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Cassino, crisi automotive

Stellantis, è allarme rosso

Palombella (Uilm): «Lo stabilimento di Cassino è quello che in Italia si trova nelle condizioni peggiori». Per il segretario generale non è accettabile che fino a metà febbraio si sia lavorato solo quattro giorni

Stellantis, è allarme rosso

Quattro giorni di lavoro in un mese non sono una statistica: sono il termometro di una crisi profonda. A Cassino si consuma una delle pagine più difficili dell’industria automobilistica italiana, tra produzione ai minimi storici, cassa integrazione record e assenza di nuovi modelli capaci di intercettare il mercato. Le scelte strategiche di Stellantis pesano come macigni su un territorio che vive di manifattura e competenze. Qui non si gioca solo il destino di uno stabilimento, ma quello di una filiera e di una comunità intera. A parlarne è il segretario generale della Uilm Rocco Palombella.


Uno stabilimento che fatica a rialzarsi con quattro giornate di lavoro a gennaio e un trend che sembra peggiore del 2025 che pure ha inanellato i suoi record negativi. Quali prospettive mai?

«Lo stabilimento di Cassino è quello che si trova nelle condizioni peggiori e preoccupanti in Italia e questo lo denunciamo inascoltati da anni. Le scelte scellerate sull’elettrico, la mancanza di nuovi modelli ibridi nel breve termine e che abbiano mercato, l’occupazione dimezzata negli ultimi anni, il record di cassa integrazione e una produzione ai minimi storici. Da Cassino passa il vero rilancio dell’auto in Italia, dalla ripresa produttiva e dal rientro al lavoro di tutti i lavoratori passano il futuro di un intero territorio, una comunità e una filiera che rappresenta l’eccellenza italiana. Non è accettabile che fino a metà febbraio si è lavorato solo quattro giorni e che non ci siano prospettive concrete di produzione per i prossimi mesi. Non possiamo tollerare che i lavoratori vivano nell’incertezza. Noi non li abbandoneremo mai e siamo pronti a mobilitarci con ogni strumento a nostra disposizione perché Cassino deve tornare a produrre auto e ritrovare la sua identità e vocazione industriale».

Il restyling del Grecale e le nuove versioni di Giulia e Stelvio basteranno?

«Gli attuali modelli - spiega Palombella - sono insufficienti e sono sotto gli occhi di tutti: il 2025 è stato l’anno peggiore nella storia dello stabilimento. È una crisi che viene da lontano, da quattro anni si lavora, quando si lavora, su un turno unico e i non si è investito in nuovi modelli, ibridi ed endotermici, che abbiano mercato e che possano realmente rilanciare un marchio iconico e conosciuto in tutto il mondo come quello di Alfa Romeo. Invece, al contrario, i nuovi modelli Stellantis è andata a produrli in Polonia, come la Junior. Questo è intollerabile. Nel Piano Italia, presentato oltre un anno fa, si prevedeva il lancio della nuova Stelvio e Giulia ma sono stati rinviati al 2028. Ora il prossimo 21 maggio verrà presentato negli Stati Uniti il nuovo piano industriale ma noi riteniamo che sarebbe stato doveroso farlo in Italia, per il rispetto e la storia del nostro Paese. Ci aspettiamo un cambio di rotta immediato, un lancio di nuovi modelli e non semplici restyling».

Indotto immerso in una lunga agonia, con meno tutele e lavoratori più a rischio. Potrà rialzarsi?

«Le aziende e i lavoratori dell’indotto sono quelli più colpiti dal crollo produttivo e sono quelli più a rischio occupazionale perché spesso si tratta di monocommittenti. In ogni tavolo, ministeriale e con l’azienda, abbiamo sempre messo al centro la salvaguardia dell’intera occupazione, diretta e indiretta, con una particolare attenzione verso l’indotto perché più vulnerabile. Proprio pochi giorni fa abbiamo ricevuto la richiesta di licenziamento per 45 lavoratori di Trasnova, Logitech e Teknoservice. La riteniamo inaccettabile e chiediamo fin da subito a Stellantis e Governo soluzioni positive e definitive per tutti. Per noi l’indotto rappresenta la spina dorsale della filiera dell’auto, un elemento fondamentale e inscindibile per la produzione e ci aspettiamo da Stellantis la responsabilità sociale verso i lavoratori e le aziende che quotidianamente svolgono il proprio lavoro nello stabilimento. Non possiamo accettare che si internalizzino attività senza l’assunzione dei lavoratori delle aziende dell’appalto, come accaduto in De Vizia. Stellantis deve garantire la continuità occupazionale e valorizzare le competenze e professionalità di chi lavora da decenni nel sito di Cassino». E sull’Europa ammette che dal 2022 vengono denunciati i rischi «di una transizione all’elettrico non governata».

Lo scorso dicembre l’Europa, a un passo dal baratro, ha fatto una prima modifica «delle assurde regole del Green Deal ma ancora insufficienti. Una transizione rappresenta una rivoluzione industriale e deve essere accompagnata dalle istituzioni con condizioni, norme, strumenti, investimenti straordinari e scadenze flessibili, non con imposizioni ideologiche, irragionevoli e dannose. È stato fatto un primo passo ma la strada è ancora lunga». Poi conclude: «O si cambia o si muore, questo devono capirlo bene a Bruxelles e a Roma».

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