L'intervista
25.03.2026 - 13:00
C’è qualcosa di intatto nello sguardo di Stefano Reali. Una vitalità che non è nostalgia, ma energia ancora in movimento. Quando parla del passato non lo fa per rimpiangerlo, ma per rintracciarne le radici: quelle che affondano nella provincia, nel Liceo, nei professori capaci di lasciare un segno indelebile. «Io ho fatto l’artigiano – dice con semplicità – l’operatore della comunicazione. Ho attraversato l’audiovisivo, la musica, ho scritto le mie sceneggiature. Ho imparato facendo».
Eppure dietro questa apparente leggerezza c’è un percorso solido, che dal Conservatorio di Frosinone, lo porterà fino ai grandi set e a collaborare con figure come Ennio Morricone, che Reali ha avuto prima come insegnante e poi come collaboratore in diversi progetti cinematografici. Un incontro che per un giovane musicista e futuro regista rappresentava molto più di una semplice esperienza didattica: era il contato diretto con l’eccellenza.
Scuola: una luce speciale
«Gli anni del Liceo Scientifico Severi, i famigerati Anni ’70 - dice - non sono un semplice capitolo di formazione. Sono un’impronta».
Da quelle aule sono usciti nomi importanti del giornalismo italiano, come Luciano Fontana, oggi direttore del Corriere della Sera e Claudio Pagliara, storico volto della Rai nel mondo. Ma per Reali il valore di quella scuola non è solo statistico. «Mi ricordo la luce – racconta – Non era una scuola tetra. Era luminosa. Si respirava un’energia pulita. Non solo struttura fisica, ma clima umano. C’erano docenti capaci di forgiare caratteri prima ancora che trasmettere nozioni».
Qualche esempio?
Il professor Fratangeli, insegnante di Filosofia. Era una figura fuori dagli schemi. Trasgrediva le regole perché aveva padronanza assoluta del sapere. Quando sai davvero le cose, puoi permetterti di rompere gli schemi. Ha proprio dato un imprinting a tanti di noi e, infatti, quando poi abbiamo visto dei film, tipo “L’attimo fuggente”, abbiamo pensato che noi l’avevamo già vissuto e che non c’era più niente da raccontare. Anzi, il nostro attimo fuggente era stato meglio. Poi c’era il professor Bellardini, architetto, artista, ex campione di lotta greco-romana. Un uomo di cultura solida e presenza fisica imponente. Figure così non si dimenticano. Restano impresse per sempre nella mente di chi le ha incontrate».
Il codice provincia
Per molti la provincia è un limite. Per Reali è stata un laboratorio. «Ci si conosceva tutti. Se puntavi quella sbagliata venivano a saperlo e ti venivano anche ad aspettare sotto casa. A volte volavano schiaffi, ma eri sicuro che nessuno tirava fuori il coltello come già accadeva a Roma e a Napoli. Insomma, ad ogni livello, era un sistema di relazioni diretto, quasi adulto. La provincia ti dà il contatto con il Campiello».
Quel modello sociale – fatto di famiglie intrecciate, amicizie ereditarie, conflitti risolti faccia a faccia – ha costruito in lui un senso narrativo forte.
«Nella sceneggiatura – aggiunge – questo è fondamentale, i personaggi nascono da relazioni vere. Sono nato a Frosinone, ma ho vissuto anche in altre realtà provinciali come Viterbo dove era la stessa cosa: era un modello diretto di relazioni anche perché tu sei amico di persone che hanno genitori che sono stati amici dei tuoi genitori. Una cosa impossibile nelle grandi città».
Reali, dunque, ha riconosciuto ovunque lo stesso schema, identità chiara, appartenenza, memoria condivisa.
«Un patrimonio umano che diventa materiale drammaturgico».
I fratelli Bragaglia e l’identità
Non ha dubbi sulla scelta della storia di Frosinone da raccontare al cinema...
«Sceglierei quella dei fratelli Bragaglia. In particolare quella di Carlo Ludovico Bragaglia, protagonista del teatro e del cinema italiano del Novecento. Un uomo che riuscì a lavorare con Totò e a muoversi nel grande spettacolo nazionale senza mai recidere il legame con la sua terra».
La grandezza di Carlo Ludovico Bragaglia, infatti, è testimoniata dal fatto che ha girato più di sessanta film di tutti i generi, dirigendo attori come Vittorio De Sica, Anna Magnani, Totò, i De Filippo, Ruggero Ruggeri, Massimo Girotti, Ugo Tognazzi, Silvana Pampanini, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi, Domenico Modugno.
