Arte
19.04.2023 - 21:00
Una delle opere di Enzo Sabatini
Quello con Enzo Sabatini è un appuntamento conciliante che si consuma con generosa puntualità. È l'incontro primaverile che preannuncia, quasi paradossalmente, ciò che è accaduto. Come ad "apparecchiare", con salutare lentezza, il racconto – o i racconti – della precedente estate. Quella che da decenni vede Enzo Sabatini porre lo sguardo tra le cromie e i segni del "suo" mare. Fino a farne un paesaggio intimo, esclusivo, rimodulato per sequenze di luci o di incanti. Un paesaggio dell'anima diremmo noi, rifiutando per un istante l'uso smodato di questa accezione.
Perché Enzo Sabatini si fa "dialogo" tra la sostanza dell'immagine e di questa il senso, la percezione, il battito. Una sorta di cortile affettivo dal quale è impossibile – fortunatamente – migrare o distrarsi. Un luogo capace di riservare ricorrenti sorprese e lasciare che queste dettino i capitoli del divenire. Le geometrie cromatiche di Enzo Sabatini indagano il luogo e lo preservano. Ne colgono ogni minuscola movenza, ogni probabile alterazione. Talvolta, in questa successione di segni e orizzonti più o meno celati, si avverte il rifiato del vermiglio o dell'oro.
Un ruolo testimoniale quello dell'artista, poeticamente arroccato ai margini dell'apparenza, per far sì che questa diventi – o restituisca – ai nostri occhi un'immagine di memoria, di affezione, di naturale bellezza. Nella sua piena maturità nulla si è incrinato nel cammino prescelto, quasi a rimarcare, invero, un più intenso rigore concettuale che – per stramberie del tempo – si è arricchito di inusitati bagliori, di prospettive inedite e di colori che sono, oggi, consonanti e vocali del dire. Le opere recenti di Sabatini sono ospitate fino al 30 aprile nella villa comunale di Frosinone.
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