thomas, parte civile con l’avvocato Marilena Colagiacomo, ha aggiunto: «Ho assistito a un’udienza che mi ha lasciato sconcertato e amareggiato. Ho sentito più di venti minuti di domande che in realtà erano solo una aperta e continua critica alle investigazioni. È facile fare la critica a cose fatte. Mi sento amareggiato come padre e come cittadino e confido nella giuria popolare affinché la giustizia sia mantenuta».

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