E Reali aggiunge: «Andava a Roma o a Napoli a girare i suoi film e poi tornava a casa, nella sua amatissima Frosinone. Il problema delle radici è importantissimo perché come diceva il mio grande mentore Gigi Magni: “Quando non sai chi eri, non sai manco chi sei, ma soprattutto non sai dove sei e dove vai perché non hai i riferimenti”. Insomma il problema della città senza una lunga stratificazione storica è proprio questo: l’identità va costruita».
E qual è invece l’apporto che gli artisti provinciali possono dare alle grandi città?
«Grandissimo, spesso sono proprio i provinciali a fare la differenza nei grandi centri, Come accadde a Federico Fellini e a Pier Poalo Pasolini, entrambi arrivati a Roma da altrove, entrambi innamorati di una città che non era la loro. Da Cicerone in poi – sorride Reali – sono i provinciali che arrivano a Roma a cambiare le cose».
Morricone
Per Reali prima del cinema c’è stata la musica. L’artista ha studiato Composizione al Conservatorio di Frosinone e ha avuto come docente Ennio Morricone, esperienza che racconta sempre con rispetto e orgoglio.
«Era un riferimento assoluto. Averlo come insegnante significava confrontarsi con l’eccellenza>.
Anni dopo lo ritroverà sui set, collaborando in più occasioni. Uno degli aneddoti più famosi raccontati spesso da Stefano Reali riguarda la creazione del tema di Ultimo .
«Stefano, ma secondo te, questa musica è più importante dell'azione che stiamo vedendo? », gli chiese a bruciapelo Morricone. Reali rispose: «Certo Maestro, la sua musica è fondamentale!». «Allora ho sbagliato tutto!», replicò Morricone spiegando allora che se la musica "supera" l'immagine o distrae lo spettatore dal racconto, non è buona musica da film. Quella lezione Reali non l’ha più dimenticata.
Ma si sente più musicista, regista o sceneggiatore?
«Ho fatto l’artigiano - dice- ho attraversato linguaggi diversi. Ho scritto le mie sceneggiature. Ho lavorato sulla musica. Un percorso costruito passo dopo passo senza scorciatoie».
La sua cifra è il racconto umano, il conflitto, la memoria, la relazione.
Che consiglio darebbe a un giovane che vuole fare il regista?
«Studiare costruire competenze, Non inseguire la fama, ma la sostanza».
Basta così?
«I miei non sono consigli tanto popolari. Primo: dedicati a qualcosa che saresti pronto a pagare pur di farla. Poi magari qualcuno ti pagherà pure, ma tu avrai già pagato in termini di tempo, di disponibilità, di rapporti con la famiglia, con la fidanzata. Secondo: dimentica tutto, la tua vita dovrà diventare solo quella della scelta che hai fatto. Se farai così, di solito qualche soldino per campare decentemente alla fine arriva, poi dipende anche un pizzico dal talento. Ma quello o ce l’hai o non ci puoi far niente. Infine, serve sempre una buona dose di c…!».
Un attimo di pausa e poi Reali aggiunge: «Ma il vero consiglio che do è quello assolutamente non popolare: non abbiate un piano B, nessun mezzo termine. Perché se c’è il piano B il piano A sicuramente fallisce».
Ha appena ultimato con successo le repliche di un altro spettacolo teatrale, a quali progetti sta lavorando in questo momento?
«Sto preparando una serata musicale sulla canzone napoletana perché c’è l’intenzione di candidarla come patrimonio dell’umanità. Sto scrivendo due serie TV: una per Canale5 e una per la Rai. Inoltre sto ultimando una commedia su Giordano Bruno che dovrebbe andare in scena al Vittoria a novembre e infine un progetto a cui tengo tantissimo dopo l’ottima accoglienza del primo libro, sto mettendo mano di nuovo a un romanzo vale a dire il seguito di Shakespeare Aenigma>.
Uomo di cinema e di teatro Reali non poteva non cimentarsi con la questione Shakespeare: in questo mistery storico infatti l’autore, dopo anni di ricerche, vuole dimostrare che Shakespeare non sarebbe l’autore dei capolavori che da secoli dominano il teatro mondiale. A scrivere veramente quei drammi sarebbe stato un umanista inglese di origine italiana, John Florio.
Come continuerà adesso la storia?
«Per quanto riguarda il sequel di Shakespeare Ænigma -spiega - riguarderà il soggiorno di Miguel de Cervantes in Italia, nello stesso periodo in cui Florio scriveva i drammi poi firmati da Shakespeare, e dovrebbe essere pubblicato in autunno. Shakespeare Ænigma ha avuto un esito inaspettato e così mi ha incoraggiato a scrivere il seguito».
Non è un caso che, parlando, Stefano Reali conservi l’entusiasmo . Forse perché quel ragazzo di Frosinone non ha mai smesso di guardare il mondo con curiosità. E continua a portare la sua provincia dentro ogni storia che racconta.
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