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Presente fragile e prospettive nebulose: a Cassino uno stabilimento sospeso

Si parlerà anche della fabbrica laziale al tavolo sull’automotive del 30. Lo assicura Uliano (Fim Cisl). «Rappresenta l’unica realtà in cui gli impegni assunti da Stellantis non sono stati mantenuti»

Presente fragile e prospettive nebulose: a Cassino uno stabilimento sospeso

Nuovi modelli che non arrivano, un piano industriale disatteso e una crisi di settore che permea ormai l’intero tessuto sociale ed economico del territorio. Il quadro che emerge osservando il plant Stellantis di Cassino è impietoso e restituisce l’immagine di uno stabilimento sospeso, stretto tra un presente fragile e prospettive ancora nebulose.

I numeri raccontano una realtà difficile: la produzione è scesa di quasi un terzo rispetto a un 2024 che era già stato segnato da forti criticità. Ma oltre ai dati, a pesare sono soprattutto le prospettive mancanti e gli impegni non rispettati, che rischiano di tradursi in lunghi periodi di ammortizzatori sociali e in un lavoro a singhiozzo non solo per gli operai diretti, ma anche per l’intero indotto.

Dopo un lunghissimo stop produttivo partito a metà dicembre, tra ferie forzate e fermate delle linee, domani gli operai torneranno al lavoro. Oggi è previsto un riavvio graduale delle attività di montaggio, ma la ripresa avviene in un clima di forte incertezza. A oscurare l’orizzonte restano i timori di nuovi fermi produttivi, che potrebbero spezzare ulteriormente la continuità delle lavorazioni, e soprattutto la mancanza di chiarezza sul futuro dello stabilimento.

Un’incertezza che pesa come un macigno sul morale dei lavoratori e sull’intero territorio, già segnato da una crisi che non riguarda più soltanto il settore automotive, ma investe l’economia locale nel suo complesso. Ed è proprio per questo che il caso Cassino sarà uno dei temi centrali del tavolo dell’automotive convocato per il 30 al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Lo assicura Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, che annuncia una presa di posizione netta da parte del sindacato: «Il 30 abbiamo un incontro al ministero, il tavolo dell’auto.
È chiaro che in quell’occasione, nonostante l’ordine del giorno sembri voler indirizzare la discussione esclusivamente sui temi legati alla regolamentazione delle emissioni in Europa, riteniamo indispensabile affrontare la situazione produttiva. Alla luce di un dimezzamento di fatto delle produzioni rispetto al 2023 - l’anno in cui è partito questo tavolo ministeriale con l’obiettivo di portare la produzione da 751 mila veicoli al famoso milione - oggi siamo a metà. La prima cosa da fare è prendere atto di una condizione di grande difficoltà che ha investito l’intero settore, in particolare Stellantis. Evidenzieremo la questione dello stabilimento di Cassino, che rappresenta uno degli impegni disattesi da parte del gruppo. Cassino è l’unica realtà in cui due impegni assunti da Stellantis non sono stati mantenuti. È necessario fare in modo che sulla nuova piattaforma Large vengano assegnate le produzioni di Giulia e Stelvio anche nelle versioni ibride, perché inizialmente erano previste solo in versione elettrica.

Gli impegni presi in sede ministeriale prevedevano l’avvio delle produzioni tra la fine del 2025 e il 2026 per i due modelli, mentre oggi, anche da comunicazioni recenti del gruppo, si parla del 2028. Una situazione di questo tipo è difficilmente sostenibile per i lavoratori, perché dobbiamo affrontare tutto il 2026 e il 2027, con il rischio di una forte sofferenza sia sul fronte degli ammortizzatori sociali sia per le ricadute sull’indotto. I dati del 2025 mostrano un calo di quasi un terzo delle produzioni rispetto al 2024, con una flessione intorno al 28%. Con le tre vetture attualmente in produzione - Grecale e le due Alfa Romeo su piattaforma originaria Stellantis, Stelvio e Giulia - a meno di un rilancio commerciale che oggi appare molto difficile, è complicato risollevarsi dalle circa 20 mila unità registrate nel 2025. Il rischio è una tendenza a un continuo calo, che ci preoccupa fortemente. Diventa quindi indispensabile assumere l’impegno di anticipare le date di lancio dei due nuovi modelli e chiarire anche quale sia il futuro della vettura che doveva affiancarsi a Grecale e alle due Alfa Romeo, anch’essa prevista per il 2028, e se tale progetto venga confermato».
Un intervento che mette nero su bianco le criticità del sito cassinate e rilancia la necessità di un confronto che non si limiti alle regole europee sulle emissioni, ma affronti con urgenza il nodo delle produzioni, degli investimenti e delle garanzie occupazionali. Per Cassino, e per l’intero comparto, il tempo delle attese sembra ormai esaurito.

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