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Frosinone

Referendum, le ragioni del comitato per il sì

Incontro dei sostenitori della riforma della giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati. «In questo modo vengono rafforzate autonomia e indipendenza del sistema giudiziario»

Referendum, le ragioni del comitato per il sì

Nei giorni scorsi, il comitato “Giustizia Sì” ha organizzato a Frosinone un incontro per chiarire i motivi per cui appoggia la riforma della magistratura, sulla quale gli elettori saranno chiamati a decidere attraverso il referendum confermativo sulla giustizia di domenica 22 e lunedì 23 marzo. Ai cinque quesiti referendari si potrà votare “” o “No” per confermare o respingere alcune modifiche costituzionali. Al centro del dibattito il quesito - tra i più discussi - sulla separazione delle carriere dei magistrati, che distinguerebbe nettamente le funzioni di magistratura giudicante e pubblici ministeri. La riforma prevede, di conseguenza, la sussistenza di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare per i magistrati. Tre organi, dunque, che svolgerebbero le funzioni oggi assolte dall'unico Csm.

L’avvocato Andrea Ranalli, che ha coordinato l’evento, ha sottolineato come la separazione delle carriere non sia un’idea nuova: «Il dibattito nasce già alla fine degli anni Ottanta – ha ricordato – quando l’Italia decide di abbandonare il modello inquisitorio e di adottare un processo accusatorio, nel quale il pm diventa una parte del processo distinta dal giudice. Da allora – ha argomentato – molti giuristi sostengono che, se si vuole un processo davvero accusatorio, occorre completare quella trasformazione separando anche i percorsi professionali. Le riforme attuali – ha concluso – non rappresentano una rottura, ma il tentativo di portare a compimento un percorso». Ad aprire gli interventi l’avvocato Domenico Marzi, che ha invitato a evitare letture populiste: «Il tema è tecnico e non deve essere politicizzato». Marzi ha ricordato, inoltre, che nel 2019 anche Maurizio Martina, allora segretario del Pd, si espresse a favore della separazione delle carriere. E ha aggiunto: «Più che di separazione delle carriere, sarebbe più corretto parlare di riforma del Csm. Il punto più contestato – ha spiegato – è il sorteggio dei membri, che secondo il legislatore garantirebbe maggiore indipendenza».

Il presidente dell’Ordine degli avvocati, Vincenzo Galassi, ha sottolineato che, come previsto dall’articolo 104 della Costituzione, la magistratura non sarà assolutamente dipendente dalla politica. «L’articolo 102 – ha aggiunto – contiene invece, esplicitamente il riferimento alla separazione delle carriere, mentre le norme di attuazione dovranno, fra l’altro, occuparsi delle modalità di reclutamento dei magistrati con concorsi distinti o meno per i due tipi di magistratura».
Giuseppe Di Mascio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Cassino, ha evidenziato che nel nuovo Csm la composizione prevista sarà di un terzo di membri laici e due terzi togati. «La maggior parte dei membri sarà dunque togata – ha precisato – e non “di passaggio”». Per Di Mascio, inoltre, la riforma rafforza il ruolo del pm e la sua autonomia. «Ad oggi la magistratura è soggetta al potere delle correnti – ha proseguito – il sorteggio rompe il gioco correntizio».

Gianluca Giannichedda, presidente della Camera Penale di Cassino, ha infine invitato alla partecipazione al voto. «Essendo un referendum costituzionale – ha ricordato – non è previsto il quorum, per cui non bisogna sottovalutare i sostenitori del “No”, che probabilmente saranno fortemente determinati a partecipare al voto». Giannichedda ha infine ribadito la differenza di funzioni tra chi giudica e chi accusa: «Chi giudica – ha detto – ha uno specifico ruolo e, chi accusa ha un obiettivo diverso. Un Pm non può essere un poliziotto – ha concluso – e deve essere autonomo anche dalla polizia giudiziaria».

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